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Intervento di cataratta: come si svolge, quanto dura, che rischi ha

È l’operazione più frequente negli ospedali dell’Unione europea e quasi sempre si torna a casa in giornata. Come funziona, che anestesia si usa, quando si operano i due occhi insieme e quali sono i rischi.

A cura della redazioneAggiornato il 9 min di lettura9 studi e fonti citatiTesto generato con l'IA
Illustrazione Il cristallino opaco della cataratta disperde la luce e vela la vista. L'intervento lo rimuove e lo sostituisce con una lente artificiale permanente, che riporta a fuoco le immagini sulla retina.

Nel 2023, negli ospedali dell’Unione europea, l’intervento di cataratta è stato eseguito in media 1.118 volte ogni 100.000 abitanti: nessun’altra operazione, tra quelle registrate da Eurostat, è stata più frequente1. E quasi sempre si torna a casa in giornata: solo il 6,4% ha richiesto un ricovero di almeno una notte1.

Chi si prepara a un intervento di cataratta di solito vuole sapere tre cose: come si svolge, quanto dura e che cosa può andare storto.

In breve

  • L’intervento rimuove il cristallino opaco e lo sostituisce con una lente artificiale permanente2; la tecnica di riferimento usa gli ultrasuoni3.
  • Quasi sempre si torna a casa in giornata1 e si usa un’anestesia locale, spesso soltanto con gocce2,5.
  • In un grande studio francese il laser a femtosecondi non ha dato risultati migliori della tecnica tradizionale, a costi più alti4.
  • Operare i due occhi nella stessa seduta ha dato risultati simili all’intervento in due tempi, ma le prove sono di certezza da moderata a molto bassa6.
  • Le complicanze gravi sono rare: con l’antibiotico iniettato nell’occhio a fine intervento, l’infezione interna dell’occhio si è verificata in circa un’operazione su 2.8558.
In questo articolo
  1. Come si svolge l’intervento di cataratta
  2. Quanto dura e che anestesia si usa
  3. Il laser a femtosecondi serve davvero?
  4. Un occhio alla volta o tutti e due insieme?
  5. I rischi dell’intervento, con i numeri
  6. Dopo l’intervento
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

Come si svolge l’intervento di cataratta

Tutto comincia prima del giorno dell’operazione, con le misure. Per calcolare la potenza della lente artificiale si misurano la lunghezza dell’occhio, di solito con un esame ottico (la biometria) e con gli ultrasuoni quando non è possibile, e la curvatura della cornea3. In quell’occasione si discute anche quale risultato si desidera, per esempio vedere bene da lontano e usare gli occhiali per leggere: secondo il NICE, il britannico National Institute for Health and Care Excellence, la scelta della lente va basata proprio su questa preferenza3. Abbiamo raccontato i diversi tipi di lente nell’articolo sui cristallini artificiali.

Poiché quasi sempre si opera in anestesia topica, una revisione pubblicata nel 2025 sulla rivista JAMA osserva che di norma non servono esami preoperatori generali, come analisi del sangue o elettrocardiogramma2.

Il giorno dell’operazione, prima di cominciare, l’équipe verifica identità, occhio da operare e lente scelta con una lista di controllo derivata da quella dell’Organizzazione mondiale della sanità3. Nella tecnica di riferimento, la facoemulsificazione, attraverso piccole incisioni il cristallino opaco viene frammentato con gli ultrasuoni e rimosso; al suo posto viene inserita la lente artificiale, destinata a restare nell’occhio2,3,4.

Quanto dura e che anestesia si usa

Sulla durata dell’intervento le fonti che abbiamo consultato non indicano un numero valido per tutti. Il NICE chiede che, già al momento dell’invio all’intervento, si spieghi alla persona che cosa comporta e quanto dura, e prevede casi in cui l’operazione richiede più tempo del solito3. Il dato più solido riguarda la giornata: in 21 paesi dell’Unione meno del 10% degli interventi ha richiesto un ricovero1.

Per l’anestesia, le raccomandazioni pubblicate nel 2024 dalla European Society of Cataract and Refractive Surgeons (ESCRS) indicano che esistono diverse tecniche accettate e sicure. La più usata, quando è adatta al paziente, è l’anestesia topica, con gocce; per ridurre ulteriormente il dolore si può aggiungere un anestetico iniettato all’interno dell’occhio. La scelta si fa insieme, chirurgo e paziente5. Il NICE indica l’anestesia topica oppure quella sotto la capsula di Tenone, una membrana che avvolge il globo oculare; sconsiglia invece l’iniezione retrobulbare, dietro l’occhio, e prevede una sedazione per chi è molto ansioso o ha difficoltà a restare sdraiato3.

Il laser a femtosecondi serve davvero?

Alcuni passaggi dell’intervento possono essere eseguiti con un laser a femtosecondi, che permette incisioni e una frammentazione del cristallino più precise4. Ma si traduce in risultati migliori per chi viene operato?

Lo studio

FEMCAT: laser contro ultrasuoni in cinque ospedali francesi

Tra il 2013 e il 2015, 907 persone (1.476 occhi) sono state assegnate a caso all’intervento assistito dal laser a femtosecondi oppure alla facoemulsificazione tradizionale. Per evitare che le aspettative influenzassero i risultati, chi era nel gruppo tradizionale riceveva una finta procedura laser. Il successo era definito in modo severo, a tre mesi: nessuna complicanza grave, una vista corretta piena, un difetto residuo minimo e un astigmatismo invariato. Lo hanno raggiunto il 41,1% degli occhi operati con il laser e il 43,6% di quelli operati in modo tradizionale, una differenza non significativa; il laser costava di più. Durante la fase laser non ci sono stati eventi avversi gravi. Il limite: un solo paese e un controllo a tre mesi4.

Le raccomandazioni ESCRS concludono che entrambe le tecniche sono sicure ed efficaci, con risultati visivi e tassi di complicanze paragonabili; il laser può essere preso in considerazione in casi particolari, come le cataratte molto dense5. Il NICE è più restrittivo: raccomanda di usarlo soltanto all’interno di studi randomizzati3.

Un occhio alla volta o tutti e due insieme?

Di solito i due occhi si operano in giorni diversi6. Una revisione Cochrane del 2022 ha confrontato questa strada con l’intervento su entrambi gli occhi nella stessa seduta, analizzando 14 studi su 276.260 persone. L’infezione interna dell’occhio è stata molto rara in entrambi i casi (1 su 14.076 persone operate nella stessa seduta, 55 su 556.246 operate in due tempi), e gli autori non hanno trovato differenze clinicamente importanti nei risultati, con costi più bassi per la seduta unica. Le prove, però, erano di certezza da moderata a molto bassa6. Una meta-analisi del 2023 è arrivata a conclusioni simili, segnalando però, negli studi non randomizzati, un rischio più alto di rottura della capsula posteriore durante l’intervento nella seduta unica7.

Per l’ESCRS la seduta unica è un’opzione per chi non ha malattie dell’occhio che aumentino il rischio di complicanze, purché i due interventi siano trattati come procedure separate; se qualcosa va storto nel primo occhio, il secondo andrebbe rimandato5. Il NICE ricorda un limite pratico: operando insieme i due occhi non si può correggere la scelta della lente del secondo in base al risultato del primo3.

I rischi dell’intervento, con i numeri

Per l’ESCRS è una chirurgia con un alto profilo di sicurezza e poche complicanze5.

  • Infezione interna dell’occhio (endoftalmite). Una revisione sistematica del 2015 ha trovato che, con un antibiotico iniettato nell’occhio a fine intervento, l’infezione si è verificata in media in un’operazione su 2.855, contro una su 485 senza8; la revisione su JAMA riporta un calo da 0,07% a 0,02%2. Per questo l’antibiotico all’interno dell’occhio è raccomandato sia dall’ESCRS sia dal NICE3,5.
  • Distacco di retina. In uno studio nazionale coreano su oltre 2,1 milioni di occhi operati, il rischio cumulativo a cinque anni è stato dell’1,19%, con l’80,9% dei casi nel primo anno. Il rischio era più alto nelle persone più giovani, negli uomini, nei miopi e quando durante l’intervento si era resa necessaria una vitrectomia anteriore, una manovra legata alla rottura della capsula9.
  • Edema maculare, un accumulo di liquido al centro della retina: secondo l’ESCRS la forma clinicamente significativa è stata riportata fino al 2% dei casi, e spesso si risolve da sola5.
  • Cataratta secondaria, l’opacizzazione della capsula che sostiene la lente: è tra gli eventi possibili dopo l’intervento5 e ne parliamo nell’articolo sulla cataratta secondaria.

Secondo la revisione su JAMA, i farmaci alfa-bloccanti usati per l’ingrossamento della prostata aumentano il rischio di complicanze durante l’intervento2: è uno dei motivi per cui le linee guida chiedono di discutere prima dell’operazione i medicinali già in uso3.

Dopo l’intervento

Le raccomandazioni ESCRS elencano alcune precauzioni dei primi giorni, come non strofinare l’occhio, evitare che vi entri acqua per almeno una settimana e non guidare finché non si è idonei per legge, e indicano che i nuovi occhiali si possono prescrivere dopo 4–6 settimane5. Le indicazioni precise, però, sono quelle del proprio chirurgo.

Quando parlarne con l’oculista

  • Prima dell’intervento: riferisci al chirurgo tutti i farmaci che usi, in particolare anticoagulanti e farmaci per la prostata2,3.
  • Subito, dopo l’intervento: una vista che peggiora dopo essere migliorata, la comparsa improvvisa di puntini neri o lampi di luce, dolore o arrossamento in aumento sono i segnali per cui l’ESCRS indica di chiedere aiuto senza attendere5. Contatta il centro che ti ha operato oppure chiama il 112 o vai in pronto soccorso; trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze.

Domande frequenti

Quanto dura l’intervento di cataratta?

Non esiste una durata valida per tutti: dipende dall’occhio e dalla complessità del caso, e la stima la dà il chirurgo3. Quasi sempre, comunque, si torna a casa il giorno stesso1.

L’intervento di cataratta fa male?

Di solito si usa un’anestesia locale, spesso con sole gocce, a cui si può aggiungere un anestetico all’interno dell’occhio per ridurre ulteriormente il dolore5; per chi è molto ansioso è prevista anche una sedazione3.

Si può operare la cataratta se si prendono anticoagulanti?

Secondo la revisione pubblicata su JAMA, per l’intervento di cataratta in genere non è necessario interrompere gli anticoagulanti2. È comunque un’informazione da dare al chirurgo, come prevedono le linee guida3.

Quando conviene decidere di operarsi?

Non c’è una soglia di vista uguale per tutti: le linee guida legano la scelta a quanto la cataratta pesa sulla vita quotidiana3,5. Ne parliamo nell’articolo su quando operare la cataratta.

Per chi lo affronta, l’intervento di cataratta si esaurisce quasi sempre in una giornata1, ma dietro c’è molto: misure precise, una lente scelta in anticipo, controlli di sicurezza e precauzioni contro le infezioni. I rischi esistono, e i numeri degli studi aiutano a vederli nella giusta proporzione e a parlarne con il chirurgo.

Fonti

  1. Eurostat. Surgical operations and procedures statistics. ec.europa.eu
  2. Chen SP, Woreta F, Chang DF. Cataracts: A Review. JAMA. 2025;333(23):2093-2103. doi:10.1001/jama.2025.1597 · PubMed 40227658
  3. National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Cataracts in adults: management (NG77). 2017. nice.org.uk
  4. Schweitzer C, Brezin A, Cochener B, Monnet D, Germain C, Roseng S, et al. Femtosecond laser-assisted versus phacoemulsification cataract surgery (FEMCAT): a multicentre participant-masked randomised superiority and cost-effectiveness trial. Lancet. 2020;395(10219):212-224. doi:10.1016/S0140-6736(19)32481-X · PubMed 31954466
  5. European Society of Cataract and Refractive Surgeons (ESCRS). ESCRS Guideline for Cataract Surgery. 2024. escrs.org
  6. Dickman MM, Spekreijse LS, Winkens B, Schouten JS, Simons RW, Dirksen CD, et al. Immediate sequential bilateral surgery versus delayed sequential bilateral surgery for cataracts. Cochrane Database Syst Rev. 2022;4(4):CD013270. doi:10.1002/14651858.CD013270.pub2 · PubMed 35467755 · PMC
  7. Aiello F, Gallo Afflitto G, Leviste K, Swaminathan SS, Yoo SH, Findl O, et al. Immediate sequential vs delayed sequential bilateral cataract surgery: systematic review and meta-analysis. J Cataract Refract Surg. 2023;49(11):1168-1179. doi:10.1097/j.jcrs.0000000000001230 · PubMed 37276258
  8. Kessel L, Flesner P, Andresen J, Erngaard D, Tendal B, Hjortdal J. Antibiotic prevention of postcataract endophthalmitis: a systematic review and meta-analysis. Acta Ophthalmol. 2015;93(4):303-17. doi:10.1111/aos.12684 · PubMed 25779209 · PMC
  9. Kim J, Ryu SY, Hong JH, Chung EJ. Incidence and risk factors for retinal detachment after cataract surgery in Korea: a nationwide population-based study from 2011 to 2015. Graefes Arch Clin Exp Ophthalmol. 2019;257(10):2193-2202. doi:10.1007/s00417-019-04423-x · PubMed 31388742

I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).

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