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Cheratocono: sintomi, cause e trattamenti

Una cornea che si assottiglia e prende la forma di un cono, di solito tra i 10 e i 30 anni. Come si riconosce, chi rischia di più e che cosa possono fare lenti, cross-linking e chirurgia secondo gli studi.

A cura della redazioneAggiornato il 10 min di lettura10 studi e fonti citatiTesto generato con l'IA
Illustrazione Nel cheratocono la cornea si assottiglia e sporge a cono: la luce non si concentra più in un solo punto della retina e le immagini appaiono sfocate e distorte, da lontano e da vicino.

Gli occhiali nuovi funzionano per qualche mese, poi le scritte tornano a sfocarsi. Si rifà la visita, cambia la gradazione, cambia soprattutto l’astigmatismo, e ogni volta la correzione sembra un po’ meno precisa della precedente. In un adolescente o in un giovane adulto, dietro una storia così a volte c’è il cheratocono1.

Il nome descrive bene la malattia: la cornea, la cupola trasparente sulla parte anteriore dell’occhio, si assottiglia e si incurva sempre di più, fino a prendere la forma di un cono. Ne nasce un astigmatismo irregolare, che rende la vista sfocata e sempre più difficile da correggere1. I sintomi del cheratocono, all’inizio, possono essere così sfumati da passare per un normale difetto visivo: riconoscerlo presto è una delle sfide di questa malattia1.

In breve

  • Nel cheratocono la cornea si assottiglia e si deforma a cono; colpisce entrambi gli occhi, in modo asimmetrico1.
  • Compare di solito tra i 10 e i 30 anni e può peggiorare fino ai quarant’anni circa; nei più giovani tende a progredire più in fretta1,4.
  • È poco comune: le stime vanno da circa 1 a circa 3 persone ogni 1.000, con grandi differenze tra paesi2,3.
  • Familiarità, abitudine a strofinarsi gli occhi, eczema, asma e allergie sono i fattori più associati alla malattia2.
  • Il cross-linking serve a frenare il peggioramento; occhiali, lenti a contatto e, nei casi avanzati, la chirurgia servono a recuperare la vista1,6.
In questo articolo
  1. Che cos’è il cheratocono
  2. Cheratocono: i sintomi da riconoscere
  3. Quanto è comune e chi rischia di più
  4. Come si fa la diagnosi
  5. I trattamenti: frenare la malattia e recuperare la vista
  6. Domande frequenti
  7. Fonti

Che cos’è il cheratocono

La cornea è fatta in gran parte di uno strato di fibre di collagene, lo stroma, che le dà forma e trasparenza. Nel cheratocono questo strato si assottiglia progressivamente, al centro o poco lontano dal centro, e la cornea cede verso l’esterno; al microscopio si vedono anche piccole rotture di una delle membrane che la rivestono1. Per molto tempo è stata considerata una malattia non infiammatoria, ma ricerche più recenti l’hanno associata anche a un’infiammazione dell’occhio1.

Le cause non sono del tutto chiare: gli studi indicano un intreccio di predisposizione e fattori esterni, che vediamo più avanti2.

Cheratocono: i sintomi da riconoscere

Nelle fasi iniziali il cheratocono può non dare disturbi, o darne di simili a un comune difetto visivo. Quando la cornea si deforma, l’astigmatismo irregolare rende le immagini sfocate e distorte, da lontano e da vicino, e la vista cala1. Alcuni segnali, in una persona giovane, meritano attenzione:

  • una vista che peggiora nel giro di pochi mesi, con correzioni da cambiare spesso;
  • un astigmatismo che aumenta da una visita all’altra;
  • un occhio che vede molto peggio dell’altro;
  • una vista poco nitida anche con gli occhiali nuovi.

Sono segni di una malattia che progredisce, spesso in modo diverso nei due occhi1. Il cheratocono compare di solito nella seconda e terza decade di vita e tende a peggiorare fino ai quarant’anni circa1. Una meta-analisi di 41 studi su 11.529 occhi ha trovato che, senza trattamento, la curvatura massima della cornea aumenta in media di 0,7 diottrie in un anno, e che il peggioramento è più marcato nei più giovani e in chi ha già una cornea molto curva4.

Quanto è comune e chi rischia di più

Le stime variano molto, a seconda di dove e come sono state raccolte. Una meta-analisi del 2020, che ha riunito 29 studi con oltre 7 milioni di partecipanti in 15 paesi, ha calcolato 1,38 casi ogni 1.000 persone2. Una revisione più recente, su 55 studi, arriva a circa 289 casi ogni 100.000 persone, quasi 3 ogni 1.000, con circa 4 nuovi casi all’anno ogni 100.000 persone. La fascia più colpita è quella tra i 20 e i 29 anni, gli uomini sono colpiti un po’ più spesso delle donne e le differenze tra regioni del mondo sono molto ampie3.

La meta-analisi del 2020 ha misurato anche quanto alcuni fattori si associano alla malattia, con una misura statistica chiamata odds ratio, che indica di quante volte sono più alte le probabilità. Rispetto a chi non li presentava, le probabilità di avere un cheratocono erano più di 6 volte più alte in chi aveva un familiare con la malattia, circa 3 volte in chi si strofinava gli occhi o aveva un eczema, quasi 2 volte con l’asma e circa 1,4 volte con le allergie2. Sono associazioni, non prove di causa; il ruolo dello strofinamento lo abbiamo approfondito in Strofinarsi gli occhi fa male?.

Come si fa la diagnosi

Lo strumento principale è la topografia corneale, un esame che disegna una mappa della curvatura della cornea. Nei casi iniziali da sola non basta, e si affiancano la pachimetria, che misura lo spessore della cornea, e l’analisi delle aberrazioni, le imperfezioni ottiche dell’occhio1.

Nel 2026 è stata pubblicata la seconda edizione del consenso internazionale sul cheratocono: 128 oculisti di sei continenti, con un metodo strutturato in quattro turni di questionari e un incontro finale, hanno concordato definizioni, criteri per la diagnosi e per stabilire se la malattia peggiora, e strategie di trattamento chirurgico e non chirurgico5. Capire se il cheratocono progredisce è decisivo: la meta-analisi sulla storia naturale della malattia suggerisce controlli più ravvicinati, e una soglia più bassa per il cross-linking, sotto i 17 anni e quando la cornea è già molto curva4.

I trattamenti: frenare la malattia e recuperare la vista

I trattamenti hanno due obiettivi, che spesso si combinano: frenare il peggioramento e permettere di vedere bene nonostante la forma irregolare della cornea.

Occhiali e lenti a contatto. Nelle forme lievi si usano in genere gli occhiali, in quelle moderate le lenti a contatto; nei casi più avanzati si ricorre alle lenti sclerali, più grandi, che poggiano sul bianco dell’occhio, e quando nemmeno queste bastano alla chirurgia1. Trovi le differenze tra i vari tipi nell’articolo sulle lenti a contatto.

Cross-linking. Serve a frenare la malattia: con gocce di riboflavina, la vitamina B2, e luce ultravioletta A rende più rigida la cornea6. La revisione Cochrane del 2015 aveva trovato solo tre studi randomizzati, su 225 occhi di adulti, con prove di qualità molto bassa ma un effetto potenzialmente ampio: in uno studio, a un anno, gli occhi trattati avevano una cornea meno curva di circa 2 diottrie e vedevano senza correzione circa due righe in più6. Da allora sono arrivati altri studi randomizzati, anche nei ragazzi: li raccontiamo nell’articolo sul cross-linking.

Anelli intracorneali. Sono piccoli segmenti di plastica a forma di mezzaluna che si inseriscono nella parte periferica e profonda della cornea per appiattirla, quando occhiali e lenti non bastano più. Una revisione Cochrane del 2019 non ha trovato alcuno studio randomizzato che li confrontasse con occhiali o lenti a contatto, e quindi non ha potuto trarre conclusioni7.

Trapianto di cornea. Secondo una revisione Cochrane, tra il 10 e il 15% delle persone con una diagnosi di cheratocono arriva a un trapianto, che può sostituire la cornea a tutto spessore oppure solo i suoi strati anteriori (trapianto lamellare). Nei due studi randomizzati disponibili, con 111 partecipanti, la vista dopo le due tecniche era simile, mentre il rigetto era meno probabile con il trapianto lamellare8. Una meta-analisi del 2025, su 47 studi e oltre 27.000 occhi, conferma risultati visivi paragonabili, con più rigetti dopo il trapianto a tutto spessore ma un rischio più basso che il trapianto smetta di funzionare9.

Quando parlarne con l’oculista

  • Se gli occhiali vanno cambiati spesso, o la vista resta sfocata o distorta anche con la correzione nuova1.
  • Se in famiglia c’è qualcuno con il cheratocono: è il fattore più associato alla malattia2.
  • Se il cheratocono riguarda un ragazzo o una ragazza: sotto i 17 anni la malattia tende a peggiorare più in fretta, ed è utile concordare con l’oculista controlli ravvicinati4.
  • Prima di valutare un intervento laser per la miopia: il cheratocono, anche iniziale, è una controindicazione10. Ne parliamo nell’articolo sui rischi del laser.
  • Subito, il giorno stesso: vista che cala all’improvviso in un occhio, con dolore o arrossamento. Chiama il 112 o vai in pronto soccorso; trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze.

Domande frequenti

Il cheratocono porta alla cecità?

Può ridurre molto la vista, perché l’astigmatismo irregolare che provoca è difficile da correggere1. Solo una parte delle persone, però, arriva al trapianto, tra il 10 e il 15% secondo una revisione Cochrane8, e prima esistono occhiali, lenti a contatto speciali e il cross-linking1,6.

Il cheratocono è ereditario?

Non si eredita in modo semplice, ma la familiarità conta: in una meta-analisi chi aveva un familiare con il cheratocono aveva probabilità più di sei volte più alte di averlo2. È un’informazione utile da dare all’oculista, anche alla visita di figli e fratelli.

Si può fare il laser per la miopia con il cheratocono?

No. Le raccomandazioni europee sulla chirurgia refrattiva considerano il cheratocono, comprese le forme iniziali con una topografia anomala, una controindicazione assoluta10.

Il cheratocono può fermarsi da solo?

Con il tempo sì: in genere progredisce fino ai quarant’anni circa1. Il problema è che nei più giovani il peggioramento è più rapido4, ed è per questo che in loro si valuta il cross-linking prima che la cornea si deformi troppo.

Il cheratocono è una malattia poco comune che colpisce proprio negli anni dello studio e del lavoro1,3. Gli ultimi vent’anni di ricerca hanno cambiato il quadro: oggi la si può riconoscere prima, con esami che mappano la cornea, e nei casi che peggiorano esiste un trattamento pensato per frenarla1,6.

Fonti

  1. Santodomingo-Rubido J, Carracedo G, Suzaki A, Villa-Collar C, Vincent SJ, Wolffsohn JS. Keratoconus: An updated review. Cont Lens Anterior Eye. 2022;45(3):101559. doi:10.1016/j.clae.2021.101559 · PubMed 34991971
  2. Hashemi H, Heydarian S, Hooshmand E, Saatchi M, Yekta A, Aghamirsalim M, et al. The Prevalence and Risk Factors for Keratoconus: A Systematic Review and Meta-Analysis. Cornea. 2020;39(2):263-270. doi:10.1097/ICO.0000000000002150 · PubMed 31498247
  3. Sriranganathan A, Chan CC, Dhillon J, Felfeli T. Global Incidence and Prevalence of Keratoconus: A Systematic Review and Meta-Analysis. Cornea. 2026;45(9):1080-1092. doi:10.1097/ICO.0000000000003973 · PubMed 40833011
  4. Ferdi AC, Nguyen V, Gore DM, Allan BD, Rozema JJ, Watson SL. Keratoconus Natural Progression: A Systematic Review and Meta-analysis of 11 529 Eyes. Ophthalmology. 2019;126(7):935-945. doi:10.1016/j.ophtha.2019.02.029 · PubMed 30858022
  5. Gomes JAP, Hafezi F, Ambrósio R, Henriquez MA, Campos M, Kinoshita S, et al. Global Consensus on Keratoconus and Ectatic Diseases-Edition 2. Cornea. 2026;45(7):888-908. doi:10.1097/ICO.0000000000004170 · PubMed 42228627
  6. Sykakis E, Karim R, Evans JR, Bunce C, Amissah-Arthur KN, Patwary S, et al. Corneal collagen cross-linking for treating keratoconus. Cochrane Database Syst Rev. 2015;2015(3):CD010621. doi:10.1002/14651858.CD010621.pub2 · PubMed 25803325 · PMC
  7. Zadnik K, Money S, Lindsley K. Intrastromal corneal ring segments for treating keratoconus. Cochrane Database Syst Rev. 2019;5(5):CD011150. doi:10.1002/14651858.CD011150.pub2 · PubMed 31087649 · PMC
  8. Keane M, Coster D, Ziaei M, Williams K. Deep anterior lamellar keratoplasty versus penetrating keratoplasty for treating keratoconus. Cochrane Database Syst Rev. 2014;2014(7):CD009700. doi:10.1002/14651858.CD009700.pub2 · PubMed 25055058 · PMC
  9. A Awad A, M Elettreby A, A Abo Elnaga A, A Alsaied M, M Aboelkhier M, Saleh MM, et al. Penetrating Keratoplasty versus Deep Anterior Lamellar Keratoplasty for Keratoconus: A Systematic Review and Meta-Analysis of 27,018 Eyes. Semin Ophthalmol. 2025;40(5):364-381. doi:10.1080/08820538.2025.2457583 · PubMed 39943883
  10. European Society of Cataract and Refractive Surgeons (ESCRS). ESCRS Recommendations for Refractive Surgery. escrs.org

I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).

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