Davanti all’ottico la scelta sembra infinita: giornaliere, quindicinali, mensili, in silicone idrogel, toriche, multifocali, rigide. Dietro le etichette ci sono differenze reali, che riguardano la vista, il comfort e soprattutto il rischio di infezioni. Le lenti a contatto giornaliere, per esempio, non si puliscono e non si conservano in un astuccio: ma questo basta a renderle più sicure?
I report internazionali CLEAR, che riassumono le prove sulle lenti a contatto, partono da un principio: la scelta della lente, del materiale e del ritmo di ricambio si fa con un professionista, sulla base delle misure dell’occhio, insieme alle istruzioni su come metterle, toglierle e pulirle e a controlli periodici1. Ecco che cosa dicono gli studi sui diversi tipi.
In breve
- Le lenti a contatto si dividono in morbide, in idrogel o in silicone idrogel, e rigide gas-permeabili; e, per il ricambio, in giornaliere usa e getta oppure riutilizzabili1.
- Le complicazioni riguardano circa un portatore su tre, ma per lo più sono lievi e si gestiscono facilmente2.
- L’infezione della cornea, o cheratite microbica, è rara: in Australia circa 2 casi l’anno ogni 10.000 portatori di lenti morbide usate solo di giorno, molti di più con l’uso notturno5.
- Le giornaliere non hanno ridotto il numero complessivo di infezioni5, ma sono associate a un rischio più basso di cheratite da Acanthamoeba6 e a microrganismi tipici di forme meno gravi7.
- Sul comfort, una revisione Cochrane non ha trovato differenze chiare tra silicone idrogel e idrogel tradizionale, con prove molto incerte4.
In questo articolo
Morbide o rigide: i materiali
Le lenti morbide sono sottili, flessibili, fatte di materiali che trattengono acqua. Accanto all’idrogel tradizionale c’è il silicone idrogel, più permeabile all’ossigeno. Il report CLEAR sugli effetti delle lenti sull’occhio osserva che, grazie ai materiali più permeabili, rigidi e morbidi, in molti paesi i problemi dovuti alla mancanza di ossigeno sulla cornea sono stati in gran parte superati3.
Le lenti rigide gas-permeabili mantengono la propria forma sull’occhio. Hanno una caratteristica interessante: nel grande studio australiano sulle infezioni, descritto più avanti, sono risultate le lenti con il tasso più basso, 1,2 casi l’anno ogni 10.000 portatori5.
Il materiale cambia anche il comfort? Una revisione Cochrane del 2023 ha confrontato silicone idrogel e idrogel in sette studi randomizzati con 1.371 partecipanti, seguiti da una a 52 settimane. Non ha trovato differenze chiare nel comfort né nell’abbandono delle lenti, ma la certezza delle prove era molto bassa, il rischio di distorsioni alto o incerto e cinque studi su sette erano finanziati dall’industria4.
Tutte le lenti, inoltre, provocano sull’occhio una lieve reazione infiammatoria, di solito senza sintomi; tra le complicazioni comuni a ogni tipo c’è la congiuntivite papillare, un’irritazione della parte interna della palpebra, che può ridursi passando dall’uso notturno a quello solo diurno con lenti giornaliere o cambiando materiale3.
Lenti a contatto giornaliere, quindicinali o mensili
Le giornaliere si usano una volta e si buttano. Le lenti a ricambio quindicinale o mensile si tolgono ogni sera, si disinfettano e si conservano in un astuccio. Sulla carta le giornaliere eliminano i passaggi più delicati; nei dati il quadro è più sfumato.
Lo studio
Un anno di infezioni contate in tutta l’Australia
Per dodici mesi i ricercatori hanno raccolto tutti i nuovi casi di cheratite microbica legata alle lenti a contatto segnalati dagli oculisti australiani, 285 in tutto, e hanno stimato quante persone portavano ciascun tipo di lente con un’indagine telefonica su 35.914 abitanti. Così hanno potuto calcolare un rischio assoluto per ogni tipo di lente e di uso. La perdita della vista ha riguardato 0,6 portatori ogni 10.000. Tra i fattori di rischio: l’uso notturno, la scarsa igiene dell’astuccio, il fumo, l’acquisto delle lenti su internet e un’esperienza con le lenti inferiore ai sei mesi. La conclusione: le lenti di nuovo tipo non hanno ridotto le infezioni, e l’uso notturno di qualunque lente comporta un rischio più alto di quello solo diurno5.
| Tipo di lente e di uso | Casi l’anno ogni 10.000 portatori |
|---|---|
| Rigide gas-permeabili, solo di giorno | 1,2 |
| Morbide riutilizzabili, solo di giorno | 1,9 |
| Morbide giornaliere, solo di giorno | 2,0 |
| Morbide giornaliere, a volte anche di notte | 4,2 |
| Silicone idrogel, solo di giorno | 11,9 |
| Morbide, portate di notte | 19,5 |
| Silicone idrogel, portate di notte | 25,4 |
Fonte dei dati: lo studio australiano del 20085.
Se il numero complessivo di infezioni è simile, conta però il tipo. Uno studio caso-controllo inglese su 83 persone con cheratite da Acanthamoeba, un microrganismo che vive nell’acqua e che, secondo gli autori, causa circa metà dei casi con perdita della vista tra i portatori di lenti, ha trovato un rischio quasi quattro volte più alto con le lenti morbide riutilizzabili che con le giornaliere. Gli autori stimano che tra il 30 e il 62% dei casi si sarebbe potuto evitare usando giornaliere al posto delle riutilizzabili6.
Un altro studio, su portatori di giornaliere in Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda, ha trovato che con queste lenti i microrganismi ambientali erano meno frequenti, il 20% contro il 36% con gli altri tipi: un profilo compatibile con forme meno gravi7. In uno studio ospedaliero pubblicato nel 2025, tra il 2018 e il 2020 le cheratiti così gravi da richiedere il ricovero sono state 0,52 l’anno ogni 10.000 portatori di giornaliere e 2,52 ogni 10.000 tra chi portava di notte lenti a uso prolungato8.
Toriche e multifocali
Le lenti toriche correggono l’astigmatismo: hanno una potenza diversa nelle diverse direzioni e devono restare orientate nel modo giusto sull’occhio. Che cos’è questo difetto lo spieghiamo nell’articolo sull’astigmatismo. Le lenti multifocali riuniscono la correzione per lontano e quella per vicino e sono pensate per la presbiopia: le confrontiamo con occhiali, monovisione e chirurgia nell’articolo su che cosa funziona contro la presbiopia.
Che cosa conta davvero per la sicurezza
Più del tipo di lente, contano le abitudini. Il report sullo stile di vita della Tear Film and Ocular Surface Society (TFOS), che include una revisione sistematica, elenca le scelte con conseguenze negative per la salute dell’occhio: non seguire le regole di pulizia, dormire con le lenti, acquistarle in modo poco accorto, saltare i controlli dal professionista, portarle quando si sta male o dopo un intervento agli occhi, o in situazioni a rischio come il consumo di alcol, tabacco o droghe9.
Anche con le giornaliere l’igiene conta. Tra i loro portatori, dormire con le lenti e lavarsi le mani meno spesso sono stati associati a un rischio quasi doppio di cheratite, e il fumo a un rischio più alto del 30% circa7. Nello studio inglese sull’Acanthamoeba, riutilizzare le giornaliere, dormirci e fare la doccia con le lenti aumentava il rischio, e i controlli poco frequenti erano il fattore più forte6. Ne parliamo negli articoli su lenti a contatto e acqua e su dormire con le lenti.
C’è infine un problema di informazione: nello studio sui ricoveri il 45% dei pazienti ammetteva un uso scorretto delle lenti e solo il 37% sapeva che la cheratite è una possibile complicazione8.
Comfort, secchezza e abbandono
Secondo il report CLEAR sulle complicazioni, circa un portatore su tre ne ha almeno una, per lo più lieve e facile da gestire: dal fastidio e dalla secchezza indotta dalle lenti fino, più raramente, alle infezioni2. Quali fattori dello stile di vita spingano ad abbandonare le lenti resta invece poco chiaro, secondo la revisione TFOS9. La stessa revisione ricorda però che, con le scelte giuste, le lenti a contatto possono migliorare la qualità della vita di chi le porta9.
Quando parlarne con l’oculista
- Occhio rosso mentre porti le lenti, soprattutto se fa male, peggiora o la vista cambia: può essere l’inizio di un’infezione della cornea, che se riconosciuta tardi può causare danni e perdita della vista10. Fatti vedere il giorno stesso; i segnali di urgenza sono nella pagina sulle urgenze.
- Se le lenti diventano scomode, gli occhi bruciano o sono spesso secchi: è una delle complicazioni più comuni e di solito si gestisce2.
- Se da tempo non fai un controllo con chi ti ha prescritto le lenti: le visite periodiche fanno parte dell’uso sicuro1,9.
Domande frequenti
Meglio le lenti a contatto giornaliere o mensili?
Dipende da occhi e abitudini, e si decide con un professionista1. Gli studi indicano un numero complessivo di infezioni simile5, ma un rischio più basso di cheratite da Acanthamoeba con le giornaliere6.
Si può dormire con le lenti a contatto?
Nello studio australiano l’uso notturno di lenti morbide comportava 19,5 infezioni l’anno ogni 10.000 portatori, contro circa 2 con l’uso solo diurno5. Dormire con le lenti è un fattore di rischio anche per chi usa le giornaliere7.
Le lenti in silicone idrogel sono più comode?
Non è dimostrato: la revisione Cochrane non ha trovato differenze chiare nel comfort rispetto all’idrogel, con prove di certezza molto bassa4.
Si può fare la doccia con le lenti a contatto?
Tra i portatori di giornaliere, fare la doccia con le lenti è stato associato a un rischio circa tre volte più alto di cheratite da Acanthamoeba6.
Per la maggior parte dei portatori le complicazioni delle lenti a contatto sono lievi2, ma le lenti non sono tutte uguali: il tipo cambia il profilo di rischio, e le abitudini lo cambiano ancora di più5,6. Sceglierle con un professionista e rispettare i controlli fa parte della lente quanto il materiale1.
Fonti
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- Stapleton F, Bakkar M, Carnt N, Chalmers R, Vijay AK, Marasini S, et al. CLEAR – Contact lens complications. Cont Lens Anterior Eye. 2021;44(2):330-367. doi:10.1016/j.clae.2021.02.010 · PubMed 33775382
- Morgan PB, Murphy PJ, Gifford KL, Gifford P, Golebiowski B, Johnson L, et al. CLEAR – Effect of contact lens materials and designs on the anatomy and physiology of the eye. Cont Lens Anterior Eye. 2021;44(2):192-219. doi:10.1016/j.clae.2021.02.006 · PubMed 33775377
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


