Uno schizzo di calce durante un lavoro in casa, un detergente industriale, una piccola esplosione: un’ustione chimica o termica dell’occhio dura pochi secondi, ma può lasciare un danno permanente alla vista7. Il danno più grave può essere la perdita di una piccola riserva di cellule, nascosta ai bordi della cornea, senza la quale la superficie dell’occhio non si rinnova più1.
Per riparare quel danno, un gruppo di ricercatori italiani ha messo a punto, a partire dagli anni Novanta, un modo per coltivare in laboratorio le cellule staminali della cornea prelevate dalla persona stessa e trapiantarle sull’occhio ferito2,1. Nel 2015 è diventata la prima terapia basata su cellule staminali autorizzata nell’Unione europea3. Una storia lunga quasi vent’anni, con risultati incoraggianti e limiti chiari.
In breve
- La superficie trasparente della cornea si rinnova grazie alle cellule staminali del limbo, la sottile zona di confine tra la cornea e la congiuntiva1.
- Un’ustione può distruggerle: la congiuntiva invade allora la cornea, con cicatrici, calo della vista e forte fastidio2.
- Nel 1997 ricercatori italiani hanno mostrato che da un frammento di limbo sano di 1 millimetro quadrato si può coltivare un nuovo epitelio corneale2.
- In uno studio su 112 persone, pubblicato nel 2010, la superficie della cornea è tornata trasparente e stabile nel 76,6% degli occhi1; nel 2015 la terapia è stata autorizzata nell’Unione europea per gli adulti con danni da ustione3.
- I limiti: serve un frammento di limbo sano da cui partire, i fallimenti arrivano nel primo anno, e una tecnica più semplice, senza coltura, ha dato risultati simili in uno studio randomizzato1,8.
In questo articolo
Il limbo, la riserva nascosta della cornea
La cornea è rivestita da un sottile strato di cellule, l’epitelio, che si consuma e si rinnova di continuo. Le cellule nuove vengono dalle staminali del limbo, la stretta fascia ad anello tra la cornea e la congiuntiva che riveste il bianco dell’occhio1. Nel 2001 lo stesso gruppo italiano ha individuato in una proteina, chiamata p63, il segno di riconoscimento di queste cellule staminali: un dettaglio tecnico che si sarebbe rivelato decisivo4.
Quando un’ustione distrugge il limbo si parla di deficit di cellule staminali limbari. La cornea perde la capacità di rinnovare il proprio epitelio e viene ricoperta dalle cellule della congiuntiva, che non sono fatte per stare lì: ne derivano cicatrici, calo della vista e un fastidio intenso2.
Fino agli anni Novanta le possibilità erano limitate. Se l’altro occhio era sano, si poteva trapiantare un ampio lembo di limbo prelevato da lì, con il rischio di danneggiare l’occhio donatore; se erano colpiti entrambi gli occhi, questa strada era chiusa2,7. E il trapianto di cornea da donatore, da solo, non basta: per mantenersi nel tempo, anche una cornea nuova ha bisogno delle staminali del limbo3. È un problema diverso da quello del cheratocono, in cui a cedere è la forma della cornea e non la sua superficie.
Dalla prima coltura alla prima terapia autorizzata
- 1997. Il gruppo di Graziella Pellegrini e Michele De Luca descrive due persone con una grave ustione da alcali in un occhio. Da un frammento di 1 millimetro quadrato prelevato dal limbo dell’occhio sano vengono coltivati foglietti di vero epitelio corneale, poi trapiantati sull’occhio ferito: dopo oltre due anni la superficie è stabile, con un netto miglioramento del comfort e dell’acuità visiva2.
- 2001. Lo stesso gruppo mostra che la proteina p63 distingue le cellule staminali dalle cellule che ne derivano ed è abbondante nelle colonie capaci di rigenerare a lungo il tessuto, chiamate olocloni4.
- 2010. Lo studio sui risultati a lungo termine in 112 pazienti, in gran parte con ustioni, mostra che il successo è legato alla quota di cellule staminali presenti nella coltura1.
- 2013. Uno studio prospettico in più centri, su 152 pazienti con ustioni gravi, conferma i risultati e sottolinea l’importanza di criteri di qualità per le colture5.
- 2015. La Commissione europea autorizza la terapia, la prima basata su cellule staminali nell’Unione europea, come medicinale per terapie avanzate destinato agli adulti con un deficit di cellule staminali limbari moderato o grave dovuto a ustioni fisiche o chimiche3.
Lo studio
Lo studio del 2010: 112 persone seguite fino a dieci anni
I ricercatori hanno trattato 112 persone con danni della cornea, in gran parte dovuti a ustioni, usando cellule staminali limbari della persona stessa coltivate su un supporto di fibrina. Una superficie corneale trasparente e capace di rinnovarsi è stata ricostruita in modo permanente nel 76,6% degli occhi. I fallimenti si sono verificati entro il primo anno, mentre gli occhi riusciti sono rimasti stabili, con osservazioni fino a 10 anni (mediana di circa 2 anni). In un’analisi fatta a posteriori, il trapianto riusciva nel 78% dei pazienti quando le cellule ricche di p63 erano più del 3% delle cellule capaci di formare colonie, e solo nell’11% quando erano il 3% o meno. I limiti: non c’era un gruppo di confronto, e il legame con le cellule p63 è emerso da un’analisi successiva1.
Nello studio del 2013 il successo è stato completo nel 66% degli occhi e parziale nel 19%, mentre il trapianto è fallito nel 15%; il risultato dipendeva dal numero di cellule staminali misurato prima del trapianto5. La terapia appartiene alla famiglia dei medicinali per terapie avanzate, la stessa di cui fanno parte le terapie raccontate nell’articolo sulla terapia genica per la retina.
Cellule staminali della cornea: che cosa dicono gli studi oggi
Una meta-analisi del 2020 ha riunito 40 studi con 2.202 occhi, seguiti in media per 31 mesi, e ha confrontato quattro strategie: il trapianto diretto di limbo della persona stessa, la coltura delle sue cellule in laboratorio e le stesse due tecniche con tessuto di donatore. La superficie dell’occhio è migliorata nel 74,5% degli occhi: nell’85,7% con il trapianto diretto dalla persona stessa, nell’84,7% con le sue cellule coltivate, e meno spesso con il tessuto di donatore (57,8% e 63,2%). L’acuità visiva è aumentata più spesso con il trapianto diretto (76%) che con le cellule coltivate (56,4%). Gli effetti indesiderati più comuni erano erosioni ricorrenti della superficie (10,5%) e un aumento della pressione dell’occhio (1,7%)6.
Si è poi affermata una tecnica più semplice, il trapianto semplice di epitelio limbare: piccoli frammenti di limbo sano vengono applicati direttamente sull’occhio malato, su una membrana amniotica, senza passare dal laboratorio7. Uno studio randomizzato su 100 persone con un’ustione a un solo occhio l’ha confrontata con la coltura: a un anno la superficie era stabile nell’88% e nell’86% dei casi, senza differenze significative, ma l’acuità visiva è risultata superiore con la tecnica semplice fino a tre anni8. La coltura conserva un vantaggio: permette di ottenere un innesto ampio partendo da un prelievo piccolo, risparmiando l’occhio donatore7.
I limiti e le domande aperte
La terapia ha confini precisi. È autorizzata per gli adulti con un deficit limbare dovuto a ustioni3 e richiede un frammento di limbo sano da cui partire, di solito nell’altro occhio2,7. Le cellule vanno coltivate in laboratori specializzati, e la quota di staminali nella coltura decide gran parte del risultato1,5.
Quando non c’è limbo sano da usare si ricorre a tessuto di donatore, con risultati meno favorevoli6, e si studiano altre fonti di cellule, come le staminali mesenchimali e le cellule staminali pluripotenti indotte. Una revisione del 2024 segnala che i primi studi con le mesenchimali hanno dato risultati a breve termine ma un’efficacia a lungo termine deludente, e chiede metodi più accurati per diagnosticare e classificare il deficit limbare, con misure di risultato comuni per confrontare davvero i trattamenti9.
Quando parlarne con l’oculista
- Subito: un’ustione chimica o termica dell’occhio è un’emergenza che richiede un intervento immediato7. Chiama il 112 e segui le indicazioni della pagina sulle urgenze.
- Se dopo un’ustione, anche a distanza di mesi, l’occhio resta arrossato e irritato e la vista velata: chiedi all’oculista se si tratta di un deficit di cellule staminali limbari e se è utile una valutazione in un centro specializzato nella superficie dell’occhio.
- Per sapere se e dove queste terapie sono disponibili, chiedi al tuo oculista.
Domande frequenti
Le cellule staminali possono riparare qualunque danno della cornea?
No. La terapia con cellule limbari coltivate è autorizzata nell’Unione europea per un problema preciso, il deficit di cellule staminali limbari dovuto a ustioni negli adulti3. Altre malattie della cornea si trattano diversamente, e varie terapie cellulari sono ancora in fase di studio9.
Da dove vengono le cellule usate?
Dalla persona stessa: nel primo studio bastava un frammento di 1 millimetro quadrato di limbo dell’occhio sano, da cui le cellule venivano moltiplicate in laboratorio2. Usare tessuto proprio riduce il rischio di rigetto7.
E se le ustioni hanno colpito entrambi gli occhi?
È la situazione più difficile. Quando non c’è limbo sano da cui partire si usa tessuto di donatore, che nella meta-analisi del 2020 ha migliorato la superficie dell’occhio in circa sei casi su dieci6, e si studiano nuove fonti di cellule9.
È ancora una terapia sperimentale?
Non per l’indicazione autorizzata: dal 2015 è un medicinale approvato nell’Unione europea3. Restano però aperte domande importanti, dal confronto con tecniche più semplici8 alla standardizzazione dei risultati9.
La storia delle cellule staminali per la cornea è insolita per la medicina rigenerativa: non promesse lontane, ma un percorso di ricerca durato quasi vent’anni, dai due primi pazienti2 all’autorizzazione europea3. Ha mostrato che, per un problema ben definito, le staminali coltivate possono ricostruire un tessuto stabile per anni1, e quanto conti la qualità delle colture5.
Fonti
- Rama P, Matuska S, Paganoni G, Spinelli A, De Luca M, Pellegrini G. Limbal stem-cell therapy and long-term corneal regeneration. N Engl J Med. 2010;363(2):147-55. doi:10.1056/NEJMoa0905955 · PubMed 20573916
- Pellegrini G, Traverso CE, Franzi AT, Zingirian M, Cancedda R, De Luca M. Long-term restoration of damaged corneal surfaces with autologous cultivated corneal epithelium. Lancet. 1997;349(9057):990-3. doi:10.1016/S0140-6736(96)11188-0 · PubMed 9100626
- Bakker AC, Langer B. [Cell-based therapies – an innovative therapeutic option in ophthalmology: Treating corneal diseases with stem cells]. Bundesgesundheitsblatt Gesundheitsforschung Gesundheitsschutz. 2015;58(11-12):1259-64. doi:10.1007/s00103-015-2243-1 · PubMed 26459569
- Pellegrini G, Dellambra E, Golisano O, Martinelli E, Fantozzi I, Bondanza S, et al. p63 identifies keratinocyte stem cells. Proc Natl Acad Sci U S A. 2001;98(6):3156-61. doi:10.1073/pnas.061032098 · PubMed 11248048 · PMC
- Pellegrini G, Rama P, Matuska S, Lambiase A, Bonini S, Pocobelli A, et al. Biological parameters determining the clinical outcome of autologous cultures of limbal stem cells. Regen Med. 2013;8(5):553-67. doi:10.2217/rme.13.43 · PubMed 23725042
- Le Q, Chauhan T, Yung M, Tseng CH, Deng SX. Outcomes of Limbal Stem Cell Transplant: A Meta-analysis. JAMA Ophthalmol. 2020;138(6):660-670. doi:10.1001/jamaophthalmol.2020.1120 · PubMed 32324211 · PMC
- Mohanna S, Elahi S, Panthier C, Gatinel D. Surgical approaches to autologous limbal stem cell transplantation (LSCT) following severe corneal chemical burns. J Fr Ophtalmol. 2022;45(3):352-357. doi:10.1016/j.jfo.2021.08.003 · PubMed 35063298
- Sharma N, Venugopal R, Mohanty S, Priyadarshini K, Nagpal R, Singhal D, et al. Simple limbal epithelial transplantation versus cultivated limbal epithelial transplantation in ocular burns. Ocul Surf. 2024;34:504-509. doi:10.1016/j.jtos.2024.10.007 · PubMed 39442877
- Bonnet C, Gonzalez S, Deng SX. Limbal stem cell therapy. Curr Opin Ophthalmol. 2024;35(4):309-314. doi:10.1097/ICU.0000000000001061 · PubMed 38813737
I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


