Fino all’inizio degli anni Duemila, a chi aveva un cheratocono che peggiorava si potevano offrire soprattutto lenti a contatto sempre più adattate e, quando non bastavano più, un trapianto di cornea. Erano strade per vedere meglio, non per fermare la malattia: la cornea continuava a cedere.
Il cross-linking corneale ha cambiato la prospettiva. Con gocce di riboflavina, la vitamina B2, e una luce ultravioletta A rende più rigida la cornea, e secondo la revisione Cochrane del 2021 è l’unico trattamento che abbia mostrato di rallentare la progressione del cheratocono1. Il protocollo classico è in uso dall’inizio degli anni Duemila8. Come funziona, per chi è indicato e quanto sono solide le prove?
In breve
- Il cross-linking usa gocce di riboflavina e luce ultravioletta A per rendere più rigida la cornea; serve a frenare il cheratocono che peggiora, non a correggere il difetto visivo1.
- In uno studio randomizzato su 205 persone, a un anno la cornea dei trattati era meno curva, mentre nel gruppo di controllo la malattia continuava a progredire3.
- Nei ragazzi tra 10 e 16 anni, uno studio randomizzato ha trovato una progressione nel 7% dei trattati contro il 43% di chi riceveva le sole cure abituali4.
- La tecnica che lascia intatto l’epitelio è più confortevole, ma secondo una meta-analisi frena meno la malattia; le prove non sono conclusive1,6.
- Gli effetti indesiderati, il più frequente dei quali è un’opacità della cornea, sono per lo più transitori2,3.
In questo articolo
Che cosa fa il cross-linking alla cornea
La cornea deve la sua forma soprattutto alle fibre di collagene dello stroma, lo strato centrale. Il cross-linking punta ad aumentare i legami tra queste fibre, così che la cornea diventi più rigida e smetta di sfiancarsi.
Nella tecnica originale, detta epi-off, il chirurgo rimuove l’epitelio, lo strato più superficiale della cornea, e applica gocce di riboflavina, che fa da sostanza sensibile alla luce, per tutta la durata dell’esposizione alla luce ultravioletta A1. Nella tecnica epi-on, o transepiteliale, l’epitelio resta al suo posto: l’obiettivo è una cicatrizzazione più rapida, meno fastidio, un recupero più veloce della vista e un rischio minore di opacità della cornea1.
Per chi è indicato
Il cross-linking si propone a chi ha un cheratocono in progressione, cioè che peggiora da una visita all’altra. Come misurare il peggioramento, però, non è ancora uniforme: negli studi sui bambini il criterio più usato è un aumento di almeno 1 diottria della curvatura della cornea7, e la Cochrane chiede di standardizzare definizioni e metodi1.
Il rischio di peggiorare non è uguale per tutti. Secondo una meta-analisi sulla storia naturale del cheratocono, su 11.529 occhi, la curvatura della cornea aumenta di 0,8 diottrie in meno all’anno per ogni dieci anni di età in più; gli autori suggeriscono una soglia più bassa per il cross-linking sotto i 17 anni e quando la cornea è già molto curva5. Sintomi e diagnosi sono nell’articolo sul cheratocono.
Lo stesso trattamento si usa per l’ectasia, lo sfiancamento della cornea che può seguire la chirurgia refrattiva, con un beneficio in uno studio randomizzato su 179 persone9: ne parliamo nell’articolo sui rischi del laser.
Cross-linking e cheratocono: che cosa dicono gli studi randomizzati
La prima revisione Cochrane, del 2015, aveva trovato solo tre studi randomizzati, con 225 occhi di adulti trattati con la tecnica epi-off. Le prove erano di qualità molto bassa, ma l’effetto potenziale era ampio: in uno studio, a 36 mesi, un aumento di almeno 2 diottrie della curvatura era molto meno frequente negli occhi trattati2.
Nel 2017 uno studio randomizzato in più centri ha coinvolto 205 persone con cheratocono in progressione; il gruppo di controllo riceveva solo le gocce di riboflavina, come trattamento simulato. A un anno, negli occhi trattati la curvatura massima della cornea era diminuita in media di 1,6 diottrie, mentre nei controlli la malattia continuava a progredire; nel 31,5% dei trattati la curvatura si era ridotta di almeno 2 diottrie, nel 5,6% era aumentata di almeno 2. Anche l’acuità visiva, con e senza correzione, era in media aumentata3.
Lo studio
KERALINK: il cross-linking nei ragazzi
Lo studio ha coinvolto 60 ragazze e ragazzi tra i 10 e i 16 anni con cheratocono in progressione. Per ciascuno, un occhio è stato assegnato a caso al cross-linking più le cure abituali oppure alle sole cure abituali, cioè occhiali o lenti a contatto quando servivano; chi misurava i risultati non sapeva quale trattamento fosse stato fatto. Dopo 18 mesi la cornea dell’occhio trattato era in media meno curva di 3 diottrie rispetto ai controlli, e l’acuità visiva senza correzione era superiore. La malattia era progredita in 2 ragazzi su 30 nel gruppo trattato (7%) e in 12 su 28 nel gruppo con le sole cure abituali (43%). Lo studio è piccolo e l’osservazione breve: gli autori ricordano che il beneficio va confermato nel tempo4.
Una revisione degli studi pubblicati tra il 2018 e il 2023, con almeno due anni di osservazione, riporta che il protocollo classico ferma la malattia e fa migliorare diversi indici visivi e della forma della cornea fino a 13 anni dopo il trattamento; gli autori chiedono però altra ricerca per perfezionare i protocolli8.
Epi-off o epi-on: togliere o no l’epitelio
La revisione Cochrane del 2021 ha confrontato le due tecniche in 13 studi randomizzati, con 723 occhi di 578 partecipanti. Non ha trovato una differenza importante nella curvatura della cornea a un anno o più, con prove di certezza molto bassa; ha trovato invece, con prove di certezza moderata, un leggero aumento di opacità o cicatrici con la tecnica epi-off. Conclusione: non sappiamo ancora se la tecnica epi-on, o qualunque altra variante, offra un vantaggio1.
Un’altra meta-analisi del 2021, su 12 studi e 966 occhi, ha trovato con la tecnica transepiteliale meno complicanze ma un rischio di progressione a un anno circa quattro volte e mezzo più alto rispetto all’epi-off. È un rischio relativo, con un margine di incertezza ampio, e la qualità delle prove era moderata6. Una revisione del 2024 considera invece le tecniche transepiteliali e quelle accelerate alternative ben tollerate con un’efficacia simile8. Le prove, insomma, non concordano: più comfort da una parte, forse una minore efficacia dall’altra.
Nei bambini e nei ragazzi
Nei più giovani il cheratocono tende a peggiorare più in fretta5, e lo studio KERALINK ha mostrato in questa fascia d’età un beneficio netto4. Non sempre però basta: una revisione di 37 studi, con 2.078 occhi di bambini e ragazzi, ha stimato che dopo il cross-linking epi-off la malattia continui a progredire in circa il 10% degli occhi, con grandi differenze tra gli studi7. Per questo i controlli continuano anche dopo il trattamento.
Rischi ed effetti indesiderati
Nella revisione Cochrane del 2015 gli effetti indesiderati non erano rari ma per lo più transitori e di scarsa importanza clinica: in uno studio li hanno avuti 3 persone trattate su 12, in un altro 3 su 50 a tre anni, con gonfiore della cornea, infiammazione nella parte anteriore dell’occhio, piccole infiltrazioni o erosioni ricorrenti2. Nello studio del 2017 l’opacità della cornea è stata l’effetto indesiderato più segnalato, senza variazioni significative, a un anno, delle cellule dell’endotelio, lo strato più interno della cornea3.
Quando parlarne con l’oculista
- Se hai un cheratocono, soprattutto da giovane: i controlli regolari servono a capire se la malattia peggiora, che è la condizione per proporre il cross-linking1,5.
- Se la vista cambia in fretta, o occhiali e lenti vanno rifatti spesso: è un’informazione utile per decidere se e quando trattare5.
- Dopo il trattamento: dolore che aumenta invece di diminuire, occhio sempre più rosso o vista che peggiora nei giorni successivi vanno riferiti subito al centro che ha eseguito il cross-linking; se è urgente, chiama il 112 o vai in pronto soccorso.
Domande frequenti
Il cross-linking fa male?
Con la tecnica epi-off l’epitelio viene rimosso e deve ricrescere, e nei giorni successivi possono esserci fastidio e dolore; la tecnica epi-on è nata proprio per ridurre il disagio1.
Dopo il cross-linking si vede meglio?
Non è il suo obiettivo: serve a fermare il peggioramento della cornea1. In alcuni studi la cornea è diventata un po’ meno curva e l’acuità visiva è aumentata in media2,3, ma il cross-linking non corregge il difetto visivo: per quello servono occhiali, lenti a contatto o altri trattamenti1.
A che età si può fare il cross-linking?
Gli studi hanno riguardato sia adulti sia ragazzi: KERALINK ha incluso partecipanti tra i 10 e i 16 anni4, e la meta-analisi sulla storia naturale suggerisce di valutarlo prima sotto i 17 anni, quando la malattia corre di più5.
L’effetto del cross-linking dura nel tempo?
Le osservazioni più lunghe riportano una cornea stabile fino a 13 anni dopo il protocollo classico8. Nei bambini e nei ragazzi, però, la malattia continua a progredire in circa un occhio su dieci7: per questo i controlli proseguono anche dopo.
Il cross-linking ha dato a chi ha un cheratocono in progressione qualcosa che prima non c’era: un modo per frenare la malattia invece di inseguirla con lenti sempre nuove1. Le prove, nate da pochi studi piccoli, sono cresciute con studi randomizzati anche nei ragazzi3,4; restano aperte le domande sulla tecnica più adatta e sulla durata dell’effetto1,8.
Fonti
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


