Per molte persone basta accostare la parola «iniezione» alla parola «occhio» per voler cambiare discorso. Eppure le iniezioni intravitreali, cioè nella cavità interna dell’occhio, sono diventate la procedura più eseguita dentro l’occhio in tutto il mondo1.
Tra le malattie trattate così c’è la forma umida, o neovascolare, della degenerazione maculare legata all’età. Per questa malattia la terapia con i farmaci anti-VEGF è considerata di prima scelta2, e i suoi effetti sono stati misurati in decine di studi randomizzati3,5.
In breve
- Nella forma umida crescono sotto la retina vasi sanguigni anomali, accompagnati da liquido; i farmaci anti-VEGF bloccano il segnale chimico che ne stimola la crescita2,3.
- In una revisione Cochrane di 16 studi randomizzati, chi riceveva le iniezioni aveva una probabilità circa quattro volte più alta di guadagnare almeno tre righe di vista rispetto a chi non le riceveva3.
- Con lo schema «tratta ed estendi», che allunga gli intervalli quando la malattia è inattiva, la vista è risultata simile a quella degli schemi fissi, con meno iniezioni4.
- L’infezione dell’interno dell’occhio, l’endoftalmite, è rara: circa un caso ogni 2.000 iniezioni negli studi riuniti7.
- La continuità conta: nella pratica reale fino a metà dei pazienti abbandona le iniezioni entro due anni9.
In questo articolo
Che cosa succede nella maculopatia umida
Nella forma umida, sotto la macula, crescono vasi sanguigni nuovi e anomali, accompagnati da liquido che si raccoglie dentro o sotto la retina2. Il liquido gonfia e deforma la zona centrale della vista: da qui le linee storte e la macchia al centro che abbiamo descritto nell’articolo sui sintomi della maculopatia.
Uno dei motori di questa crescita è il VEGF, il fattore di crescita dell’endotelio vascolare: una proteina che l’organismo usa per formare nuovi vasi. I farmaci anti-VEGF la bloccano. Negli studi, rispetto a chi non era trattato, le iniezioni hanno ridotto le dimensioni della rete di vasi anomali e lo spessore della retina gonfia di liquido3.
Perché proprio un’iniezione? Perché il farmaco deve arrivare nel vitreo, il gel trasparente che riempie l’occhio, e da lì alla retina. Prima della procedura l’occhio viene anestetizzato con gocce e disinfettato con cura. Molti dettagli della tecnica non sono mai stati studiati con sperimentazioni randomizzate e le pratiche variano molto nel mondo: per questo la società europea degli specialisti della retina ha pubblicato raccomandazioni di consenso1.
Degenerazione maculare umida: la terapia alla prova degli studi
Lo studio
La revisione Cochrane sui farmaci anti-VEGF
Nel 2019 la Cochrane ha riunito 16 studi randomizzati con 6.347 persone con maculopatia umida, seguite per almeno un anno in centri di cinque continenti3. Rispetto a chi riceveva un trattamento di confronto, come un’iniezione simulata o la terapia fotodinamica usata in precedenza, chi riceveva un anti-VEGF aveva una probabilità circa quattro volte più alta di guadagnare almeno 15 lettere, cioè tre righe della tabella usata negli studi, e una probabilità più alta di non perderne 15 o più. Nei tre studi di uno dei farmaci, la differenza media dopo un anno era di quasi 18 lettere. La certezza delle prove era da moderata ad alta, e la maggior parte degli studi aveva un basso rischio di errori sistematici3.
In numeri assoluti: con iniezioni mensili, dopo un anno circa 95 persone su 100 non avevano perso 15 lettere o più, contro circa 62 su 100 tra chi riceveva un’iniezione simulata2.
Da allora sono arrivati altri farmaci e altri modi di usarli. Una meta-analisi del 2025 ha confrontato 49 studi randomizzati, con oltre 23.000 occhi, prendendo come riferimento le iniezioni mensili di uno dei primi farmaci: nessun farmaco e nessuno schema ha dato una risposta superiore sull’acuità visiva, mentre diversi farmaci e schemi hanno ridotto in modo rilevante il numero di iniezioni nel primo anno5. Mancano però dati a lungo termine sui farmaci più recenti5.
Ogni quanto si fanno le iniezioni
Il trattamento comincia di solito con una fase di carico, con alcune iniezioni ravvicinate5. Poi si segue uno di tre schemi:
- a intervalli fissi, con iniezioni a cadenza regolare;
- al bisogno, con controlli frequenti e un’iniezione solo quando gli esami mostrano che la malattia è di nuovo attiva;
- tratta ed estendi: si inietta a ogni visita, ma se la retina è asciutta si allunga l’intervallo successivo, e se ricompare liquido lo si accorcia.
Una meta-analisi del 2023 ha confrontato questi schemi in studi randomizzati e osservazionali4. Con il «tratta ed estendi» l’acuità visiva è risultata simile a quella degli schemi fissi, a uno e a due anni, ma con meno iniezioni: per uno dei farmaci studiati, circa 2,4 in meno nel primo anno e 6 in meno in due anni. Rispetto allo schema al bisogno ha dato circa 4 lettere in più, con un numero maggiore di iniezioni. Gli autori giudicano queste prove di bassa certezza4.
Quante iniezioni servano a una persona, e con che ritmo, dipende da come risponde la sua retina: è una decisione che si prende con l’oculista.
Biosimilari e farmaci a durata più lunga
Come per altri farmaci biologici, anche per gli anti-VEGF esistono i biosimilari, versioni sviluppate per essere equivalenti a un farmaco di riferimento. Una revisione Cochrane del 2024 ha concluso, con prove di certezza da bassa ad alta, che tra i biosimilari approvati e i farmaci di riferimento c’è poca o nessuna differenza nei benefici e nei danni6. Gli studi però sono ancora pochi e i dati di sicurezza a lungo termine scarsi6.
L’altra direzione della ricerca è alleggerire il peso delle visite. Nella meta-analisi del 2025, alcuni farmaci più recenti, somministrati dopo la fase di carico con il «tratta ed estendi» o a intervalli fissi di 12 o 16 settimane, offrivano secondo gli autori l’equilibrio più favorevole tra risultati sulla vista, risultati sulla retina e numero di iniezioni5.
I rischi delle iniezioni
La complicazione più temuta è l’endoftalmite, un’infezione dell’interno dell’occhio. È rara: una meta-analisi di 9 studi, con oltre 174.000 iniezioni, ha contato 88 casi, circa uno ogni 2.000 iniezioni7. La stessa analisi non ha trovato differenze tra chi riceveva colliri antibiotici e chi no: secondo gli autori, contro le infezioni conta un’asepsi rigorosa7.
Un’altra domanda aperta riguarda l’atrofia maculare, un assottigliamento della retina centrale che può comparire negli anni negli occhi con forma umida in trattamento. In una meta-analisi del 2025 su oltre 3.000 occhi, ne erano colpiti circa 11 occhi su 100 dopo un anno e 29 su 100 dopo due anni; le prove sono però di bassa certezza e i risultati degli studi molto diversi tra loro8.
Perché la continuità conta
I risultati degli studi si ottengono con visite e iniezioni regolari, che nella vita reale non sono scontate: una revisione sistematica di 37 studi ha trovato che fino a metà dei pazienti abbandona le iniezioni entro 24 mesi, e che saltare visite o iniezioni previste è frequente, con stime dal 32 al 95% dei pazienti a seconda di come lo si definisce9.
Le prove più solide indicano come cause una vista di partenza più bassa e una risposta scarsa alla terapia; contano però anche ostacoli pratici che si possono affrontare, come la mancanza di trasporti, o aspettative diverse da ciò che la terapia può dare9. Per la maggior parte delle persone, del resto, le iniezioni servono a conservare la vista, e per una parte a recuperarne un po’3. Che cosa abbia significato per i casi di cecità in Europa lo raccontiamo nell’articolo Con la maculopatia si diventa ciechi?.
Quando parlarne con l’oculista
- Se nei giorni dopo un’iniezione l’occhio diventa sempre più rosso e dolente, o la vista cala: contatta subito il centro che ti ha trattato.
- Se in un occhio trattato ricompaiono linee storte o una macchia centrale prima del controllo previsto, o se noti questi disturbi nell’altro occhio.
- Se il calendario delle visite è difficile da sostenere, per esempio per i trasporti: parlarne con il centro che ti segue può aiutare a trovare soluzioni9.
- Subito: dolore intenso con un calo improvviso della vista. Chiama il 112 o vai in pronto soccorso; trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze.
Domande frequenti
Le iniezioni nell’occhio fanno male?
Prima della procedura l’occhio viene anestetizzato con gocce, e il fastidio varia da persona a persona. Le tecniche di preparazione non sono uguali ovunque1: se il dolore ti preoccupa, è una domanda da fare al centro che ti segue.
Per quanto tempo bisogna fare le iniezioni?
Non c’è una durata uguale per tutti. Negli studi sugli schemi di trattamento i risultati sono stati misurati fino a due anni, con intervalli adattati all’attività della malattia4. Quando allungare gli intervalli o fermarsi lo decide l’oculista sulla base degli esami.
I biosimilari sono uguali ai farmaci originali?
Secondo la revisione Cochrane del 2024 non ci sono differenze importanti nei benefici e nei danni, ma gli studi sono ancora pochi6.
Tante iniezioni sono pericolose per il cuore o per il resto del corpo?
Una meta-analisi di 52 studi non ha trovato un aumento della mortalità con un numero più alto di iniezioni, né a 12 né a 24 mesi; un segnale debole è emerso solo nelle persone con edema maculare diabetico10.
Un’iniezione nell’occhio resta un’esperienza che pochi affrontano a cuor leggero. Ma è una terapia studiata a fondo: circa 95 persone su 100 trattate ogni mese non hanno perso tre righe di vista in un anno2. Il resto lo fanno la regolarità dei controlli e il dialogo con chi segue la terapia.
Fonti
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


