Il glaucoma ha una caratteristica che lo rende diverso da quasi tutte le altre malattie degli occhi: per anni non si fa sentire. Non fa male, non arrossa l’occhio, non annebbia la lettura. Lavora ai margini del campo visivo, dove il cervello compensa i vuoti senza che ce ne accorgiamo, e quando la vista centrale comincia a cedere il danno è già avanzato.
Per questo i numeri più impressionanti sul glaucoma non riguardano chi è malato, ma chi non sa di esserlo. Un’analisi del 2025 del consorzio europeo di epidemiologia oculare, che ha riunito i dati individuali di oltre 55.000 adulti in 14 studi di popolazione, stima che in Europa le persone con glaucoma siano circa 12,3 milioni, e che 6,9 milioni non abbiano mai ricevuto una diagnosi1.
In breve
- Il glaucoma è un gruppo di malattie che danneggiano lentamente il nervo ottico; il danno non si recupera.
- Nella forma più comune non dà sintomi fino alle fasi avanzate: in Europa più della metà dei casi non è diagnosticata1.
- L’età, la familiarità, la miopia e una pressione dell’occhio elevata sono i fattori di rischio più solidi4.
- I grandi studi randomizzati mostrano che abbassare la pressione dell’occhio rallenta la malattia5,6.
- Una forma più rara, la chiusura d’angolo acuta, è invece un’urgenza: occhio rosso all’improvviso, dolore, mal di testa9.
In questo articolo
Che cos’è il glaucoma
Con la parola glaucoma si indica un gruppo di malattie che hanno un esito comune: la perdita progressiva delle fibre del nervo ottico, il cavo che porta le immagini dall’occhio al cervello. Quando le fibre si perdono, nel campo visivo compaiono zone cieche (gli oculisti le chiamano scotomi), che all’inizio stanno ai lati e solo più tardi si avvicinano al centro.
La forma più diffusa in Europa è il glaucoma primario ad angolo aperto: il liquido che nutre la parte anteriore dell’occhio, l’umore acqueo, defluisce con più difficoltà del dovuto, ma la via di uscita resta aperta. C’è poi il glaucoma da chiusura d’angolo, in cui la via di uscita si restringe o si chiude; può comparire in modo graduale oppure all’improvviso, con un attacco acuto9.
Un punto da chiarire subito: glaucoma non vuol dire «pressione alta dell’occhio». La pressione intraoculare elevata è il fattore di rischio più importante e l’unico su cui oggi si può agire, ma esistono persone con pressione alta che non sviluppano mai la malattia e persone con un glaucoma a pressione nella norma. Le linee guida della European Glaucoma Society insistono proprio su questo: un valore di pressione può essere adatto per una persona e dannoso per un’altra, e la cura va costruita sul singolo paziente8.
Quanto è diffuso, in Europa e nel mondo
Una meta-analisi di 50 studi di popolazione pubblicata nel 2014 ha stimato che il glaucoma riguardi il 3,5% delle persone tra i 40 e gli 80 anni nel mondo, circa 64 milioni di persone nel 2013, con una previsione di quasi 112 milioni nel 2040 per effetto dell’invecchiamento della popolazione2.
Lo studio europeo del 2025 ha trovato una prevalenza standardizzata per età del 3% circa negli adulti sopra i 40 anni. La probabilità di averlo cresce di circa un terzo ogni cinque anni di età ed è un po’ più alta negli uomini; entro il 2050 i casi in Europa dovrebbero aumentare di oltre un milione1.
Il dato che colpisce di più, però, è un altro: il 56% delle persone con glaucoma trovate in quegli studi non sapeva di averlo, e sotto i 55 anni la quota superava l’80%1. Una revisione sistematica di 55 studi in tutto il mondo era arrivata alla stessa conclusione: in ogni regione del pianeta più della metà dei casi non era stata riconosciuta, con l’Europa in una posizione relativamente migliore di Africa e Asia3.
Chi rischia di più
Una meta-analisi del 2024 sugli studi che hanno seguito nel tempo gruppi di persone ha individuato i fattori di rischio più consistenti per il glaucoma ad angolo aperto4:
- l’età, il fattore più costante: il rischio cresce anno dopo anno;
- la familiarità: avere un parente con glaucoma è associato a un rischio circa due volte e mezzo più alto;
- la miopia, associata a un rischio circa doppio;
- una pressione intraoculare elevata;
- il sesso maschile, con un rischio un po’ più alto.
La meta-analisi del 2014 aveva trovato anche una frequenza più alta nelle persone di origine africana e in chi vive in città2. Nessuno di questi fattori, preso da solo, dice se una persona svilupperà la malattia: servono a capire chi ha più motivi per non trascurare i controlli. Se hai un genitore, un fratello o una sorella con il glaucoma, è un’informazione da riferire all’oculista.
Che cosa hanno dimostrato i grandi studi
Due sperimentazioni cliniche, entrambe pubblicate nel 2002, sono la base di come oggi si pensa al glaucoma.
Lo studio
Early Manifest Glaucoma Trial: trattare subito o aspettare?
Lo studio ha seguito per una mediana di 6 anni 255 persone con un glaucoma ad angolo aperto appena scoperto, assegnate a caso al trattamento immediato per abbassare la pressione oppure a nessun trattamento iniziale. La terapia ha ridotto la pressione in media del 25%. La malattia è peggiorata nel 45% delle persone trattate e nel 62% di quelle non trattate, e nei trattati il peggioramento è arrivato più tardi; il beneficio si è visto sia nei glaucomi con pressione alta sia in quelli con pressione normale5.
Il secondo studio, l’Ocular Hypertension Treatment Study, ha riguardato persone con pressione oculare alta ma senza danni al nervo ottico. Dopo cinque anni, il glaucoma era comparso nel 4,4% di chi usava colliri per abbassare la pressione e nel 9,5% di chi era solo osservato. Gli stessi autori precisano che il risultato non significa che tutte le persone con pressione al limite debbano essere trattate: la decisione dipende dal rischio di ciascuno6. Ne parliamo nell’articolo sulla pressione oculare alta.
Più di recente, lo studio britannico LiGHT ha confrontato due modi di cominciare la terapia in 718 persone: i colliri oppure un trattamento laser chiamato trabeculoplastica laser selettiva. Dopo tre anni la qualità di vita era simile nei due gruppi e circa tre persone su quattro trattate con il laser non avevano bisogno di colliri per mantenere la pressione nell’obiettivo fissato7. Quale strada sia adatta a una persona, però, lo decide l’oculista.
Come si scopre
Proprio perché non dà sintomi, il glaucoma si trova soprattutto cercandolo. Nella visita oculistica gli elementi chiave sono tre: la misura della pressione dell’occhio, l’osservazione del nervo ottico (il fondo dell’occhio, spesso con l’aiuto di un esame chiamato OCT) e, quando serve, l’esame del campo visivo, che mappa le zone in cui si vede e quelle in cui no8. Abbiamo raccontato come funzionano questi esami negli articoli sull’esame del campo visivo e sull’OCT.
La pressione da sola non basta per la diagnosi: è il quadro completo che conta. Ed è anche per questo che uno studio europeo ha trovato così tanti casi sfuggiti, soprattutto nelle persone più giovani, che vanno meno spesso dall’oculista1.
Quando parlarne con l’oculista
- Se hai familiari con glaucoma, sei molto miope o ti hanno detto che la pressione dell’occhio è alta: parlane con l’oculista per stabilire ogni quanto controllarti.
- Se ti sembra di non vedere bene ai lati, per esempio urti spesso oggetti che arrivano di fianco.
- Subito, il giorno stesso: occhio che diventa rosso all’improvviso, con dolore, mal di testa e pupilla dilatata. Possono essere i segni di una chiusura d’angolo acuta, che va riconosciuta e trattata in urgenza9. Chiama il 112 o vai in pronto soccorso: trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze.
Domande frequenti
Il glaucoma porta alla cecità?
Può portarci se non viene riconosciuto e seguito, ed è una delle principali cause di cecità irreversibile nel mondo2. Ma i grandi studi mostrano che abbassare la pressione dell’occhio rallenta la malattia5: per la maggior parte delle persone con una diagnosi e una terapia seguite nel tempo, l’obiettivo realistico è conservare una vista utile per tutta la vita.
Se la pressione dell’occhio è normale, posso escludere il glaucoma?
No. Esiste un glaucoma a pressione normale e, al contrario, una pressione alta non sempre porta alla malattia6,8. Per una diagnosi servono anche l’esame del nervo ottico e, se necessario, del campo visivo.
Il glaucoma è ereditario?
Non si eredita in modo semplice, ma la familiarità conta: avere un parente stretto con glaucoma è associato a un rischio circa due volte e mezzo più alto4. È un’informazione utile da dare all’oculista.
Il danno del glaucoma si può recuperare?
No: le fibre del nervo ottico perse non si rigenerano. Le terapie disponibili servono a rallentare o fermare la perdita, per questo conta tanto accorgersene presto5,8.
Il glaucoma non si sente, ma si può vedere: basta che qualcuno lo cerchi. In un continente in cui milioni di persone convivono con la malattia senza saperlo1, la notizia migliore viene dagli studi degli ultimi vent’anni: quando la si trova e la si segue, la si può rallentare.
Fonti
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


