Chi riceve una diagnosi di glaucoma, prima o poi, chiede all’oculista: il glaucoma si può curare? La risposta onesta ha due metà. Le fibre del nervo ottico già perse non si rigenerano. Ma la malattia si può rallentare, e in molte persone fermare quasi del tutto, abbassando la pressione dentro l’occhio.
È su questo punto che la ricerca degli ultimi trent’anni è più solida. Secondo una revisione pubblicata su The Lancet, il peggioramento di solito si arresta quando la pressione intraoculare scende del 30–50% rispetto al valore di partenza; per arrivarci si usano colliri, laser e, se non bastano, la chirurgia1.
In breve
- Il glaucoma si cura nel senso di rallentarlo: il danno già avvenuto al nervo ottico non si recupera1.
- In un grande studio randomizzato, ogni millimetro di mercurio di pressione in meno si è associato a un rischio di peggioramento più basso di circa il 10%2.
- Tutti i colliri usati come prima scelta abbassano la pressione; le differenze tra quelli della stessa famiglia sono piccole4.
- Come primo trattamento, il laser ha dato risultati paragonabili ai colliri e a tre anni ha permesso a tre persone su quattro di farne a meno7,8.
- Per le tecniche chirurgiche mininvasive le prove sono ancora parziali e cambiano da dispositivo a dispositivo9.
In questo articolo
Il glaucoma si può curare? Che cosa significa davvero
Parlare di guarigione sarebbe scorretto. Il glaucoma è una malattia cronica, la prima causa al mondo di cecità irreversibile1. L’obiettivo delle terapie è conservare per tutta la vita la vista che c’è, agendo sull’unico bersaglio con prove solide di efficacia: la pressione intraoculare5, che dipende dall’equilibrio tra il liquido prodotto dentro l’occhio, l’umore acqueo, e quello che ne esce attraverso un piccolo filtro chiamato trabecolato.
Che abbassarla serva lo ha mostrato l’Early Manifest Glaucoma Trial, uno studio randomizzato su 255 persone con glaucoma iniziale: il trattamento ha dimezzato il rischio di peggioramento rispetto al non trattare subito, e ogni millimetro di mercurio (mmHg) in meno rispetto alla partenza si è associato a un rischio più basso di circa il 10%2. Ne abbiamo raccontato i dettagli nell’articolo su che cos’è il glaucoma.
I colliri: che cosa dicono gli studi
Le gocce sono la terapia più diffusa. Ne esistono diverse famiglie: alcune riducono la produzione di umore acqueo, altre ne facilitano l’uscita.
Lo studio
UKGTS: un collirio contro un placebo, con il campo visivo come metro
Nel Regno Unito 516 persone con un glaucoma ad angolo aperto sono state assegnate a caso a un collirio con latanoprost, un analogo delle prostaglandine, oppure a un collirio senza principio attivo. Dopo 24 mesi la pressione era scesa in media di 3,8 mmHg con il farmaco e di 0,9 con il placebo. Il campo visivo, cioè l’estensione di ciò che si vede, si è conservato più a lungo nel gruppo trattato: il rischio di peggioramento era più basso di oltre la metà (un rischio relativo, espresso come hazard ratio di 0,44). È stato il primo studio controllato con placebo a mostrare questo effetto sulla vista con un farmaco per la pressione; nessuno dei 18 eventi avversi gravi registrati è stato attribuito al collirio3.
Quale collirio, allora? Una revisione sistematica con meta-analisi a rete, che ha riunito 114 studi randomizzati e oltre 20.000 partecipanti, ha confrontato i farmaci usati come prima scelta nel glaucoma ad angolo aperto. Tutti abbassavano la pressione più del placebo a tre mesi. I tre principi attivi più potenti, tutti analoghi delle prostaglandine, l’hanno ridotta in media di 4,8–5,6 mmHg; gli altri tra 1,9 e 4,5 mmHg4.
Gli autori avvertono però che le differenze tra farmaci della stessa famiglia sono piccole e forse poco rilevanti nella pratica, e che nella scelta contano anche gli effetti indesiderati, le preferenze della persona e i costi4.
Gli effetti indesiderati non sono un dettaglio. Un lavoro del 2023, costruito su una revisione sistematica con meta-analisi, ricorda che la maggior parte delle persone con glaucoma ha l’occhio secco, in buona parte per via delle gocce, e si è concentrato sul cloruro di benzalconio, il conservante più discusso: le versioni che non lo contengono abbassano la pressione allo stesso modo5.
La costanza conta quanto il farmaco
Un collirio funziona solo se viene usato, e lo scarso rispetto della terapia è una delle difficoltà principali nella cura del glaucoma5: la malattia non dà fastidi, e una dose dimenticata non si sente.
Una revisione Cochrane ha raccolto 16 studi, con 1.565 partecipanti, che avevano provato a rendere più regolare l’uso delle gocce6. Gli interventi più articolati, che univano l’informazione a strategie su misura (per esempio legare le gocce a un gesto quotidiano), sembravano aiutare in tre studi. Ma gli studi erano diversi tra loro, in genere brevi (meno di sei mesi) e a rischio di distorsioni: per gli autori le prove non bastano per raccomandarne uno in particolare6.
Il laser: la trabeculoplastica selettiva
La trabeculoplastica laser selettiva è un trattamento ambulatoriale: un laser a bassa energia agisce sul trabecolato e ne facilita il deflusso.
Lo studio
LiGHT: cominciare con il laser invece che con le gocce
Lo studio britannico LiGHT ha assegnato a caso 718 persone con glaucoma ad angolo aperto o con pressione oculare alta a cominciare con la trabeculoplastica oppure con i colliri, seguendole per tre anni. La qualità di vita è risultata simile nei due gruppi. Dopo 36 mesi il 74% di chi aveva cominciato con il laser non aveva bisogno di gocce per mantenere la pressione nell’obiettivo fissato; nel gruppo dei colliri 11 persone hanno avuto bisogno di un intervento chirurgico, nel gruppo del laser nessuna7. Il limite: lo studio riguardava il primo trattamento, e i risultati non valgono automaticamente per chi ha una malattia avanzata.
Una meta-analisi del 2024, che ha riunito 14 studi randomizzati con 1.706 persone, ha confrontato il laser con i farmaci. A un mese la pressione era più bassa con i colliri; da due a dodici mesi le differenze sparivano, e lo stesso valeva per il campo visivo e la qualità di vita. Chi aveva fatto il laser ha avuto meno interventi chirurgici, meno farmaci e meno effetti indesiderati agli occhi8.
La chirurgia, quando serve
Quando la pressione non scende abbastanza o la malattia avanza, si passa alla chirurgia1. L’intervento classico, la trabeculectomia, crea una nuova via di uscita per l’umore acqueo; un’alternativa è un piccolo tubo di drenaggio.
Una revisione del 2026 sui grandi studi recenti riassume due risultati. Nel glaucoma avanzato, lo studio TAGS ha trovato un controllo migliore della pressione e un minore peggioramento del campo visivo con la trabeculectomia come primo trattamento. Lo studio PTVT, invece, considera appropriati come primo intervento sia la trabeculectomia sia il tubo, da scegliere in base alla pressione di partenza, ai rischi accettati e agli obiettivi della persona10.
Negli ultimi anni si sono diffuse le tecniche chirurgiche mininvasive, note con la sigla inglese MIGS: piccoli dispositivi impiantati spesso durante l’intervento di cataratta. Una panoramica delle revisioni Cochrane ha trovato prove di certezza moderata che aggiungere un certo microstent all’intervento di cataratta renda più probabile fare a meno delle gocce (circa il 60% in più) e abbassi la pressione di 2 mmHg in più nel lungo periodo. Con un secondo stent l’effetto sulla pressione non è durato; un terzo dispositivo è stato associato a un rischio maggiore di perdita della vista9. Mininvasivo, insomma, non vuol dire privo di rischi.
Quando parlarne con l’oculista
- Se fai fatica a usare i colliri ogni giorno o ti accorgi di dimenticarli spesso: parlarne permette di valutare le alternative, laser compreso6,7.
- Se le gocce ti bruciano, ti irritano o arrossano l’occhio5.
- Se tra un controllo e l’altro noti che vedi peggio, ai lati o al centro.
- Subito: dolore forte, occhio rosso o calo improvviso della vista, soprattutto nei giorni dopo un laser o un intervento. Se non riesci a raggiungere l’oculista, vai in pronto soccorso o chiama il 112: trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze.
Domande frequenti
Se con le gocce la pressione è tornata normale, il glaucoma è guarito?
No: vuol dire che la terapia sta funzionando. Il glaucoma resta una malattia cronica e il danno già avvenuto non si recupera1; per questo i controlli della pressione, del nervo ottico e del campo visivo continuano nel tempo.
Dopo il laser servono ancora le gocce?
Dipende. Nello studio LiGHT, a tre anni circa tre persone su quattro trattate con il laser non ne avevano bisogno; le altre sì7.
I colliri per il glaucoma hanno effetti indesiderati?
Possono averne, a cominciare dall’irritazione e dalla secchezza della superficie dell’occhio5. Gli effetti cambiano da farmaco a farmaco, e la revisione sui colliri di prima scelta indica proprio gli effetti indesiderati tra i criteri per decidere4.
L’intervento chirurgico per il glaucoma restituisce la vista?
No. Chirurgia, laser e colliri hanno lo stesso scopo: abbassare la pressione per fermare o rallentare il danno, non riparare il nervo ottico1. Per questo conta tanto accorgersi presto della malattia.
Il glaucoma non si cancella, ma si governa. Colliri, laser e chirurgia hanno alle spalle studi solidi, ognuno con i suoi limiti; la scelta dipende dallo stadio della malattia e dalla persona, e si fa con l’oculista. Il resto lo fa la costanza.
Fonti
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


