Prima il menu del ristorante, poi il foglietto illustrativo di un medicinale, infine il telefono, tenuto a braccio teso. La luce non basta mai e le lettere piccole, fino a ieri nitide, restano sfocate. Per moltissime persone è questo, più dei capelli bianchi, il primo segno dell’età: i report internazionali BCLA CLEAR sulla presbiopia la descrivono come il primo segno di invecchiamento che spesso sperimentiamo1.
La presbiopia non è una malattia e non è un difetto da cui qualcuno è esente: è un cambiamento fisiologico, legato all’età, che riguarda tutti1. Nel 2015 le persone con presbiopia nel mondo erano circa 1,8 miliardi, una su quattro2,3. Che cosa succede dentro l’occhio, perché il legame tra presbiopia ed età è così stretto e quanto pesa nella vita di ogni giorno: ecco che cosa dicono gli studi.
In breve
- La presbiopia è la riduzione, normale con l’età, della capacità dell’occhio di mettere a fuoco da vicino; se ne parla quando la lettura non è più abbastanza nitida per le proprie esigenze1.
- Dipende soprattutto dal cristallino, la lente naturale dell’occhio, che con gli anni si indurisce e cambia forma con più fatica4; il meccanismo preciso è ancora discusso5.
- Nel 2015 le persone con presbiopia erano circa 1,8 miliardi, e 826 milioni vedevano male da vicino perché non avevano occhiali o ne avevano di inadeguati3.
- Non è un problema solo dei paesi poveri: nei paesi sviluppati fino al 34% delle persone con presbiopia non ha una correzione adeguata6.
- Correggerla conta anche sul lavoro: in uno studio randomizzato, ricevere un paio di occhiali da vicino ha aumentato la produttività di circa un quinto9.
In questo articolo
Che cos’è la presbiopia
Per vedere nitido un oggetto vicino, l’occhio deve aumentare il proprio potere di messa a fuoco. Lo fa con l’accomodazione: un piccolo muscolo ad anello, il muscolo ciliare, si contrae e il cristallino, la lente trasparente che sta dietro l’iride, cambia forma e posizione1,4. È ciò che permette a un bambino di leggere un libro tenuto a pochi centimetri dal naso.
Con gli anni questa capacità si riduce. Il gruppo internazionale BCLA CLEAR ha proposto una definizione condivisa: si parla di presbiopia quando la normale riduzione dell’intervallo di messa a fuoco legata all’età arriva al punto in cui, anche con la correzione giusta per lontano, la visione da vicino non è più abbastanza nitida per le esigenze della persona1.
L’ultima parte della definizione è importante. La presbiopia non si fa sentire nello stesso momento per chi ricama e per chi legge di rado: dipende anche da che cosa si fa da vicino, e a quale distanza1,8.
Che cosa succede al cristallino
Nel corso della vita il cristallino diventa progressivamente più duro. L’inizio della presbiopia è associato proprio a questo indurimento e alla minore capacità della lente di cambiare forma quando il muscolo ciliare si contrae4. In pratica il muscolo continua a lavorare, ma la lente risponde sempre meno.
Non tutto, però, è chiarito. Il report BCLA CLEAR del 2024 sui meccanismi ricorda che, dopo oltre un secolo di studi, il funzionamento preciso dell’accomodazione e del progredire della presbiopia è ancora discusso: oltre al cristallino contano le strutture che gli stanno attorno e il controllo nervoso della messa a fuoco5. E una revisione del 2019 conclude che nessuna strategia disponibile compensa del tutto la presbiopia in tutte le persone: restituire all’occhio la messa a fuoco naturale resta un obiettivo lontano6.
Presbiopia ed età: quando comincia e chi se ne accorge prima
La difficoltà a vedere da vicino legata all’età riguarda oltre l’80% delle persone dai 40 anni in su, secondo il dato riportato in uno studio del 20207. Ma il momento in cui ci si accorge della presbiopia non è uguale per tutti. Il report BCLA CLEAR sull’epidemiologia ha raccolto i fattori associati a una comparsa più precoce: l’ambiente, l’alimentazione, quanto si lavora da vicino, i difetti di vista già presenti, i disturbi della messa a fuoco, alcuni farmaci e alcune condizioni di salute, il sonno2. Sono associazioni, non cause dimostrate. Sulla frequenza della presbiopia pesano anche il paese in cui si vive, la città o la campagna e il sesso2.
Il caso del sesso è istruttivo. Una meta-analisi di nove studi trasversali ha trovato che, a giudicare dalle prescrizioni di occhiali per vicino, la presbiopia arriva prima nelle donne; misurando direttamente quanto l’occhio riesce ancora a mettere a fuoco, però, la differenza scompare. Secondo gli autori pesano le attività svolte e le distanze a cui si guarda, non la fisiologia8.
Quante persone hanno la presbiopia, e quante non sono corrette
Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2018 ha stimato 1,8 miliardi di persone con presbiopia nel 2015, il 25% della popolazione mondiale3. Di queste, 826 milioni avevano una vista da vicino insufficiente perché non portavano occhiali o ne portavano di inadeguati: il bisogno di correzione non soddisfatto era del 45%3. Il report BCLA CLEAR prevede che nel 2030 la quota resti simile, intorno al 24%, anche per effetto dell’aumento della miopia; il numero di persone, però, dovrebbe salire a 2,1 miliardi per la crescita e l’invecchiamento della popolazione2.
Una correzione adeguata è più probabile in città e nei paesi più sviluppati, con più spesa sanitaria e meno disuguaglianze3. Ma l’Europa non è al riparo: secondo la revisione del 2019, la presbiopia non corretta arriva fino al 50% delle persone sopra i 50 anni in alcune popolazioni dei paesi in via di sviluppo e fino al 34% nei paesi sviluppati6.
Che cosa cambia nella vita di tutti i giorni
Il report BCLA CLEAR sull’impatto elenca gli ambiti toccati dalla presbiopia: la qualità della visione, il lavoro e la produttività, il peso economico, la salute mentale, la vita sociale e la salute fisica2.
Uno studio del 2020 ha ascoltato le persone dove ne parlano spontaneamente, sui social network: chi raccontava la propria presbiopia citava soprattutto la fatica a leggere i caratteri piccoli, gli occhi affaticati e il mal di testa, e quasi un messaggio su tre ne descriveva il peso, soprattutto emotivo7. È un’indagine piccola, su 270 messaggi, e non rappresenta tutta la popolazione.
Lo studio
PROSPER: occhiali da vicino nelle piantagioni di tè
Lo studio PROSPER, pubblicato nel 2018, ha coinvolto 751 lavoratrici e lavoratori di almeno 40 anni delle piantagioni di tè dell’Assam, in India, tutti con presbiopia e nessuno con occhiali. Metà, estratta a sorte, ha ricevuto subito un paio di occhiali per vicino, l’altra metà alla fine dello studio. In 11 settimane il tè raccolto è passato in media da 25,0 a 34,8 kg al giorno nel primo gruppo e da 26,0 a 30,6 kg nel secondo: una differenza di 5,25 kg al giorno, pari a un aumento relativo della produttività del 21,7%. Alla fine dello studio l’84,5% di chi li aveva ricevuti portava gli occhiali9. Il limite: un lavoro manuale, in un contesto lontano dall’Europa; il numero non vale tale e quale per altri mestieri.
Come si riconosce la presbiopia
Di solito la presbiopia si annuncia da sola, ma una diagnosi chiara è utile: altri disturbi, come i problemi di coordinazione tra i due occhi o l’affaticamento da schermi, possono dare sintomi simili10. Durante la visita si misura l’intervallo in cui l’occhio vede nitido, con questionari, test della vista a diverse distanze ed esami strumentali, per scegliere il tipo di correzione e la sua potenza10.
Le strade possibili, dagli occhiali alla chirurgia, sono confrontate in che cosa funziona contro la presbiopia; a parte trovi gli occhiali da lettura premontati e i colliri per la presbiopia.
Quando parlarne con l’oculista
- Se la difficoltà a leggere da vicino ti limita al lavoro o nella vita quotidiana: una visita serve a misurarla e a scegliere la correzione adatta10.
- Se i disturbi non hanno l’andamento lento e graduale tipico della presbiopia1: un calo della vista comparso all’improvviso, un occhio solo che vede peggio, linee che sembrano storte, una macchia al centro della visione, dolore o occhio rosso.
- In caso di perdita improvvisa della vista chiama il 112 o vai in pronto soccorso: trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze.
Domande frequenti
A che età viene la presbiopia?
Di solito ci si accorge dopo i 40 anni: oltre l’80% delle persone da quell’età in su ha difficoltà a vedere da vicino7. Il momento preciso varia da persona a persona e dipende anche dalle attività svolte, dalle distanze di lettura e dai difetti di vista già presenti2,8.
La presbiopia si può prevenire o fermare?
Con le conoscenze di oggi no: nessuna strategia disponibile restituisce all’occhio la messa a fuoco naturale in tutte le persone6. Alcuni fattori, come l’alimentazione o il sonno, sono stati associati a una comparsa più precoce, ma un’associazione non dimostra che intervenire su di essi la ritardi2.
Chi è miope diventa presbite?
Sì: il cristallino invecchia in tutti4. Chi è un po’ miope, però, spesso riesce ancora a leggere da vicino togliendo gli occhiali, e per questo vive la presbiopia in modo diverso; le stime mondiali tengono conto proprio dell’aumento della miopia2. Le differenze tra i difetti visivi sono spiegate nell’articolo su miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia.
La presbiopia è una trasformazione democratica: arriva per tutti, con tempi diversi. Non si può ancora fermare, ma una correzione adeguata, a partire da un semplice paio di occhiali, cambia concretamente la vita di chi legge e lavora da vicino3,9.
Fonti
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- Markoulli M, Fricke TR, Arvind A, Frick KD, Hart KM, Joshi MR, et al. BCLA CLEAR Presbyopia: Epidemiology and impact. Cont Lens Anterior Eye. 2024;47(4):102157. doi:10.1016/j.clae.2024.102157 · PubMed 38594155
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


