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Occhiali progressivi: perché all’inizio si vede male e come ci si abitua

Il pavimento che sembra più vicino, i bordi che si sfocano, le scale scese con prudenza: le prime settimane con gli occhiali progressivi sono spesso così. Come sono fatte queste lenti e che cosa dicono gli studi.

A cura della redazioneAggiornato il 10 min di lettura10 studi e fonti citatiTesto generato con l'IA
Illustrazione In una lente progressiva si guarda lontano dalla parte alta, a media distanza dal corridoio centrale e da vicino dalla parte bassa. Ai lati la visione è sfocata e un po' deformata: per questo all'inizio serve abituarsi.

Il primo giorno con gli occhiali progressivi è disorientante. Da lontano si vede bene, il giornale si legge, ma basta spostare lo sguardo di lato perché le cose si sfochino, e il pavimento, guardato attraverso la parte bassa delle lenti, sembra più vicino. Sulle scale si va piano. Viene il dubbio che le lenti siano sbagliate.

Spesso non lo sono: è il modo in cui sono costruite. Gli occhiali progressivi sono uno dei modi principali di correggere la presbiopia1, e la maggior parte delle persone ci si abitua. Ma l’adattamento richiede tempo, non riesce a tutti e, nelle persone anziane, incrocia il rischio di cadere.

In breve

  • Le lenti progressive cambiano potere in modo graduale: in alto la correzione per lontano, al centro un corridoio per le distanze intermedie, in basso la zona per leggere2.
  • Il passaggio graduale crea un astigmatismo indesiderato sulla superficie della lente, che i progetti cercano di contenere1: per questo ai lati la visione è meno nitida e un po’ deformata3,4.
  • La maggior parte delle persone si adatta: in uno studio l’abitudine ha richiesto fino a due settimane5, in un altro il 97% dei partecipanti si è adattato nel giro di un mese6.
  • Nelle persone anziane già a rischio, gli occhiali multifocali sono associati a più cadute; un paio di occhiali solo per lontano da usare fuori casa le ha ridotte in chi stava molto all’aperto8,9.
  • Per il computer esistono progressive dedicate, ma in uno studio randomizzato i disturbi sono diminuiti in modo simile con i due tipi di lenti10.
In questo articolo
  1. Come sono fatti gli occhiali progressivi
  2. Perché all’inizio si vede male
  3. Occhiali progressivi e cadute: che cosa dicono gli studi
  4. Al computer: le progressive da lavoro
  5. Le alternative alle progressive
  6. Domande frequenti
  7. Fonti

Come sono fatti gli occhiali progressivi

Le lenti progressive appartengono alla famiglia delle lenti per la presbiopia insieme alle bifocali, ma non hanno la linea di separazione: il potere cresce in modo continuo dall’alto verso il basso2. In alto c’è la correzione per lontano; poi un corridoio stretto, in cui il potere aumenta, utile per lo schermo del computer o il cruscotto; in basso la zona per leggere.

Questa continuità ha un prezzo ottico. Il passaggio graduale da una potenza all’altra produce sulla superficie della lente un astigmatismo indesiderato, e buona parte della ricerca sulle progressive serve proprio a controllarlo. Una revisione sistematica del 2026, che ha analizzato 17 studi sul progetto di queste lenti, descrive l’affermarsi delle superfici «free-form», calcolate da algoritmi, e strategie sempre più raffinate per contenere l’astigmatismo di superficie1. Il risultato, per chi le porta, è che la zona nitida per leggere ha una larghezza limitata e che ai lati, soprattutto nella parte bassa, le immagini appaiono sfocate o deformate3,4.

Le misure contano. In uno studio randomizzato in doppio cieco, 95 persone già abituate alle progressive hanno portato due paia di occhiali, una settimana ciascuno: lenti personalizzate sulla distanza dall’occhio, l’altezza di montaggio e l’inclinazione della montatura, e lenti standard. Le prime sono state preferite e hanno ottenuto una soddisfazione più alta, con una zona nitida per leggere più larga; i normali test della vista, invece, non hanno mostrato differenze importanti3.

Perché all’inizio si vede male

Con le progressive bisogna imparare a puntare la parte giusta della lente verso ciò che si guarda. Finché il gesto non diventa automatico, lo sguardo finisce spesso nelle zone laterali sfocate. E camminando, il pavimento e gli scalini si vedono attraverso la zona per leggere, dove ciò che è lontano appare sfocato: è uno dei motivi per cui le progressive sono studiate in relazione alle cadute4.

Quanto dura questa fase? In uno studio del 1996, 50 persone tra i 44 e i 72 anni hanno provato per quattro settimane le progressive e per altre quattro le bifocali. Anche chi era abituato alle bifocali ha tollerato bene le progressive, pur con un periodo di abitudine fino a due settimane, soprattutto tra i più anziani; alla fine il 96% le ha giudicate buone o molto buone5. Gli autori sottolineano anche l’attenzione da dedicare agli astigmatismi lievi quando si misura la vista5.

Uno studio più recente, in doppio cieco su 71 volontari con presbiopia, ha trovato che il 97% si è adattato alle progressive nel giro di un mese, comprese le persone che in passato le avevano abbandonate o le portavano a fatica; la soddisfazione è cresciuta in modo significativo dopo 30 giorni di uso6. Le lenti erano però montate con un metodo di misura particolare.

Non tutti si adattano. Piccoli studi di laboratorio, su 16 e 31 persone, hanno trovato che chi non riesce ad abituarsi alle progressive ha una minore capacità di regolare la convergenza, cioè il movimento con cui i due occhi si orientano insieme verso un oggetto vicino7. Una revisione del 2026 ammette che come il cervello si adatti a queste lenti è ancora poco compreso1.

Occhiali progressivi e cadute: che cosa dicono gli studi

Per le persone anziane e fragili la questione non è solo il comfort. Una revisione del 2014 riporta che, negli studi epidemiologici, chi porta lenti progressive o bifocali ha una probabilità di cadere circa doppia rispetto a chi non porta lenti multifocali, e che in laboratorio si cammina con più sicurezza tra gli ostacoli con occhiali monofocali8. Sono associazioni: non dimostrano da sole che siano gli occhiali a causare le cadute.

Lo studio

VISIBLE: un paio di occhiali per uscire di casa

Lo studio randomizzato VISIBLE, condotto in Australia, ha coinvolto 606 persone che portavano abitualmente occhiali multifocali, con un’età media di 80 anni e un rischio di cadute aumentato. A metà del gruppo, estratta a sorte, sono stati dati un paio di occhiali monofocali per lontano, con indicazioni su come usarli per camminare e per le attività all’aperto. In 13 mesi le cadute si sono ridotte dell’8%, una differenza che può essere dovuta al caso. Nelle persone che facevano regolarmente attività all’aperto, però, le cadute sono diminuite di circa il 40% in termini relativi; in quelle che uscivano poco, al contrario, le cadute all’aperto sono aumentate9.

Un’analisi successiva degli stessi dati, su 281 partecipanti, ha confrontato i diversi tipi di occhiali: le cadute ripetute hanno riguardato il 31,5% di chi portava bifocali e il 44,6% di chi portava progressive. Tenendo conto degli altri fattori di rischio, le progressive erano associate a una probabilità più che doppia di cadute ripetute rispetto alle bifocali4. È un confronto osservazionale, in persone di 80 anni già a rischio: dice poco su chi a 55 anni cammina sicuro. Gli autori suggeriscono che informare e insegnare a usare bene gli occhiali possa aiutare4.

Al computer: le progressive da lavoro

Per chi lavora davanti a uno schermo esistono progressive pensate per le distanze dell’ufficio. In uno studio randomizzato, 35 persone con dolori al collo legati al lavoro al computer hanno ricevuto progressive da ufficio oppure progressive tradizionali: dopo tre e sei mesi stanchezza visiva e dolore al collo erano diminuiti in entrambi i gruppi, con poche differenze tra le lenti, anche se il gruppo con le lenti da ufficio le ha giudicate più adatte allo schermo10. Per gli autori, le lenti vanno adattate alle attività di ciascuno10. Altri consigli sul lavoro allo schermo sono nell’articolo sull’affaticamento da computer.

Le alternative alle progressive

Il report BCLA CLEAR elenca le alternative: occhiali monofocali, cioè con una sola gradazione, bifocali, oppure lenti a contatto multifocali o in monovisione2. Nello studio del 1996, circa il 40% dei partecipanti ha rifiutato le bifocali, soprattutto chi era abituato ai soli occhiali da lettura5. Per chi legge soltanto possono bastare gli occhiali da lettura premontati, con i loro limiti; tutte le opzioni sono confrontate nell’articolo su che cosa funziona contro la presbiopia.

Quando parlarne con l’oculista

  • Se dopo alcune settimane continui a vedere male, hai mal di testa o vedi doppio: possono contare la prescrizione e le misure del montaggio3,5. Parlane con l’oculista e con chi ha realizzato gli occhiali.
  • Se sei anziano, sei già caduto o hai paura di cadere: gli studi hanno valutato anche un paio di occhiali solo per lontano per camminare all’aperto9. È una scelta da discutere con l’oculista.
  • Una vista doppia o un calo della vista comparsi all’improvviso non dipendono dagli occhiali nuovi: trovi i segnali di urgenza nella pagina sulle urgenze.

Domande frequenti

Quanto tempo ci vuole per abituarsi agli occhiali progressivi?

In uno studio l’abitudine ha richiesto fino a due settimane, soprattutto nelle persone più anziane5; in un altro la soddisfazione è cresciuta in modo significativo dopo 30 giorni di uso6. I tempi variano, e una parte delle persone fatica più di altre7.

Perché con gli occhiali progressivi si vede sfocato ai lati?

Perché il passaggio graduale tra la zona per lontano e quella per vicino crea un astigmatismo indesiderato sulla superficie della lente, che i progetti moderni cercano di contenere1. Con lenti personalizzate sulle misure della montatura, in uno studio la zona nitida per leggere è risultata più larga3.

Gli occhiali progressivi fanno cadere?

Nelle persone anziane già a rischio, gli occhiali multifocali sono associati a più cadute8, e le progressive a più cadute ripetute delle bifocali4: associazioni osservate in persone di circa 80 anni. In uno studio randomizzato, occhiali per lontano da usare fuori casa hanno ridotto le cadute in chi stava molto all’aperto9.

Gli occhiali progressivi chiedono qualche settimana di pazienza, che per la maggior parte delle persone viene ripagata5,6. Non sono però l’unica strada: le alternative si possono sempre discutere con l’oculista.

Fonti

  1. Li J, Wu Y, He M. Design of Progressive Addition Lens for Presbyopia: A Systematic Review. Ophthalmic Physiol Opt. 2026;46(2):395-403. doi:10.1007/s44402-026-00056-w · PubMed 42018248 · PMC
  2. Morgan PB, Efron N, Papas E, Barnett M, Carnt N, Dutta D, et al. BCLA CLEAR Presbyopia: Management with contact lenses and spectacles. Cont Lens Anterior Eye. 2024;47(4):102158. doi:10.1016/j.clae.2024.102158 · PubMed 38631935
  3. Han SC, Graham AD, Lin MC. Clinical assessment of a customized free-form progressive add lens spectacle. Optom Vis Sci. 2011;88(2):234-43. doi:10.1097/OPX.0b013e31820846ac · PubMed 21217408
  4. Lord SR, Ivers R, Cameron ID, Lee BB, Haran M. Fall rates in bifocal, trifocal, and progressive addition lens glasses wearers. Optom Vis Sci. 2025;102(2):106-109. doi:10.1097/OPX.0000000000002218 · PubMed 39882858
  5. Krause K. [Acceptance of progressive lenses]. Klin Monbl Augenheilkd. 1996;209(2-3):94-9. doi:10.1055/s-2008-1035285 · PubMed 8992091
  6. Oscar GE, Irene S, Raul M. Visual satisfaction with progressive addition lenses prescribed with novel foveal fixation axis measurements. Sci Rep. 2023;13(1):11262. doi:10.1038/s41598-023-38446-6 · PubMed 37438410 · PMC
  7. Alvarez TL, Kim EH, Granger-Donetti B. Adaptation to Progressive Additive Lenses: Potential Factors to Consider. Sci Rep. 2017;7(1):2529. doi:10.1038/s41598-017-02851-5 · PubMed 28566706 · PMC
  8. Elliott DB. The Glenn A. Fry award lecture 2013: blurred vision, spectacle correction, and falls in older adults. Optom Vis Sci. 2014;91(6):593-601. doi:10.1097/OPX.0000000000000268 · PubMed 24845699
  9. Haran MJ, Cameron ID, Ivers RQ, Simpson JM, Lee BB, Tanzer M, et al. Effect on falls of providing single lens distance vision glasses to multifocal glasses wearers: VISIBLE randomised controlled trial. BMJ. 2010;340:c2265. doi:10.1136/bmj.c2265 · PubMed 20501583 · PMC
  10. Cagnie B, De Meulemeester K, Saeys L, Danneels L, Vandenbulcke L, Castelein B. The impact of different lenses on visual and musculoskeletal complaints in VDU workers with work-related neck complaints: a randomized controlled trial. Environ Health Prev Med. 2017;22(1):8. doi:10.1186/s12199-017-0611-1 · PubMed 29165106 · PMC

I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).

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