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Affaticamento visivo da computer: la regola 20-20-20 e le altre prove

Occhi che bruciano, righe che si sfocano, mal di testa a fine giornata. Perché gli schermi stancano la vista, che cosa dicono gli studi sulle pause e sulla regola 20-20-20 e che cosa prevedono le norme europee.

A cura della redazioneAggiornato il 10 min di lettura10 studi e fonti citatiTesto generato con l'IA
Illustrazione Lo sguardo resta fisso sullo schermo vicino e, a intervalli regolari, si sposta lontano, fuori dalla finestra. Le pause sono associate a meno disturbi; sulla regola 20-20-20 esistono solo pochi studi piccoli.

Sono le sei di sera e la giornata davanti al monitor si fa sentire: gli occhi bruciano, le righe sembrano meno nitide, alla base del collo c’è una rigidità che al mattino non c’era. Ha un nome, affaticamento visivo da computer (in inglese digital eye strain, a lungo chiamato anche «sindrome da visione al computer»), ed è uno dei disturbi più comuni tra chi lavora o studia con uno schermo.

Nel 2023 un gruppo di lavoro internazionale della Tear Film & Ocular Surface Society (TFOS), dopo aver passato in rassegna gli studi, lo ha definito come la comparsa o il peggioramento di sintomi o segni oculari ricorrenti legati proprio alla visione degli schermi1. Di solito i disturbi sono passeggeri, anche se possono essere frequenti e persistenti2. E dei molti rimedi proposti, pochi sono stati messi alla prova con studi solidi.

In breve

  • L’affaticamento visivo da computer riunisce due gruppi di disturbi: quelli legati alla messa a fuoco e alla visione con i due occhi, e quelli dovuti alla secchezza della superficie dell’occhio2.
  • Davanti allo schermo si ammicca meno spesso e in modo incompleto: è uno dei meccanismi principali, insieme ai difetti di vista non corretti1.
  • Le pause frequenti sono associate a meno sintomi; sulla regola 20-20-20 esistono solo pochi studi piccoli, con risultati non concordi5,6,7.
  • Gli occhiali con filtro per la luce blu non hanno mostrato benefici sull’affaticamento1,9.
  • In Europa una direttiva del 1990 prevede, per chi lavora al videoterminale, pause o cambi di attività e controlli della vista10.
In questo articolo
  1. Che cos’è l’affaticamento visivo da computer
  2. Perché gli schermi stancano gli occhi
  3. Le pause e la regola 20-20-20: che cosa dicono gli studi
  4. Postazione, ammiccamento e lacrime
  5. E gli occhiali con filtro per la luce blu?
  6. Che cosa prevedono le norme europee per chi lavora al videoterminale
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

Che cos’è l’affaticamento visivo da computer

I sintomi descritti più spesso sono mal di testa, occhi stanchi, arrossati, che prudono o lacrimano, fastidio alla luce, bruciore, vista annebbiata, dolore agli occhi, al collo e alle spalle, sensazione di occhio secco3. Una revisione del 2018 li divide in due famiglie: da una parte i disturbi che nascono dallo sforzo di mettere a fuoco da vicino e di far lavorare insieme i due occhi; dall’altra quelli «esterni», simili all’occhio secco2. Questi ultimi li abbiamo raccontati nell’articolo sui sintomi dell’occhio secco.

Quanto è diffuso? Dipende da come lo si misura. La revisione del 2018 stima che riguardi il 50% o più di chi usa il computer2; una revisione del 2024 riporta, a seconda delle persone studiate e dei metodi, percentuali tra l’8,2% e il 100%3. Il rapporto TFOS spiega perché le stime oscillano tanto: mancava una definizione condivisa, e i questionari in uso non distinguono i disturbi dovuti allo schermo da quelli che darebbe lo stesso lavoro su carta1.

Perché gli schermi stancano gli occhi

Il rapporto TFOS individua alcuni meccanismi principali1:

  • si ammicca meno, e spesso in modo incompleto, cioè senza chiudere del tutto le palpebre;
  • un difetto di vista non corretto o corretto solo in parte, oppure un disturbo nella coordinazione dei due occhi;
  • l’impegno mentale del compito;
  • le differenze rispetto alla carta: posizione dello schermo, dimensione dei caratteri, luminosità e riflessi.

L’ammiccamento è al centro dei sintomi della superficie dell’occhio: quando rallenta, il velo di lacrime che copre l’occhio evapora e diventa più concentrato, e compaiono sintomi simili a quelli dell’occhio secco3. Una revisione del 2019 aggiunge altri fattori associati al disturbo: la presbiopia non corretta, una luce troppo intensa, una distanza di lavoro ravvicinata e i caratteri piccoli4. Dopo i 40 anni, quindi, vale la pena conoscere la presbiopia.

Le pause e la regola 20-20-20: che cosa dicono gli studi

Il consiglio più citato è la regola 20-20-20: ogni 20 minuti, guardare per almeno 20 secondi un oggetto lontano almeno 20 piedi, circa 6 metri7. È un consiglio facile da ricordare, ma le prove a suo favore sono poche7.

Una revisione del 2022 sui modi per ridurre l’occhio secco legato al videoterminale ha esaminato 31 studi: fare pause frequenti era associato a meno sintomi, ma nessuno studio aveva valutato la regola 20-20-20 in quanto tale5. Da allora sono arrivati due piccoli esperimenti, con risultati diversi.

Lo studio

Due esperimenti sulla regola 20-20-20

Nel primo, 29 persone che usavano il computer e avevano disturbi hanno installato un programma che, attraverso la webcam, registrava le pause e ricordava di seguire la regola. Dopo due settimane i sintomi di affaticamento e di occhio secco erano diminuiti, ma una settimana dopo aver tolto i promemoria il beneficio non c’era più; i segni misurati sulla superficie dell’occhio e sulle lacrime non erano cambiati6. Tutti i partecipanti hanno ricevuto i promemoria: mancava un gruppo di confronto. Nel secondo, 30 giovani hanno svolto per 40 minuti un compito di lettura impegnativo su un tablet, in quattro sessioni diverse, con pause di 20 secondi ogni 5, 10 o 20 minuti oppure senza pause. I sintomi sono aumentati in tutte le sessioni, e le pause non hanno cambiato né i sintomi né la velocità o la precisione della lettura7.

Due studi così piccoli e brevi non bastano per una conclusione: le pause in generale sono associate a meno disturbi5, i numeri precisi della regola non hanno basi solide7. Conta anche il tempo complessivo: in una revisione sistematica del 2023 sugli utenti di schermi sotto i 40 anni, usarli per più di 4-5 ore al giorno (2 studi, 461 partecipanti) e lavorare a una postazione poco ergonomica (1 studio, 200 partecipanti) erano associati a sintomi più intensi8. Sono associazioni, sostenute da prove di qualità da bassa a moderata.

Postazione, ammiccamento e lacrime

Il rapporto TFOS indica che chi soffre di affaticamento visivo da computer dovrebbe avere una correzione completa del difetto di vista per le distanze a cui lavora, e che ammiccare di più, sistemare l’ambiente di lavoro e fare pause regolari può aiutare1. Nella revisione del 2022, una sedia regolabile con un addestramento all’ergonomia e i programmi che mostrano brevi animazioni per ricordare di ammiccare hanno ridotto segni e sintomi di occhio secco legato al videoterminale5. Sulle lacrime artificiali, invece, il gruppo TFOS chiede studi più numerosi e più ampi1.

E gli occhiali con filtro per la luce blu?

Sono proposti anche a chi lavora al computer, ma le prove non li sostengono. Il rapporto TFOS conclude che, sulla base delle prove migliori disponibili, i filtri per la luce blu non sembrano efficaci contro l’affaticamento1; la revisione del 2023 sugli utenti più giovani non ha trovato prove che lo prevengano (2 studi, 130 partecipanti)8. Una revisione Cochrane del 2023 su 17 studi randomizzati ha concluso che, nel breve periodo, potrebbero non ridurre i sintomi rispetto a lenti senza filtro9.

La storia di quella revisione è nell’articolo sugli occhiali con filtro per la luce blu; il timore di danni alla retina lo affrontiamo in La luce blu degli schermi danneggia gli occhi?

Che cosa prevedono le norme europee per chi lavora al videoterminale

Dal 1990 una direttiva europea fissa le regole minime per il lavoro al videoterminale10. Prevede che il lavoro quotidiano allo schermo sia interrotto periodicamente da pause o da cambi di attività, e che i lavoratori abbiano diritto a un controllo degli occhi e della vista, eseguito da una persona qualificata, prima di cominciare, poi a intervalli regolari e ogni volta che compaiono difficoltà visive che possono dipendere dal lavoro allo schermo. Se il controllo lo rende necessario, è prevista una visita oculistica; se per quel lavoro servono occhiali particolari e quelli abituali non bastano, vanno forniti. Queste misure non possono comportare costi aggiuntivi per il lavoratore10.

Ogni paese ha recepito la direttiva con regole proprie, per esempio sulla durata delle pause e sulla frequenza dei controlli: per sapere come funziona dove lavori, puoi chiedere al servizio di medicina del lavoro.

Quando parlarne con l’oculista

  • Se i disturbi non passano con il riposo, si ripresentano anche lontano dallo schermo o la vista resta annebbiata.
  • Se vedi doppio, hai spesso mal di testa quando leggi o devi avvicinare o allontanare molto lo schermo per vedere bene.
  • Subito: calo improvviso della vista, dolore forte all’occhio, occhio rosso con vista annebbiata. Trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze.

Domande frequenti

Lo schermo del computer rovina la vista?

L’affaticamento visivo da computer è un insieme di disturbi di solito passeggeri, anche se possono ripresentarsi spesso2. I meccanismi principali sono l’ammiccamento ridotto e i difetti di vista non corretti1.

La regola 20-20-20 funziona davvero?

È un consiglio ragionevole, ma gli studi che l’hanno messa alla prova sono pochi, piccoli e con risultati diversi: in uno i sintomi sono diminuiti finché si usavano i promemoria6, in un altro pause di 20 secondi non hanno fatto differenza7. Fare pause frequenti, in generale, è associato a meno sintomi5.

Gli occhiali con filtro blu servono a chi lavora al computer?

Le revisioni degli studi non hanno trovato benefici sull’affaticamento visivo. Secondo la revisione Cochrane del 2023 potrebbero non fare differenza rispetto a lenti senza filtro, almeno nel breve periodo9.

Chi lavora al computer ha diritto a un controllo della vista?

Nell’Unione europea sì: la direttiva sul lavoro al videoterminale prevede un controllo della vista prima di cominciare, a intervalli regolari e quando compaiono difficoltà visive, senza costi aggiuntivi per il lavoratore10. I dettagli cambiano da paese a paese.

L’affaticamento visivo da computer è un disturbo comune e di solito passeggero. Gli studi danno più peso alle pause, alla postazione e a una correzione adatta della vista che ai filtri colorati1,5.

Fonti

  1. Wolffsohn JS, Lingham G, Downie LE, Huntjens B, Inomata T, Jivraj S, et al. TFOS Lifestyle: Impact of the digital environment on the ocular surface. Ocul Surf. 2023;28:213-252. doi:10.1016/j.jtos.2023.04.004 · PubMed 37062428
  2. Sheppard AL, Wolffsohn JS. Digital eye strain: prevalence, measurement and amelioration. BMJ Open Ophthalmol. 2018;3(1):e000146. doi:10.1136/bmjophth-2018-000146 · PubMed 29963645 · PMC
  3. Pucker AD, Kerr AM, Sanderson J, Lievens C. Digital Eye Strain: Updated Perspectives. Clin Optom (Auckl). 2024;16:233-246. doi:10.2147/OPTO.S412382 · PubMed 39308959 · PMC
  4. Coles-Brennan C, Sulley A, Young G. Management of digital eye strain. Clin Exp Optom. 2019;102(1):18-29. doi:10.1111/cxo.12798 · PubMed 29797453
  5. Kamøy B, Magno M, Nøland ST, Moe MC, Petrovski G, Vehof J, et al. Video display terminal use and dry eye: preventive measures and future perspectives. Acta Ophthalmol. 2022;100(7):723-739. doi:10.1111/aos.15105 · PubMed 35122403 · PMC
  6. Talens-Estarelles C, Cerviño A, García-Lázaro S, Fogelton A, Sheppard A, Wolffsohn JS. The effects of breaks on digital eye strain, dry eye and binocular vision: Testing the 20-20-20 rule. Cont Lens Anterior Eye. 2023;46(2):101744. doi:10.1016/j.clae.2022.101744 · PubMed 35963776
  7. Johnson S, Rosenfield M. 20-20-20 Rule: Are These Numbers Justified?. Optom Vis Sci. 2023;100(1):52-56. doi:10.1097/OPX.0000000000001971 · PubMed 36473088
  8. Mataftsi A, Seliniotaki AK, Moutzouri S, Prousali E, Darusman KR, Adio AO, et al. Digital eye strain in young screen users: A systematic review. Prev Med. 2023;170:107493. doi:10.1016/j.ypmed.2023.107493 · PubMed 36977430
  9. Singh S, Keller PR, Busija L, McMillan P, Makrai E, Lawrenson JG, et al. Blue-light filtering spectacle lenses for visual performance, sleep, and macular health in adults. Cochrane Database Syst Rev. 2023;8(8):CD013244. doi:10.1002/14651858.CD013244.pub2 · PubMed 37593770 · PMC
  10. Unione europea. Direttiva 90/270/CEE sulle attrezzature munite di videoterminali. 1990. eur-lex.europa.eu

I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).

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