Al momento di ordinare un paio di occhiali capita che venga proposta un’aggiunta: il filtro per la luce blu. Le promesse attribuite a queste lenti sono tre: meno fatica davanti a computer e telefoni, una retina più al riparo, un sonno migliore1. Nel 2023 un gruppo di ricercatori della Cochrane, la rete internazionale che raccoglie e valuta gli studi clinici, ha messo in fila tutte le sperimentazioni randomizzate sugli occhiali con filtro per la luce blu negli adulti, per vedere quanto di quelle promesse regge alla prova dei dati1.
In sintesi: per l’affaticamento da computer potrebbero non cambiare nulla; per il sonno e la retina non lo sappiamo, perché gli studi sono pochi, piccoli o mancano. E la revisione è anche un buon esempio di come si legge una revisione sistematica.
In breve
- La revisione Cochrane del 2023 ha riunito 17 studi randomizzati, con un numero di partecipanti tra 5 e 156 e durate da meno di un giorno a cinque settimane1.
- Sull’affaticamento visivo da computer, le lenti con filtro potrebbero non fare differenza rispetto a lenti normali, con prove di certezza bassa1,2.
- Sull’acutezza visiva l’effetto è probabilmente nullo o minimo; sul sonno i risultati sono contrastanti; sulla salute della macula non c’è alcuno studio randomizzato1.
- Le altre revisioni sistematiche, precedenti e successive, arrivano a conclusioni simili3,4,5,6.
- Il comitato scientifico europeo che ha valutato i LED non ha trovato prove di danni diretti alla salute dall’uso normale di lampade e schermi8.
In questo articolo
Che cosa fanno le lenti con filtro per la luce blu
Queste lenti bloccano i raggi ultravioletti e una quota variabile della luce visibile a lunghezza d’onda corta, quella che percepiamo come blu1. Sono commercializzate con l’idea di ridurre la fatica degli occhi davanti agli schermi, di migliorare il sonno e, forse, di difendere la retina dai danni della luce4.
Sotto lo stesso nome stanno però prodotti diversi: lenti chiare, che filtrano una parte del blu1, e occhiali color ambra, che lo bloccano in gran parte e sono stati studiati soprattutto per il sonno e per alcuni disturbi dell’umore7.
Occhiali per la luce blu: che cosa ha fatto la revisione Cochrane
La ricerca, aggiornata a marzo 2022 e senza limiti di lingua, ha incluso solo studi randomizzati su adulti che confrontavano lenti con filtro e lenti senza filtro1. I risultati principali, scelti in anticipo, erano due: un punteggio di fatica visiva e la frequenza critica di fusione, cioè la frequenza oltre la quale una luce intermittente appare fissa, usata come misura oggettiva della stanchezza degli occhi1,2.
Gli studi trovati sono stati 17, molto diversi tra loro: da 5 a 156 partecipanti, durate da meno di un giorno a cinque settimane, adulti sani in alcuni casi e persone con disturbi del sonno o della salute mentale in altri. Circa la metà confrontava due gruppi di persone; gli altri facevano provare entrambe le lenti alle stesse persone in momenti diversi, con un disegno chiamato cross-over1. Proprio perché così eterogenei e poveri di dati numerici, gli studi non si sono potuti combinare in una meta-analisi1.
Ecco che cosa è emerso1:
- affaticamento visivo: le lenti con filtro potrebbero non fare differenza nella prima settimana (certezza bassa); uno studio con 120 partecipanti non ha trovato differenze, e nemmeno altri due studi con 46 persone in tutto;
- frequenza critica di fusione: differenza minima o nulla (certezza bassa);
- acutezza visiva: probabilmente nessun effetto rilevante (1 studio, 156 partecipanti, certezza moderata);
- sonno: non sappiamo se le lenti con filtro siano migliori (certezza molto bassa); su sei studi con 148 partecipanti, tre hanno trovato un miglioramento e tre no;
- salute della macula, sensibilità al contrasto, visione dei colori, abbagliamento, melatonina: nessuno studio li ha misurati;
- effetti indesiderati: riportati in modo poco uniforme; quelli attribuiti alle lenti con filtro sono stati rari, tra cui mal di testa, fastidio a portare gli occhiali, umore più basso e più sintomi depressivi.
Lo studio
In doppio cieco: 120 persone, due ore al computer
In uno studio randomizzato in doppio cieco, 120 persone che avevano disturbi usando il computer hanno ricevuto a caso occhiali con filtro per la luce blu oppure occhiali con lenti trasparenti, e tutte erano convinte di avere la lente «attiva». Prima della prova, metà ha visto un breve video in cui un clinico presentava gli occhiali in modo favorevole, l’altra metà un video sfavorevole. Dopo due ore di lavoro al computer, né i sintomi di affaticamento né la frequenza critica di fusione erano diversi tra le due lenti, e il tono del video non ha cambiato i risultati. Non ci sono stati effetti indesiderati2.
Come si legge una revisione: le parole che contano
Una revisione vale quanto gli studi che riunisce, e la Cochrane non si limita a contarli: li pesa. Tre concetti spiegano la prudenza (ne parliamo anche nella pagina sul nostro metodo).
- Il mascheramento. Chi sa di portare lenti «speciali» può sentirsi meno stanco solo per questo; chi misura i risultati, se sa chi le porta, può interpretarli senza volerlo. Nella revisione il 65% degli studi era ad alto rischio di distorsione perché chi valutava i risultati conosceva i gruppi, e il 59% perché li conoscevano i partecipanti e il personale. Nessuno dei 17 studi era a basso rischio in tutti i sette ambiti valutati1.
- La registrazione in anticipo. Solo il 35% degli studi era stato registrato prima di cominciare1. Dichiarare in anticipo che cosa si misurerà impedisce di scegliere, a cose fatte, i risultati più favorevoli.
- La certezza delle prove. Per ogni risultato la revisione indica con il metodo GRADE quanto sono affidabili le prove, da alta a molto bassa1. Una certezza bassa significa che studi futuri potrebbero cambiare la stima in modo importante.
C’è poi la durata: lo studio più lungo è durato cinque settimane1, troppo poco per malattie della retina che si sviluppano in decenni. E l’assenza di prove non è la prova di un’assenza: per sonno, retina e molti altri aspetti, gli autori chiedono nuovi studi randomizzati di buona qualità1.
Le altre revisioni vanno nella stessa direzione
Una revisione sistematica del 2017 aveva trovato appena tre studi adatti, con 136 partecipanti, e nessuna prova di buona qualità a favore di queste lenti nella popolazione generale, né per la vista né per il sonno, la fatica visiva o la macula3. Una del 2021 ha osservato che i benefici attribuiti ai filtri si basano spesso su ipotesi teoriche o su esperimenti di laboratorio e sugli animali4. Nel 2023 una revisione sui giovani utenti di schermi non ha trovato prove che i filtri prevengano l’affaticamento (2 studi, 130 partecipanti)5, e il rapporto TFOS sull’ambiente digitale ha concluso che le soluzioni contro la luce blu non sembrano efficaci6. Che cosa conta invece lo raccontiamo nell’articolo sull’affaticamento visivo da computer.
E il sonno?
Qui la storia è più sfumata. Una revisione sistematica del 2021 sugli occhiali color ambra indossati la sera ha raccolto 29 pubblicazioni sperimentali, tra cui 16 studi randomizzati con 453 pazienti, e nelle persone con disturbi del sonno, jet lag o turni di lavoro variabili ha trovato prove consistenti di un addormentamento più rapido7. Sono però occhiali diversi da quelli di tutti i giorni, studiati in gruppi con problemi specifici; sulle lenti con filtro la Cochrane ha giudicato le prove sul sonno di certezza molto bassa1. Di luce serale, schermi e sonno parliamo in La luce blu degli schermi danneggia gli occhi?
E la retina?
Nessuno degli studi randomizzati ha misurato la salute della macula1, e nemmeno la revisione del 2017 ne aveva trovati3. Sul rischio di partenza, il riferimento europeo è il parere del 2018 del comitato scientifico SCHEER della Commissione europea: non ha trovato prove di effetti negativi diretti sulla salute dovuti a lampade e schermi a LED, nell’uso normale e nella popolazione generale sana8. Il parere segnala invece che LED blu molto intensi, per esempio in alcuni giocattoli, possono abbagliare e causare danni fotochimici alla retina, soprattutto nei bambini sotto i tre anni8.
Quando parlarne con l’oculista
- Se gli occhi sono spesso stanchi o arrossati, o la vista si annebbia davanti agli schermi: tra le cause possibili ci sono un difetto di vista non corretto o un disturbo della coordinazione dei due occhi6, che si valutano con una visita.
Domande frequenti
Gli occhiali per la luce blu servono davanti al computer?
Secondo la revisione Cochrane del 2023 potrebbero non ridurre l’affaticamento visivo rispetto a lenti senza filtro, almeno nel breve periodo, con prove di certezza bassa1. Uno studio in doppio cieco su 120 persone non ha trovato differenze dopo due ore di lavoro al computer2.
Gli occhiali con filtro blu fanno dormire meglio?
Non lo sappiamo. Negli studi sulle lenti con filtro i risultati sono contrastanti e le prove molto incerte1; gli occhiali color ambra portati la sera sono stati studiati soprattutto in persone con disturbi del sonno7.
Il filtro per la luce blu difende la retina?
Nessuno studio randomizzato lo ha verificato1. Secondo il parere scientifico europeo sui LED, l’uso normale di lampade e schermi non ha mostrato effetti negativi diretti nella popolazione sana8.
Un’idea plausibile può diffondersi prima delle prove. Diciassette studi dopo, sappiamo che contro l’affaticamento da computer questi occhiali non hanno mostrato benefici; per il sonno e per la retina mancano ancora studi grandi, lunghi e ben condotti1.
Fonti
- Singh S, Keller PR, Busija L, McMillan P, Makrai E, Lawrenson JG, et al. Blue-light filtering spectacle lenses for visual performance, sleep, and macular health in adults. Cochrane Database Syst Rev. 2023;8(8):CD013244. doi:10.1002/14651858.CD013244.pub2 · PubMed 37593770 · PMC
- Singh S, Downie LE, Anderson AJ. Do Blue-blocking Lenses Reduce Eye Strain From Extended Screen Time? A Double-Masked Randomized Controlled Trial. Am J Ophthalmol. 2021;226:243-251. doi:10.1016/j.ajo.2021.02.010 · PubMed 33587901
- Lawrenson JG, Hull CC, Downie LE. The effect of blue-light blocking spectacle lenses on visual performance, macular health and the sleep-wake cycle: a systematic review of the literature. Ophthalmic Physiol Opt. 2017;37(6):644-654. doi:10.1111/opo.12406 · PubMed 29044670
- Vagge A, Ferro Desideri L, Del Noce C, Di Mola I, Sindaco D, Traverso CE. Blue light filtering ophthalmic lenses: A systematic review. Semin Ophthalmol. 2021;36(7):541-548. doi:10.1080/08820538.2021.1900283 · PubMed 33734926
- Mataftsi A, Seliniotaki AK, Moutzouri S, Prousali E, Darusman KR, Adio AO, et al. Digital eye strain in young screen users: A systematic review. Prev Med. 2023;170:107493. doi:10.1016/j.ypmed.2023.107493 · PubMed 36977430
- Wolffsohn JS, Lingham G, Downie LE, Huntjens B, Inomata T, Jivraj S, et al. TFOS Lifestyle: Impact of the digital environment on the ocular surface. Ocul Surf. 2023;28:213-252. doi:10.1016/j.jtos.2023.04.004 · PubMed 37062428
- Hester L, Dang D, Barker CJ, Heath M, Mesiya S, Tienabeso T, et al. Evening wear of blue-blocking glasses for sleep and mood disorders: a systematic review. Chronobiol Int. 2021;38(10):1375-1383. doi:10.1080/07420528.2021.1930029 · PubMed 34030534
- Commissione europea, Comitato scientifico SCHEER. Potential risks to human health of Light Emitting Diodes (LEDs). 2018. health.ec.europa.eu
I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


