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Occhio secco: i rimedi che funzionano secondo gli studi

Lacrime artificiali, impacchi caldi, omega-3, colliri antinfiammatori, tappi lacrimali: che cosa hanno trovato le revisioni Cochrane e il rapporto TFOS DEWS III, e dove le prove sono ancora deboli.

A cura della redazioneAggiornato il 9 min di lettura10 studi e fonti citatiTesto generato con l'IA
Illustrazione Le cure dell'occhio secco vanno a gradini: prima le lacrime artificiali, poi, secondo la causa, impacchi caldi e igiene delle palpebre e i colliri prescritti dal medico. Gli omega-3, nello studio DREAM, non hanno fatto meglio del placebo.

Chi ha l’occhio secco di solito ha già provato parecchie cose: colliri lubrificanti, impacchi, integratori, magari un umidificatore in camera. Alcune aiutano, altre meno, e per molte le prove raccolte finora sono più deboli di quanto si creda.

Nel 2025 il rapporto internazionale TFOS DEWS III ha messo in fila gli studi disponibili e ha proposto un percorso per scegliere i trattamenti in base alla causa prevalente dell’occhio secco di ciascuno1. Qui raccontiamo che cosa hanno trovato le ricerche sui rimedi più usati, compresi quelli che hanno deluso.

In breve

  • Il rapporto TFOS DEWS III indica come primo passo i sostituti lacrimali e le misure che conservano e stimolano le lacrime; le altre terapie si scelgono in base alla causa1.
  • Le lacrime artificiali di libera vendita possono essere sicure ed efficaci e in genere si equivalgono, ma le prove sono di bassa qualità2.
  • Impacchi caldi e igiene delle palpebre sono la base del trattamento quando le ghiandole delle palpebre funzionano male1,3,4.
  • Lo studio randomizzato DREAM, su 535 persone, non ha trovato differenze tra omega-3 e placebo dopo un anno5.
  • Per i colliri cortisonici le prove sono di certezza moderata; per i tappi lacrimali e la luce pulsata sono molto incerte7,8,9.
In questo articolo
  1. Il percorso a gradini del rapporto TFOS DEWS III
  2. Occhio secco, i rimedi di base: le lacrime artificiali
  3. Impacchi caldi e igiene delle palpebre
  4. Omega-3: le attese e i risultati
  5. Le terapie da prescrizione
  6. L’ambiente conta, ma le prove sono osservazionali
  7. Domande frequenti
  8. Fonti

Il percorso a gradini del rapporto TFOS DEWS III

Il rapporto parte da un’idea semplice: prima di tutto si cerca di reintegrare, conservare e stimolare il film lacrimale, il velo di lacrime che copre l’occhio. I sostituti lacrimali, cioè le lacrime artificiali, restano il pilastro del trattamento1.

Poi si guarda alla causa. Se il problema principale sono le ghiandole di Meibomio, che producono la parte grassa delle lacrime, la base sono gli impacchi caldi, a cui si possono aggiungere trattamenti in ambulatorio con apparecchi che scaldano le palpebre o con la luce pulsata. Se c’è un’infiammazione importante si valutano i farmaci antinfiammatori, come i cortisonici e gli immunomodulatori, e i sostituti lacrimali di origine biologica, preparati dal sangue della persona stessa. Per i casi gravi o resistenti ci sono opzioni chirurgiche e trapianti di membrana amniotica1.

Accanto a tutto questo il rapporto mette le abitudini: il modo di battere le palpebre, l’integrazione alimentare, l’ambiente. E sottolinea che, per un sollievo duraturo, contano l’informazione e la costanza nel seguire le terapie1. È uno schema pensato per guidare i clinici, non una scala da salire da soli.

Occhio secco, i rimedi di base: le lacrime artificiali

Una revisione Cochrane ha riunito 43 studi randomizzati su 3.497 persone. Le lacrime artificiali di libera vendita sono risultate in generale sicure, anche se non prive di effetti indesiderati, e la maggior parte sembra avere un’efficacia simile. La qualità delle prove però è bassa: molti studi avevano difetti di metodo, e altri 18 studi, con 2.079 partecipanti, risultano registrati ma senza risultati pubblicati2.

Che cosa contengono, perché i conservanti fanno discutere e che differenza c’è tra flaconi e monodose lo spieghiamo nell’articolo sulle lacrime artificiali.

Impacchi caldi e igiene delle palpebre

Il malfunzionamento delle ghiandole di Meibomio è, secondo il rapporto TFOS DEWS III, uno dei principali motori dell’occhio secco, e il trattamento tipico sono gli impacchi caldi1. Una revisione del 2023 su 22 studi ha trovato che gli asciugamani caldi riducono i sintomi, ma si raffreddano in fretta: senza riscaldarli, la temperatura scende presto sotto quella utile3.

La pulizia del bordo delle palpebre ha prove più modeste. La revisione Cochrane sulla blefarite cronica conclude che l’igiene palpebrale può dare sollievo dai sintomi, senza però prove solide che un trattamento risolva il problema nel lungo periodo4. Ne parliamo nell’articolo sulla blefarite.

Per le tecnologie da ambulatorio il quadro è ancora incerto. Una revisione Cochrane del 2020 sulla luce pulsata, una tecnica che applica impulsi di luce sulla pelle vicino alle palpebre, ha trovato solo 3 studi randomizzati con 114 adulti: non è possibile dire se migliori i sintomi, e la sicurezza non è ben documentata9.

Omega-3: le attese e i risultati

Sugli integratori di omega-3 le attese erano alte; gli studi controllati le hanno ridimensionate.

Lo studio

DREAM: un anno di omega-3 contro un placebo

Lo studio statunitense DREAM ha assegnato a caso 535 persone con occhio secco a un integratore con 3.000 mg di acidi grassi omega-3 (349 persone) oppure a un placebo (186) per un anno. Alla fine, il punteggio dei sintomi era migliorato in modo simile nei due gruppi: di 13,9 punti con gli omega-3 e di 12,5 con il placebo, una differenza non significativa. Non sono cambiati in modo diverso nemmeno i segni misurati dall’oculista, come la stabilità delle lacrime e la loro quantità. Secondo gli esami del sangue, l’85% di chi era nel gruppo omega-3 aveva seguito il trattamento; gli effetti indesiderati sono stati simili nei due gruppi5.

Il dato più istruttivo è forse un altro: anche il gruppo placebo è migliorato di oltre 12 punti. Senza un gruppo di confronto, quel miglioramento sarebbe sembrato tutto merito degli omega-35.

Una revisione Cochrane del 2019, con 34 studi randomizzati e 4.314 adulti di 13 paesi seguiti da uno a dodici mesi, va nella stessa direzione: con gli omega-3 a catena lunga, rispetto al placebo, i sintomi si riducono poco o per niente (prove di bassa certezza). È probabile un piccolo aumento della produzione di lacrime, che gli autori però non giudicano rilevante nella pratica. Oltre metà degli studi aveva un rischio elevato di distorsioni6.

Le terapie da prescrizione

Tra gli antinfiammatori, i colliri cortisonici sono stati valutati da una revisione Cochrane del 2022, che ha riunito 22 studi randomizzati con 4.169 persone, trattate da una settimana a tre mesi. Rispetto ai lubrificanti, i cortisonici probabilmente migliorano i sintomi e i danni della superficie dell’occhio in misura da piccola a moderata (prove di certezza moderata). Quasi metà degli studi, però, aveva un rischio elevato di riportare solo i risultati favorevoli, e otto erano finanziati esclusivamente dall’industria7.

I tappi lacrimali sono piccoli dispositivi che chiudono i canali di scarico delle lacrime, per trattenerle più a lungo sull’occhio. Una revisione Cochrane del 2017 su 18 studi e 711 persone ha trovato prove inconcludenti sul miglioramento dei sintomi. Gli effetti indesiderati non erano rari: soprattutto lacrimazione eccessiva, ma anche prurito, gonfiore delle palpebre e spostamento del tappo8.

L’ambiente conta, ma le prove sono osservazionali

Temperatura, umidità, vento, inquinamento e aria degli ambienti chiusi sono associati all’occhio secco; chi vive in città dense, in zone industriali o in climi secchi sembra più esposto. Una revisione narrativa del 2026 ricorda però che quasi tutti gli studi sono trasversali od osservazionali, quindi mostrano associazioni e non possono dimostrare una causa10. Il rapporto TFOS DEWS III include comunque gli aggiustamenti dell’ambiente tra le misure utili nella gestione di lungo periodo1.

Quando parlarne con l’oculista

  • Se dopo alcune settimane di lacrime artificiali i sintomi non migliorano, oppure peggiorano.
  • Se ti è stato proposto un collirio antinfiammatorio: i controlli servono a valutarne l’effetto e la tollerabilità.
  • Se alla secchezza degli occhi si aggiunge quella della bocca, o una stanchezza che non passa: può valere la pena escludere una malattia autoimmune.
  • Subito, il giorno stesso: dolore forte, vista che cala all’improvviso, occhio molto rosso. Se è grave chiama il 112 e consulta la pagina sulle urgenze.

Domande frequenti

Qual è il rimedio giusto per l’occhio secco?

Non c’è una risposta valida per tutti. Il rapporto TFOS DEWS III propone di partire dai sostituti lacrimali e di scegliere gli altri trattamenti in base alla causa prevalente, che l’oculista individua con la visita e alcuni esami1. Come si arriva alla diagnosi lo spieghiamo nell’articolo sui sintomi dell’occhio secco.

Gli integratori di omega-3 servono per l’occhio secco?

Nello studio DREAM, su 535 persone seguite per un anno, gli omega-3 non hanno dato risultati diversi dal placebo5. La revisione Cochrane del 2019 conclude che i sintomi si riducono poco o per niente, con prove di bassa certezza6.

Gli impacchi caldi funzionano davvero?

Le prove raccolte in 22 studi indicano che gli asciugamani caldi riducono i sintomi, a patto di mantenere la temperatura, perché si raffreddano in fretta3. Il rapporto TFOS DEWS III li indica come trattamento tipico quando le ghiandole delle palpebre funzionano male1.

L’occhio secco passa del tutto?

Spesso è una condizione che si gestisce nel tempo più che un disturbo che si risolve una volta per tutte. Per questo il rapporto TFOS DEWS III insiste sull’informazione e sulla costanza nelle terapie per ottenere un sollievo duraturo1.

Il messaggio degli studi è meno spettacolare delle promesse che a volte circolano, ma più utile: per l’occhio secco non esiste una scorciatoia uguale per tutti. Esiste un percorso, che parte dalle lacrime artificiali e dalle palpebre e si adatta alla causa1.

Fonti

  1. Jones L, Craig JP, Markoulli M, Karpecki P, Akpek EK, Basu S, et al. TFOS DEWS III: Management and Therapy. Am J Ophthalmol. 2025;279:289-386. doi:10.1016/j.ajo.2025.05.039 · PubMed 40467022
  2. Pucker AD, Ng SM, Nichols JJ. Over the counter (OTC) artificial tear drops for dry eye syndrome. Cochrane Database Syst Rev. 2016;2(2):CD009729. doi:10.1002/14651858.CD009729.pub2 · PubMed 26905373 · PMC
  3. Schjerven Magno M, Olafsson J, Beining M, Moschowits E, Lagali N, Wolffsohn JS, et al. Hot towels: The bedrock of Meibomian gland dysfunction treatment – A review. Cont Lens Anterior Eye. 2023;46(2):101775. doi:10.1016/j.clae.2022.101775 · PubMed 36715292
  4. Lindsley K, Matsumura S, Hatef E, Akpek EK. Interventions for chronic blepharitis. Cochrane Database Syst Rev. 2012;2012(5):CD005556. doi:10.1002/14651858.CD005556.pub2 · PubMed 22592706 · PMC
  5. Dry Eye Assessment and Management Study Research Group, Asbell PA, Maguire MG, Pistilli M, Ying GS, Szczotka-Flynn LB, et al. n-3 Fatty Acid Supplementation for the Treatment of Dry Eye Disease. N Engl J Med. 2018;378(18):1681-1690. doi:10.1056/NEJMoa1709691 · PubMed 29652551 · PMC
  6. Downie LE, Ng SM, Lindsley KB, Akpek EK. Omega-3 and omega-6 polyunsaturated fatty acids for dry eye disease. Cochrane Database Syst Rev. 2019;12(12):CD011016. doi:10.1002/14651858.CD011016.pub2 · PubMed 31847055 · PMC
  7. Liu SH, Saldanha IJ, Abraham AG, Rittiphairoj T, Hauswirth S, Gregory D, et al. Topical corticosteroids for dry eye. Cochrane Database Syst Rev. 2022;10(10):CD015070. doi:10.1002/14651858.CD015070.pub2 · PubMed 36269562 · PMC
  8. Ervin AM, Law A, Pucker AD. Punctal occlusion for dry eye syndrome. Cochrane Database Syst Rev. 2017;6(6):CD006775. doi:10.1002/14651858.CD006775.pub3 · PubMed 28649802 · PMC
  9. Cote S, Zhang AC, Ahmadzai V, Maleken A, Li C, Oppedisano J, et al. Intense pulsed light (IPL) therapy for the treatment of meibomian gland dysfunction. Cochrane Database Syst Rev. 2020;3(3):CD013559. doi:10.1002/14651858.CD013559 · PubMed 32182637 · PMC
  10. Duarte B, Xavier E, Nunes HC, Barquilha CN, Risso MA, Alves M. Environmental Drivers of Dry Eye Disease: A Narrative Review of Pollutants, Climate, and Indoor Exposures with Practice Recommendations. Ophthalmol Ther. 2026;15(2):547-567. doi:10.1007/s40123-025-01297-7 · PubMed 41504838 · PMC

I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).

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