Comincia con un fastidio sul bordo della palpebra, come un granello di sabbia. Il giorno dopo c’è un piccolo rigonfiamento rosso e teso, che fa male quando sbatti le palpebre; a volte, in cima, compare un puntino giallo. È un orzaiolo, e la domanda che segue è sempre la stessa: come curarlo?
La risposta più onesta sorprende. Una revisione Cochrane, aggiornata più volte fino al 2017, ha cercato gli studi controllati sulle cure non chirurgiche dell’orzaiolo interno, impacchi caldi compresi, e non ne ha trovato nemmeno uno3. Molto di ciò che si fa per l’orzaiolo si basa sull’esperienza clinica più che sulle prove. Non significa che sia sbagliato: significa che ne sappiamo meno di quanto si creda.
In breve
- L’orzaiolo è un’infezione acuta, con pus, di una piccola ghiandola della palpebra o del follicolo di un ciglio1.
- Le rassegne lo descrivono come un disturbo che nella maggior parte dei casi si risolve da solo con il tempo2.
- Sulle cure le prove sono scarse: una revisione Cochrane non ha trovato nessuno studio controllato sulle terapie non chirurgiche dell’orzaiolo interno3.
- In uno studio su 2.712 persone, aggiungere un antibiotico alle misure di base non era associato a una risoluzione più frequente4.
- In rari casi l’infezione si estende ai tessuti intorno all’occhio: tra gli adulti ricoverati per queste infezioni in un ospedale, l’orzaiolo era uno dei punti di partenza più comuni7.
In questo articolo
Che cos’è l’orzaiolo
Il bordo delle palpebre ospita molte piccole ghiandole: alcune, alla base delle ciglia, producono sebo o sudore; altre, più profonde e chiamate ghiandole di Meibomio, producono la parte grassa delle lacrime. L’orzaiolo è un rigonfiamento acuto e localizzato, pieno di pus, che nasce quando il follicolo di un ciglio o una di queste ghiandole si ostruisce e si infetta1.
Si parla di orzaiolo esterno quando si forma sul bordo della palpebra, alla base di un ciglio, e di orzaiolo interno quando riguarda le ghiandole più profonde e sporge verso l’interno della palpebra. Una rassegna per i medici di famiglia lo riassume così: un nodulo ben definito sul bordo della palpebra è spesso un orzaiolo, mentre un nodulo al centro della palpebra è più spesso un calazio8.
Orzaiolo e calazio sono i rigonfiamenti infiammatori della palpebra più frequenti, e possono comparire in persone con un cattivo funzionamento delle ghiandole di Meibomio o con una blefarite cronica, l’infiammazione del bordo palpebrale2. In un’indagine tra 80 oculisti coreani specializzati in chirurgia delle palpebre, rossore, gonfiore e dolore erano i segni considerati più utili per distinguere l’orzaiolo dal calazio5: le differenze le raccontiamo nell’articolo calazio o orzaiolo?
Quanto dura e come evolve
Nelle fonti che abbiamo esaminato non c’è uno studio che abbia misurato con precisione quanto dura, in media, un orzaiolo. Una rassegna tedesca del 2022 descrive un decorso tipico: la diagnosi si fa quasi sempre con la sola visita, e la maggior parte di questi rigonfiamenti si risolve spontaneamente con il tempo; in alcuni casi, però, un piccolo intervento diventa inevitabile2.
Un’idea dei tempi la dà la pratica clinica. Nell’indagine coreana, la maggior parte dei chirurghi proseguiva il trattamento non chirurgico per 5–14 giorni prima di prendere in considerazione una piccola incisione per svuotare l’orzaiolo5. È un’abitudine condivisa, non un risultato sperimentale, ma rende l’idea: si parla di giorni o di poche settimane, non di mesi.
Orzaiolo: come curarlo secondo gli studi
Lo studio
La revisione che non ha trovato studi
La Cochrane ha pubblicato la sua revisione sulle cure non chirurgiche dell’orzaiolo interno nel 2010 e l’ha aggiornata nel 2013 e nel 2017. Cercava studi randomizzati o quasi randomizzati che confrontassero impacchi caldi, pulizia del bordo palpebrale, antibiotici o cortisonici con la semplice osservazione, un placebo o un altro trattamento. In tutti e tre gli aggiornamenti il risultato è stato lo stesso: nessuno studio con queste caratteristiche. Le poche pubblicazioni sull’orzaiolo interno acuto erano raccomandazioni, serie di casi o studi osservazionali, tutte di oltre vent’anni prima. La conclusione degli autori: non ci sono prove né a favore né contro l’efficacia di queste cure3.
Impacchi caldi. Sono la misura più associata all’orzaiolo e compaiono come parte del trattamento «convenzionale» anche negli studi su altre terapie6. Nessuno studio controllato, però, li ha valutati da soli3. Sono una pratica ragionevole e di lunga tradizione, ma la loro efficacia non è stata misurata.
Antibiotici. Uno studio dell’Università della California ha riesaminato le cartelle di 2.712 persone trattate per un orzaiolo o un calazio tra il 2012 e il 2018. Più di un terzo aveva ricevuto un antibiotico, ma aggiungerlo alle misure di base non era associato a una probabilità più alta di risoluzione, né per l’orzaiolo né per il calazio4. È uno studio retrospettivo, che guarda al passato e non può escludere differenze tra chi ha ricevuto l’antibiotico e chi no. Eppure, nell’indagine coreana, il 74% dei chirurghi preferiva un antibiotico locale per l’orzaiolo5: un esempio di distanza tra abitudini e prove.
Agopuntura. Un’altra revisione Cochrane, del 2017, ha riunito 6 studi randomizzati con 531 partecipanti, tutti condotti in Cina. Gli studi erano a rischio alto o non chiaro di distorsioni, il controllo durava al massimo sette giorni e la certezza delle prove è stata giudicata bassa o molto bassa6. Non bastano per trarre conclusioni.
Perché è meglio non spremerlo
Spremere un orzaiolo come un brufolo è un gesto istintivo. Nessuno studio lo ha messo alla prova, quindi non sappiamo con precisione quanto sia rischioso. Sappiamo però che l’orzaiolo è un’infezione vera1 e che, in una piccola parte dei casi, l’infezione può allargarsi.
Uno studio su 224 adulti ricoverati in un ospedale di Taiwan tra il 2000 e il 2019 per una cellulite dei tessuti intorno all’occhio, un’infezione della palpebra e dei tessuti vicini, ha cercato il punto di partenza: dopo l’infezione delle vie lacrimali, il secondo più frequente era proprio un orzaiolo, presente in una quota tra il 15,5% e il 24,8% dei casi a seconda del periodo7. Il dato non dice che a far peggiorare l’infezione sia stato lo spremere; dice che un orzaiolo, in rari casi, non resta un problema piccolo. Quando un orzaiolo va svuotato, lo fa il medico con una piccola incisione5. Gli altri luoghi comuni li verifichiamo nell’articolo l’orzaiolo è contagioso?
Quando l’orzaiolo torna
A volte l’orzaiolo si ripresenta. Le rassegne lo collegano a disturbi cronici delle palpebre, come il cattivo funzionamento delle ghiandole di Meibomio e la blefarite2. Uno studio statunitense ha ricostruito la storia di 201 persone che da bambine avevano avuto un orzaiolo: da adulte, il 5,5% aveva la rosacea, una malattia infiammatoria della pelle del viso, contro l’1,5% di chi non ne aveva avuti9. È un’associazione osservata, non una prova di causa. Un rigonfiamento che torna sempre nello stesso punto o ha un aspetto insolito merita un controllo: in questi casi le rassegne indicano di escludere, con una biopsia, altre cause2.
Quando parlarne con l’oculista
- Subito, il giorno stesso: gonfiore e rossore che si allargano a tutta la palpebra, dolore quando muovi l’occhio, vista doppia o che cala. Possono essere segni di un’infezione che si estende, da riconoscere in fretta7,8. Chiama il 112 o vai in pronto soccorso; trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze.
- Se dopo una o due settimane l’orzaiolo non migliora5.
- Se torna spesso, sempre nello stesso punto, o ha un aspetto diverso dal solito2.
Domande frequenti
Quanto dura un orzaiolo?
Non esistono studi che lo abbiano misurato con precisione. Le rassegne descrivono un disturbo che nella maggior parte dei casi si risolve da solo2, e nella pratica i chirurghi aspettano di solito da 5 a 14 giorni prima di considerare una piccola incisione5.
Gli impacchi caldi funzionano?
Non lo sappiamo con certezza. Fanno parte del trattamento abituale6, ma una revisione Cochrane non ha trovato studi controllati che ne abbiano misurato l’efficacia3.
Serve una pomata antibiotica per l’orzaiolo?
In uno studio su 2.712 persone, aggiungere un antibiotico alle misure di base non era associato a una risoluzione più frequente4. È uno studio retrospettivo, quindi non definitivo: la scelta, caso per caso, spetta al medico.
L’orzaiolo è contagioso?
Nessuno studio ha misurato un contagio da persona a persona. L’orzaiolo nasce dall’infezione di una ghiandola o di un follicolo della propria palpebra1. Ne parliamo nell’articolo dedicato ai luoghi comuni sull’orzaiolo.
L’orzaiolo è uno di quei disturbi che quasi tutti conoscono e che la ricerca ha studiato poco. Le rassegne indicano che di solito si risolve da solo2; per il resto, «non lo sappiamo» è la risposta più onesta su molte delle cure che si usano. Il punto fermo riguarda i segnali di un’infezione che si allarga: quelli vanno riconosciuti e portati subito al medico.
Fonti
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


