Nelle prime settimane un neonato passa molto tempo a guardare: il volto di chi lo tiene in braccio, il riquadro luminoso di una finestra, una mano che si muove. Prima o poi ogni genitore si chiede che cosa veda davvero. La risposta degli studi sulla vista dei bambini neonati è che gli occhi, alla nascita, sono formati, ma il vedere non è finito: si costruisce nei mesi e negli anni successivi, insieme al cervello che impara a usarli.
Vale la pena sapere come funziona questa costruzione, che cosa cercano i controlli e quali segnali meritano di essere riferiti al pediatra.
In breve
- Alla nascita la vista è immatura: nitidezza, sensibilità al contrasto e uso coordinato dei due occhi si sviluppano durante l’infanzia1.
- Nei primi anni l’esperienza visiva modella il cervello; se la luce non arriva nitida alla retina, possono restare deficit permanenti3,4.
- Nel primo anno i difetti di vista sono frequenti e spesso si riducono; quelli marcati vanno seguiti6.
- Il test del riflesso rosso alla nascita cerca soprattutto cataratta congenita e retinoblastoma: un riflesso anomalo va approfondito, uno normale non esclude ogni problema7,8.
In questo articolo
La vista dei bambini neonati: un lavoro in corso
Per misurare la vista di chi non sa ancora parlare, i ricercatori osservano dove si dirige lo sguardo del bambino davanti a figure diverse, oppure registrano la risposta elettrica del cervello a uno stimolo luminoso. Con questi metodi hanno seguito lo sviluppo di tre capacità1:
- l’acuità visiva, cioè la nitidezza con cui si distinguono i dettagli;
- la sensibilità al contrasto, la capacità di separare un oggetto dallo sfondo quando la differenza di luce è piccola;
- la visione binoculare, il lavoro coordinato dei due occhi da cui nasce, tra l’altro, la percezione della profondità.
Nessuna delle tre è matura alla nascita: tutte si sviluppano durante l’infanzia1. Un dettaglio incuriosisce gli studiosi: i neonati sembrano già elaborare i volti in qualche modo, e spiegare come ci riescano con un sistema visivo così immaturo resta una domanda aperta1.
Guardare e seguire: chi guida gli occhi
Spostare lo sguardo verso qualcosa che compare, o seguire una scena che scorre, sembrano gesti semplici. Nei primi tempi di vita sono governati soprattutto da strutture profonde del cervello; con i mesi, la corteccia visiva ne prende il controllo1.
Il movimento ritmico con cui gli occhi seguono una scena in scorrimento, come quando si guarda fuori dal finestrino di un treno, è un riflesso normale, il nistagmo optocinetico1,2. Diverso è il nistagmo come disturbo, un’oscillazione involontaria che disturba la fissazione. Secondo una rassegna del 2012, nell’infanzia la maggior parte dei casi appartiene a forme considerate benigne, che compaiono intorno ai 3 mesi; meno di un caso su cinque è acquisito e richiede accertamenti neurologici, e la comparsa dopo i 4 mesi è tra i segnali che meritano più attenzione2. Ne parliamo nell’articolo sul nistagmo.
Un periodo sensibile: perché i primi anni contano
Nei primi tempi di vita i circuiti della corteccia visiva vengono modellati dall’esperienza, durante quelli che i neuroscienziati chiamano periodi critici: finestre di tempo in cui ciò che gli occhi ricevono lascia un’impronta stabile nelle connessioni tra i neuroni3.
L’indicazione più chiara dell’importanza di questi anni viene dai bambini nati con una cataratta congenita, un’opacità del cristallino che impedisce alla luce di arrivare nitida alla retina. Studiando bambini privati di un’esperienza visiva normale nei primi tempi di vita, un gruppo di ricerca ha descritto un «effetto dormiente»: deficit permanenti in capacità che di norma compaiono molto più tardi, come la sensibilità al contrasto per i dettagli fini e il riconoscimento delle persone dalle piccole differenze nella distanza tra occhi, naso e bocca4.
Ciò che un bambino vede nei primi mesi, quindi, prepara il terreno per capacità che si manifesteranno anni dopo4. È anche per questo che la cataratta infantile è considerata una delle cause di disabilità visiva permanente più trattabili, e che molti studi hanno trovato benefici quando l’intervento arriva presto5. Lo stesso principio riguarda l’occhio pigro nei bambini.
Difetti di vista nel primo anno: frequenti, spesso di passaggio
Lo studio
Lo screening dei lattanti di Cambridge
Nel distretto sanitario di Cambridge, in Inghilterra, due programmi hanno controllato la vista di tutti i lattanti tra i 7 e i 9 mesi. Il 5-6% aveva un’ipermetropia marcata (almeno 3,5 diottrie), meno dell’1% una differenza di almeno 1,5 diottrie tra i due occhi, lo 0,25% una miopia di almeno 3 diottrie e meno dell’1% uno strabismo evidente. Seguiti fino ai 4 anni, i lattanti ipermetropi avevano una probabilità 13 volte più alta di diventare strabici e 6 volte più alta di avere una vista ridotta rispetto ai coetanei; in uno studio randomizzato collegato, occhiali con una correzione parziale hanno ridotto questi rapporti a 4 e 2,5 volte. Il limite: sono dati di una sola area, pubblicati nel 19966.
Lo stesso lavoro ha osservato che tra i 9 mesi e i 4 anni sia gli occhi ipermetropi sia quelli miopi tendevano ad avvicinarsi alla normalità, un processo chiamato emmetropizzazione che gli occhiali parziali non ostacolavano6. Un difetto misurato nel primo anno, quindi, non è necessariamente quello che il bambino avrà da grande; quando è marcato, però, l’oculista lo valuta insieme al resto.
Il riflesso rosso e i controlli dei primi anni
Il controllo più diffuso nei primi giorni di vita è il test del riflesso rosso: con una piccola luce, il medico osserva il bagliore rossastro che la retina rimanda attraverso la pupilla, lo stesso che a volte compare nelle foto con il flash. Cerca soprattutto due malattie rare ma serie, la cataratta congenita e il retinoblastoma, un tumore della retina. Una rassegna del 2021 osserva che è adottato in modo molto ampio, anche se le prove sulla sua efficacia sono poche, per la gravità di queste malattie e per i buoni risultati di una diagnosi precoce7.
Una meta-analisi del 2021 ha riunito cinque studi con 8.713 neonati, controllati con il riflesso rosso senza dilatare la pupilla e poi con una visita a pupilla dilatata. Il test ha riconosciuto solo il 7,5% dei problemi oculari presenti, ma è risultato anomalo solo in 2-3 bambini sani su 100. Gli autori concludono che un riflesso anomalo indica molto probabilmente un problema reale, mentre uno normale non basta a escluderlo8.
Dopo la nascita, i calendari dei controlli cambiano da un paese all’altro. In Francia, per esempio, un gruppo di esperti di oftalmologia pediatrica raccomanda una visita nel primo mese per i bambini a rischio di malattie dell’occhio, una tra i 12 e i 15 mesi per quelli a rischio di occhio pigro e, per tutti gli altri, un controllo ortottico nel terzo anno di vita; a qualunque età, una visita in tempi brevi quando c’è un sospetto9. Sotto i tre anni i benefici di un controllo esteso a tutti i bambini sono incerti, anche perché dove i problemi sono rari aumentano i falsi positivi7. Chiedi al pediatra come funziona dove vivi; nell’articolo sulla prima visita oculistica del bambino spieghiamo che cosa si controlla.
I bambini nati molto prematuri hanno un rischio più alto di problemi nello sviluppo della vista. Alcuni, come strabismo o difetti di vista, emergono di solito con i controlli; altri, come un campo visivo ridotto o difficoltà nel percepire il movimento, possono sfuggire ai controlli di routine10.
Quando parlarne con l’oculista
- Una pupilla che appare bianca, grigia o diversa tra i due occhi, dal vivo o in una foto con il flash: va mostrata presto al pediatra o all’oculista7,8. Ne parliamo nell’articolo sul retinoblastoma.
- Occhi che oscillano in modo continuo, soprattutto se il disturbo compare dopo i 4 mesi2.
- Un occhio che devia in modo costante, o un bambino che non sembra fissare i volti e seguire gli oggetti: a qualunque età, un sospetto è un motivo per una visita in tempi brevi9.
- Familiari che da piccoli hanno avuto cataratta congenita, retinoblastoma o strabismo, oppure una nascita molto prematura: sono informazioni utili per decidere quando programmare la prima visita9,10.
Domande frequenti
Se alla nascita il riflesso rosso era normale, si può stare tranquilli?
È una buona notizia, ma non una certezza: nella meta-analisi del 2021 il test ha riconosciuto solo una piccola parte dei problemi presenti8. Se più avanti noti un riflesso strano o un occhio che devia, parlane con il pediatra anche se il primo controllo era andato bene.
Quando si fa la prima visita oculistica a un neonato?
Dipende dal bambino e dal paese. Le raccomandazioni francesi prevedono una visita nel primo mese per i bambini a rischio e, per gli altri, un controllo ortottico nel terzo anno; quando c’è un sospetto, a qualunque età9.
Il tremolio degli occhi in un neonato è normale?
Un movimento ritmico degli occhi mentre il bambino guarda una scena che scorre è un riflesso normale2. Un’oscillazione involontaria che disturba la fissazione va fatta valutare dall’oculista, soprattutto se compare dopo i 4 mesi2.
La vista di un neonato è un’opera in costruzione, e gli studi indicano che i primi anni sono quelli in cui il cervello impara a vedere3,4. Il controllo alla nascita, quelli previsti dove si vive e l’attenzione a pochi segnali visibili sono il modo più semplice per non perdere il tempo in cui un problema ha più margini di essere affrontato.
Fonti
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


