Di tutto il sistema nervoso, la retina è l’unica parte che si può osservare direttamente, senza bisturi e senza radiazioni: basta guardare il fondo dell’occhio. È fatta di cellule nervose, e il nervo ottico che ne parte porta i suoi segnali fino al cervello.
Da qui un’idea che affascina i ricercatori da anni. Se l’Alzheimer e altre malattie neurodegenerative danneggiano il cervello, forse lasciano una traccia anche nella retina, visibile con esami semplici come l’OCT o una fotografia del fondo dell’occhio. Gli studi su retina e Alzheimer sono ormai più di cento3. Le risposte sono interessanti, ma oggi parlano di associazioni e di ricerca: non esiste un test della retina per l’Alzheimer che si possa fare dall’oculista.
In breve
- In media, le persone con Alzheimer hanno uno strato di fibre nervose della retina più sottile delle persone sane, secondo diverse meta-analisi2,3.
- In quattro grandi studi con quasi 70.000 persone seguite per circa 11 anni, uno strato più sottile si associava a una frequenza di demenza più alta del 10%1.
- L’intelligenza artificiale applicata alle immagini della retina distingue le persone con Alzheimer o Parkinson con un’accuratezza moderata6.
- Sono associazioni e strumenti di ricerca: le alterazioni non sono specifiche, e oggi nessun esame della retina serve per diagnosticare l’Alzheimer5,9.
In questo articolo
Che cosa si misura nella retina
Lo strumento principale è l’OCT, la tomografia a coerenza ottica: un esame senza contatto che ricostruisce, strato per strato, la sezione della retina. Lo raccontiamo nell’articolo sull’OCT.
Gli strati più studiati sono due: lo strato delle fibre nervose, fatto dei prolungamenti delle cellule che formano il nervo ottico, e lo strato delle cellule ganglionari, dove si trovano i corpi di queste cellule2. Accanto all’OCT si usano l’angio-OCT, che mostra i piccoli vasi della retina, e le fotografie del fondo dell’occhio, da cui si misurano la forma e la ramificazione dei vasi4.
Retina e Alzheimer: che cosa dicono le meta-analisi
I primi studi confrontavano persone con Alzheimer già diagnosticato e persone sane. Una meta-analisi del 2019 su 30 studi, con 1.257 persone con Alzheimer, 305 con decadimento cognitivo lieve e 1.460 controlli, ha trovato nelle persone malate una retina più sottile in quasi tutte le misure: lo strato delle fibre nervose intorno al nervo ottico, lo strato delle cellule ganglionari, il volume della macula e la coroide, lo strato ricco di vasi che sta dietro la retina2. Tutti gli studi erano però trasversali, cioè fotografavano le persone in un solo momento2.
Una revisione più ampia, del 2021, ha incluso 126 articoli e ha trovato differenze simili nell’Alzheimer e, in misura minore, anche nel decadimento cognitivo lieve, la fase in cui i problemi di memoria ci sono ma non impediscono la vita di tutti i giorni3.
Una revisione del 2023 ha poi scelto un criterio più rigoroso: ha incluso solo gli studi in cui l’Alzheimer era confermato dalla presenza nel cervello di beta-amiloide, la proteina tipica della malattia. Con questo filtro le prove di un assottigliamento delle fibre nervose erano deboli; c’erano differenze più nette in alcune misure dei vasi sulle fotografie del fondo, ma in pochi studi4. Per gli autori, studi piccoli e metodi diversi rendono difficile stabilire se questi segni servano davvero4.
Prima della malattia: gli studi che seguono le persone nel tempo
Il confronto tra malati e sani non dice se la retina cambia prima o dopo la malattia. Per rispondere servono gli studi di coorte, che seguono nel tempo persone ancora senza demenza.
Lo studio
Quattro coorti, 69.955 persone, 11 anni
Un’analisi del 2024 ha riunito i dati individuali, non ancora pubblicati, di quattro studi di coorte prospettici: 69.955 partecipanti con un’età media di 58 anni, il 47% donne, seguiti per una mediana di 11,3 anni. In questo periodo 1.087 persone hanno sviluppato una demenza e 520 una malattia di Alzheimer. Tenendo conto degli altri fattori, uno strato di fibre nervose della macula più sottile all’inizio si associava a una frequenza più alta del 10% di demenza e dell’11% di Alzheimer; lo spessore dello strato delle cellule ganglionari, invece, no. Per gli autori la degenerazione della retina precede la comparsa della demenza, e le immagini della retina possono essere utili per studiare le fasi iniziali della malattia1.
Il risultato va letto per quello che è. In undici anni la demenza ha riguardato circa 1,6 persone ogni 100 partecipanti, e l’aumento legato alla retina sottile è relativo e modesto1. Dice qualcosa sui grandi gruppi, non permette di prevedere il futuro di una singola persona. Uno studio genetico del 2024, inoltre, non ha trovato un legame genetico solido tra spessore della retina e demenza10.
L’intelligenza artificiale sulle immagini della retina
La nuova frontiera si chiama oculomica: lo studio dei legami tra ciò che si vede nell’occhio e la salute del resto del corpo8. Gli algoritmi di apprendimento profondo, una forma di intelligenza artificiale che impara da grandi quantità di immagini, sono stati applicati soprattutto alle fotografie a colori del fondo dell’occhio e alle immagini OCT8. Secondo una revisione del 2022, alcune caratteristiche come l’età, il sesso e gli eventi cardiovascolari vengono previste in modo coerente; altre, come la funzione della tiroide o il numero delle cellule del sangue, no8.
Per le malattie neurodegenerative, una meta-analisi del 2025 ha riunito dieci studi, sette sull’Alzheimer e quattro sul Parkinson (uno li considerava entrambi). L’accuratezza complessiva era moderata, con un’area sotto la curva (AUC) di 0,73, su una scala in cui 0,5 corrisponde al caso e 1 a una distinzione perfetta6. Gli autori chiedono protocolli standard e grandi studi prospettici di validazione6.
Una revisione sistematica del 2024 sulle raccolte di immagini usate per addestrare questi modelli segnala un limite di fondo: per l’Alzheimer contano per lo più da qualche decina a qualche centinaio di immagini, per le altre malattie i dati sono scarsi, e mancano quasi del tutto le immagini delle stesse persone nel tempo7. Resta poi la domanda più importante: anche quando un modello funziona, non sappiamo ancora se usarlo per le decisioni cliniche migliori la salute delle persone8. Della stessa tecnologia applicata al diabete parliamo in Intelligenza artificiale e retina.
Perché non è ancora un test per l’Alzheimer
Una revisione di revisioni del 2023, su 14 revisioni sistematiche, ha trovato che il parametro con più prove, lo spessore delle fibre nervose intorno al nervo ottico misurato con l’OCT, distingueva le persone con Alzheimer dai controlli con un’AUC di 0,70, sulla base di 38 studi5. Solo 4 delle 14 revisioni avevano un basso rischio di errori in tutti gli aspetti valutati5.
Già nel 2017 una revisione concludeva che nessun segno della retina era pronto per entrare negli esami di routine, anche perché le alterazioni trovate non sono specifiche: compaiono nel decadimento cognitivo lieve, nell’Alzheimer e nel Parkinson9. Le revisioni più recenti chiedono ancora studi più grandi, seguiti nel tempo e con metodi standard3,4,6.
Quando parlarne con l’oculista
- Se in un referto OCT leggi che lo strato delle fibre nervose è più sottile del normale, chiedi all’oculista che cosa significa nel tuo caso: è un segno che si valuta per esempio nel glaucoma, e le alterazioni della retina non sono specifiche di una sola malattia9.
- Oggi nessun esame della retina serve per diagnosticare l’Alzheimer5,9: se ti preoccupano la memoria o l’orientamento, il primo riferimento è il medico di famiglia.
- Un servizio che promette di prevedere la demenza da una foto dell’occhio va oltre quello che dicono gli studi, che descrivono strumenti di ricerca6,8.
Domande frequenti
Si può scoprire l’Alzheimer con un esame degli occhi?
Non oggi. Gli studi trovano differenze medie tra gruppi di persone2,3, ma nessun esame della retina è pronto per la diagnosi in una singola persona5,9.
Una retina sottile vuol dire che avrò la demenza?
No. Nei grandi studi di coorte uno strato di fibre nervose più sottile si associava a una frequenza di demenza più alta del 10%1: un aumento relativo e modesto, che non permette previsioni sul singolo. Le alterazioni della retina, inoltre, non sono specifiche9.
Che cos’è l’oculomica?
È lo studio dei legami tra le caratteristiche dell’occhio e la salute generale, oggi spesso con l’intelligenza artificiale applicata alle immagini della retina8. Alcune caratteristiche, come l’età, si prevedono in modo coerente; per le malattie neurodegenerative l’accuratezza è moderata6,8.
La retina è davvero una finestra sul cervello, ma per ora il vetro è appannato. Gli studi mostrano che nella retina delle persone con Alzheimer qualcosa cambia, forse anni prima della malattia1,2. Trasformare questo segnale in un esame affidabile richiederà studi più grandi, seguiti nel tempo e con metodi comuni4,7. Fino ad allora la retina resta uno strumento prezioso per la ricerca, non un test da fare.
Fonti
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


