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La cataratta si cura senza intervento? Colliri e integratori alla prova degli studi

Gocce che promettono di «sciogliere» la cataratta, vitamine, antiossidanti: le offerte non mancano. Che cosa hanno trovato gli studi, dagli esperimenti sugli animali alle sperimentazioni su migliaia di persone.

A cura della redazioneAggiornato il 7 min di lettura7 studi e fonti citatiTesto generato con l'IA
Illustrazione Né colliri né vitamine sciolgono il cristallino opaco: nessuno ha dimostrato di funzionare nelle persone. Ad oggi l'unico trattamento efficace della cataratta è l'intervento, che lo sostituisce con una lente artificiale.

Basta una ricerca in rete per trovarle: gocce che promettono di «sciogliere» il cristallino opaco, rimedi a base di antiossidanti, vitamine da prendere per anni. L’idea è comprensibile, perché in molti preferirebbero evitare la sala operatoria. La domanda, però, è precisa: esiste una cura per la cataratta senza intervento?

Per ora la risposta degli studi è no. Una revisione del 2020 ricorda che, ad oggi, l’unico trattamento efficace della cataratta è quello chirurgico, e che dei numerosi rimedi alternativi proposti nel tempo andrebbero ancora chiariti con studi sia gli effetti sia la tossicità1.

In breve

  • Ad oggi l’intervento chirurgico è l’unico trattamento efficace della cataratta1.
  • Il lanosterolo ha ridotto l’opacità in cristallini di coniglio e in cani2, ma uno studio successivo non ha confermato l’effetto su cristallini di ratto e su proteine del cristallino umano3.
  • Per le gocce di N-acetilcarnosina una revisione Cochrane non ha trovato prove convincenti4.
  • Nove sperimentazioni su oltre 117.000 persone non hanno mostrato effetti delle vitamine antiossidanti sul rischio o sulla progressione della cataratta6.
  • Nello studio AREDS2, luteina e zeaxantina non hanno ridotto, nel complesso, il ricorso all’intervento7.
In questo articolo
  1. «Esiste un collirio che scioglie la cataratta»: non dimostrato
  2. «Le gocce antiossidanti fanno regredire la cataratta»: mancano le prove
  3. «Le vitamine antiossidanti la tengono lontana»: falso, secondo le sperimentazioni
  4. Che cosa resta vero
  5. Domande frequenti
  6. Fonti

«Esiste un collirio che scioglie la cataratta»: non dimostrato

La cataratta legata all’età nasce quando le proteine del cristallino, le cristalline, perdono la loro forma e si aggregano, facendo perdere trasparenza alla lente1. Nel 2015 uno studio pubblicato su Nature ha acceso una speranza. I ricercatori avevano scoperto che in due famiglie con una cataratta congenita era alterato l’enzima che produce il lanosterolo, una molecola presente nel cristallino. In laboratorio il lanosterolo riduceva gli aggregati di proteine; applicato a cristallini di coniglio con cataratta, prelevati dall’occhio, ne aumentava la trasparenza, e nei cani riduceva la gravità della cataratta2.

Era un risultato su animali e su tessuti isolati, non su persone. Quattro anni dopo un altro gruppo ha provato a ripeterlo: in cristallini di ratto con cataratta indotta il lanosterolo non ha ridotto l’opacità né ne ha fermato la progressione, e in cristallini umani di 47 e 60 anni né il lanosterolo né una molecola simile hanno sciolto le proteine aggregate3. Una revisione del 2020 descrive queste sostanze come una direzione di ricerca, non come una terapia disponibile1. Negli studi che abbiamo esaminato non ci sono sperimentazioni sulle persone con cataratta legata all’età.

«Le gocce antiossidanti fanno regredire la cataratta»: mancano le prove

Un’altra molecola molto pubblicizzata è la N-acetilcarnosina, un antiossidante che, applicato in gocce, attraversa la cornea e si trasforma in carnosina. Una revisione Cochrane del 2017 ha cercato tutti gli studi controllati: ne ha trovati due, con 114 persone in tutto, ma le informazioni pubblicate non bastavano a capire come fossero stati condotti, e gli autori non hanno ricevuto risposta alle loro richieste di chiarimento. La conclusione: non ci sono prove convincenti che queste gocce facciano regredire la cataratta o ne fermino la progressione4.

«Le vitamine antiossidanti la tengono lontana»: falso, secondo le sperimentazioni

Qui gli studi non mancano. Negli studi osservazionali, che seguono nel tempo gruppi di persone senza intervenire, chi assumeva più vitamine e carotenoidi con la dieta aveva in media un rischio di cataratta più basso. Ma nelle sperimentazioni randomizzate, in cui il caso decide chi riceve la vitamina e chi un placebo, la vitamina E e il betacarotene non hanno ridotto il rischio5. Una spiegazione possibile è che chi assume più vitamine con la dieta si distingua anche per altre abitudini, che gli studi osservazionali non riescono a separare del tutto.

La revisione Cochrane sugli integratori di vitamine antiossidanti ha riunito nove sperimentazioni su 117.272 persone, condotte anche in Finlandia, Italia e Regno Unito e durate da poco più di due a dodici anni, con dosi superiori a quelle raccomandate. Né il betacarotene, né la vitamina C, né la vitamina E hanno ridotto il rischio di cataratta, il ricorso all’intervento o la perdita di vista. Il betacarotene, in compenso, ha fatto ingiallire la pelle in una quota di partecipanti compresa tra il 7,4% e il 15,8%. Gli autori considerano chiusa la questione e invitano a pesare costi ed effetti indesiderati6.

Lo studio

AREDS2: luteina e zeaxantina contro l’intervento di cataratta

Lo studio randomizzato AREDS2 ha arruolato 4.203 persone tra i 50 e gli 85 anni a rischio di maculopatia avanzata, assegnate a caso a luteina e zeaxantina, a omega-3, a entrambi o a un placebo. Tra gli obiettivi secondari c’era la cataratta: in una mediana di 4,7 anni, 1.389 occhi su 6.027 sono stati operati. Senza luteina e zeaxantina, la probabilità di arrivare all’intervento entro cinque anni era del 24%, e l’integrazione non l’ha cambiata in modo significativo. Un possibile beneficio è emerso solo nel quinto dei partecipanti che ne assumeva meno con la dieta, ma è un risultato di sottogruppo, da confermare. Il limite: i partecipanti erano scelti per il rischio di maculopatia, non di cataratta7.

Gli integratori per la maculopatia hanno un loro articolo, sugli studi AREDS e AREDS2.

Che cosa resta vero

Resta vero che la ricerca su farmaci capaci di agire sulle proteine del cristallino è viva1. Oggi, però, nessun collirio, vitamina o integratore ha mostrato nelle persone di far regredire la cataratta o di rallentarla in modo affidabile1,4,6,7. Se la vista si annebbia, i sintomi della cataratta e le opzioni si discutono con l’oculista; quando il disturbo pesa sulla vita quotidiana, la strada è l’intervento.

Quando parlarne con l’oculista

  • Se la vista si annebbia piano o le luci ti abbagliano più di prima, la diagnosi e le scelte si fanno con una visita oculistica1.
  • Se usi colliri o integratori acquistati per conto tuo, riferiscilo all’oculista durante la visita.

Domande frequenti

Esistono colliri che sciolgono la cataratta?

No, non con prove sulle persone. Il lanosterolo ha funzionato in esperimenti su animali2, ma non è stato confermato da uno studio successivo3; per le gocce di N-acetilcarnosina una revisione Cochrane non ha trovato prove convincenti4.

Gli integratori possono rallentare la cataratta?

Le sperimentazioni finora dicono di no: né le vitamine antiossidanti6 né luteina e zeaxantina, nel complesso dei partecipanti allo studio AREDS27, hanno ridotto il rischio di cataratta o il ricorso all’intervento.

Mangiare frutta e verdura serve contro la cataratta?

Negli studi osservazionali chi assume più vitamine con la dieta ha in media meno cataratta, ma questo non dimostra un effetto diretto, e le sperimentazioni con le vitamine in pillola non lo hanno confermato5.

La cataratta non si scioglie con un collirio, e le vitamine non la tengono lontana: è la conclusione meno attraente, ma è quella che emerge dagli studi su decine di migliaia di persone. La buona notizia è che un trattamento efficace esiste1, e che il momento giusto per farlo si decide insieme all’oculista.

Fonti

  1. Lian RR, Afshari NA. The quest for homeopathic and nonsurgical cataract treatment. Curr Opin Ophthalmol. 2020;31(1):61-66. doi:10.1097/ICU.0000000000000631 · PubMed 31770163
  2. Zhao L, Chen XJ, Zhu J, Xi YB, Yang X, Hu LD, et al. Lanosterol reverses protein aggregation in cataracts. Nature. 2015;523(7562):607-11. doi:10.1038/nature14650 · PubMed 26200341
  3. Daszynski DM, Santhoshkumar P, Phadte AS, Sharma KK, Zhong HA, Lou MF, et al. Failure of Oxysterols Such as Lanosterol to Restore Lens Clarity from Cataracts. Sci Rep. 2019;9(1):8459. doi:10.1038/s41598-019-44676-4 · PubMed 31186457 · PMC
  4. Dubois VD, Bastawrous A. N-acetylcarnosine (NAC) drops for age-related cataract. Cochrane Database Syst Rev. 2017;2(2):CD009493. doi:10.1002/14651858.CD009493.pub2 · PubMed 28245346 · PMC
  5. Jiang H, Yin Y, Wu CR, Liu Y, Guo F, Li M, et al. Dietary vitamin and carotenoid intake and risk of age-related cataract. Am J Clin Nutr. 2019;109(1):43-54. doi:10.1093/ajcn/nqy270 · PubMed 30624584
  6. Mathew MC, Ervin AM, Tao J, Davis RM. Antioxidant vitamin supplementation for preventing and slowing the progression of age-related cataract. Cochrane Database Syst Rev. 2012;2012(6):CD004567. doi:10.1002/14651858.CD004567.pub2 · PubMed 22696344 · PMC
  7. Age-Related Eye Disease Study 2 (AREDS2) Research Group, Chew EY, SanGiovanni JP, Ferris FL, Wong WT, Agron E, et al. Lutein/zeaxanthin for the treatment of age-related cataract: AREDS2 randomized trial report no. 4. JAMA Ophthalmol. 2013;131(7):843-50. doi:10.1001/jamaophthalmol.2013.4412 · PubMed 23645227 · PMC

I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).

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