Esci dalla visita con un foglio in mano. In alto, due sigle, OD e OS; poi una fila di numeri con il segno meno, una parola come «cilindro» e un «asse 180». Nella memoria, una frase dell’oculista: «Con la correzione arriva a dieci decimi». Se hai la miopia, come si legge quel −2,25? E che rapporto c’è tra quei numeri e i decimi?
Sono domande frequenti: in Germania, per esempio, i difetti di vista sono risultati il primo motivo di visita ambulatoriale dall’oculista, con il 21,1% delle visite1. E in questo campo si parlano due lingue diverse. I decimi misurano quanto vedi; le diottrie misurano la lente che serve per vedere meglio. Confonderle è facile, convertirle è impossibile.
In breve
- I decimi, come le frazioni 6/6 o 20/20 e i valori logMAR, misurano l’acuità visiva: la capacità di distinguere dettagli piccoli. Sono modi diversi di scrivere la stessa misura2.
- Le diottrie misurano il potere della lente che corregge un difetto: segno meno per la miopia, segno più per l’ipermetropia. Per convenzione si parla di miopia da −0,50 diottrie in giù6.
- Decimi e diottrie non si convertono gli uni nelle altre: sono due misure diverse.
- Sfera, cilindro e asse descrivono la lente per ciascun occhio; l’addizione è la potenza in più per vedere da vicino quando, verso i 40 anni, la messa a fuoco non basta più7.
- Tra due misure della stessa persona possono esserci differenze di un quarto di diottria: in uno studio, solo un cambiamento di almeno mezza diottria era da considerare reale8.
In questo articolo
Decimi, 6/6, 20/20, logMAR: che cosa misura l’acuità visiva
L’acuità visiva si misura con le tabelle di lettere o simboli che rimpiccioliscono riga dopo riga, gli ottotipi. In Italia e in diversi paesi europei si esprime in decimi: 10/10 è il valore di riferimento, 5/10 vuol dire riconoscere solo dettagli grandi il doppio; esistono anche valori come 12/10.
Altrove si usano le frazioni di Snellen: il primo numero è la distanza del test, il secondo quella a cui un occhio di riferimento leggerebbe la stessa riga. In metri 6/6, in piedi 20/20: la stessa acuità dei 10/10.
Negli studi clinici si usa la scala logMAR, dal logaritmo del più piccolo angolo che l’occhio riesce a distinguere. Funziona al contrario rispetto ai decimi: 0,0 corrisponde a 10/10, i valori più alti indicano una vista peggiore, e ogni riga delle tabelle costruite su questa scala vale 0,1. Una revisione degli studi pubblicati nel 2005 su cinque riviste di oftalmologia ha trovato che le tabelle logMAR erano le più usate, ma anche che solo il 58,6% degli studi indicava che tabella fosse stata usata; gli autori invitano a distinguere la notazione logMAR dal tipo di tabella2.
| Decimi | Metri | Piedi | logMAR |
|---|---|---|---|
| 10/10 | 6/6 | 20/20 | 0,0 |
| 8/10 | 6/7,5 | 20/25 | 0,1 |
| 5/10 | 6/12 | 20/40 | 0,3 |
| 2/10 | 6/30 | 20/100 | 0,7 |
| 1/10 | 6/60 | 20/200 | 1,0 |
Le corrispondenze della tabella sono matematiche, arrotondate. Nella pratica, però, passare da un sistema all’altro non è neutro. Un’analisi di 1.881 articoli scientifici ha trovato che, tra quelli che riportavano l’acuità visiva, quasi la metà usava solo le frazioni di Snellen e l’altra metà altri formati, spesso senza equivalenze3. E una revisione di quasi 300 studi sul cheratocono ha concluso che conversioni poco descritte possono portare a interpretare male i risultati4.
Conta anche la tabella: secondo una revisione sistematica sulla vista da vicino nei bambini, tra gli 8 e i 13 anni le lettere danno un risultato peggiore dei simboli di 0,1-0,2 logMAR, una o due righe5.
C’è poi un piccolo strumento, un disco con un forellino chiamato foro stenopeico: una revisione tedesca lo indica come un mezzo semplice per capire se un calo dell’acuità dipende da fattori ottici, cioè da un difetto che le lenti possono correggere1.
Che cosa sono le diottrie
La diottria è l’unità di misura del potere di una lente: è l’inverso della distanza di messa a fuoco espressa in metri. Una lente da 2 diottrie mette a fuoco a mezzo metro, una da 4 a 25 centimetri. Per un miope il numero ha un significato concreto: con −2 diottrie si vede nitido fino a circa mezzo metro, oltre le cose cominciano a sfocarsi.
Il segno dice il tipo di difetto: meno per la miopia, più per l’ipermetropia e per la presbiopia. I valori procedono di solito a passi di 0,25 diottrie. Le definizioni internazionali, pensate per gli studi, parlano di miopia da −0,50 diottrie in giù e di miopia elevata da −6,00, calcolate sull’equivalente sferico, cioè la sfera più metà del cilindro6. Le differenze tra i difetti le trovi nell’articolo su miopia, ipermetropia, astigmatismo e presbiopia.
Miopia, come si legge la ricetta: sfera, cilindro e asse
Prendiamo una ricetta immaginaria:
- OD (occhio destro): sfera −2,25, cilindro −0,75, asse 180°
- OS (occhio sinistro): sfera −2,00
OD e OS indicano l’occhio destro e il sinistro (all’estero anche R e L). La sfera è la correzione della miopia o dell’ipermetropia: qui, una miopia di 2,25 diottrie a destra e di 2 a sinistra.
Il cilindro è la correzione dell’astigmatismo, il difetto in cui la cornea è più curva in una direzione1; l’asse, da 0° a 180°, dice come va orientata quella correzione. Lo stesso occhiale si può scrivere in due modi equivalenti, con il cilindro negativo o positivo: −2,25 −0,75 a 180° è identico a −3,00 +0,75 a 90°. Se due ricette sembrano diverse, a volte è solo la notazione. Ne parliamo nell’articolo sull’astigmatismo.
Poi ci sono le voci che compaiono solo in alcune ricette. L’addizione (ADD) è la potenza positiva in più per il vicino: serve quando il cristallino perde la capacità di mettere a fuoco, un calo che inizia già nell’infanzia e diventa evidente intorno ai 40 anni7. Il prisma corregge alcuni problemi di allineamento degli occhi. La distanza interpupillare, in millimetri, serve all’ottico per centrare le lenti davanti alle pupille.
Come si arriva a quei numeri
Di solito la misura comincia con l’autorefrattometro, un apparecchio automatico, e prosegue con la parte soggettiva: lenti di prova e la domanda «meglio così o così?».
Lo studio
Autorefrattometro o prova soggettiva: chi sceglie meglio le lenti?
Uno studio randomizzato condotto in un ospedale oculistico dell’India meridionale ha misurato i difetti di 400 adulti tra i 18 e i 40 anni con entrambi i metodi e ha fatto portare a ciascuno, in ordine casuale, due paia di occhiali. Le due misure andavano molto d’accordo, con una differenza media di 0,07 diottrie. Dei 301 che hanno completato lo studio, il 50,5% ha preferito gli occhiali basati sulla prova soggettiva e il 49,5% quelli basati sull’apparecchio: nessuna differenza. Il risultato riguarda giovani adulti in un solo centro, e gli autori lo propongono soprattutto per i contesti con poche risorse9.
Nessuna misura, però, è perfettamente ripetibile. In un piccolo studio del 1995, 12 persone sono state misurate cinque volte ciascuna: nel 95% dei casi le misure soggettive restavano entro circa un quarto di diottria in più o in meno, quelle dell’apparecchio entro 0,35. Gli autori concludevano che, con entrambi i metodi, solo un cambiamento di almeno 0,50 diottrie andrebbe considerato reale8.
Perché decimi e diottrie non si convertono
Le diottrie misurano la lente; i decimi misurano il risultato. Due persone con −1 e −3 diottrie vedono entrambe male da lontano a occhio nudo, ma con la lente giusta possono arrivare entrambe a 10/10. Per questo la ricetta distingue spesso tra acuità naturale e acuità corretta.
Allo stesso modo, 10/10 non vuol dire assenza di difetti: un giovane ipermetrope può leggere tutta la tabella mettendo a fuoco di più, come spieghiamo nell’articolo sull’ipermetropia.
E i test a casa? Secondo una revisione sistematica del 2023, lo strumento con gli studi migliori dava risultati vicini a quelli dell’ambulatorio, con una differenza media di 0,055 logMAR, circa mezza riga10. Ma questi strumenti misurano l’acuità, non le diottrie, e non dicono quale lente serve. Ne parliamo nell’articolo sui test della vista via app.
Quando parlarne con l’oculista
- Se con la correzione non si raggiunge l’acuità attesa, o un occhio vede molto peggio dell’altro: non sempre la causa è ottica, e l’oculista ha strumenti semplici per distinguerla da altre cause più serie1.
- Se la vista cambia all’improvviso, non si tratta di una ricetta da aggiornare: trovi i segnali di urgenza nella pagina sulle urgenze.
Domande frequenti
Dieci decimi vuol dire che non ho bisogno di occhiali?
Non necessariamente. I decimi misurano la vista da lontano: un giovane ipermetrope può arrivare a 10/10 compensando con la messa a fuoco, e dopo i 40 anni si può vedere bene da lontano e male da vicino7.
Quanti decimi corrispondono a una diottria?
Nessuna conversione è possibile: i decimi misurano quanto si vede, le diottrie la lente che serve.
Perché due misure della vista danno numeri un po’ diversi?
Perché ogni misura ha un margine di variabilità: in uno studio, differenze di un quarto di diottria rientravano nella normale ripetibilità8. Apparecchio e prova soggettiva, inoltre, possono dare valori leggermente diversi, anche se in media molto vicini9.
La ricetta degli occhiali vale per le lenti a contatto?
Non sempre. La lente a contatto sta sull’occhio, quella dell’occhiale a qualche millimetro, e per i valori più alti la potenza necessaria cambia; l’astigmatismo richiede inoltre lenti apposite. Per questo le lenti a contatto hanno una prescrizione a parte.
Una ricetta degli occhiali è la descrizione tecnica di una lente, non un giudizio sulla salute degli occhi. Saperla leggere aiuta a fare le domande giuste; che cosa significhi per i tuoi occhi resta una valutazione da fare con l’oculista.
Fonti
- Schiefer U, Kraus C, Baumbach P, Ungewiß J, Michels R. Refractive errors. Dtsch Arztebl Int. 2016;113(41):693-702. doi:10.3238/arztebl.2016.0693 · PubMed 27839543 · PMC
- Williams MA, Moutray TN, Jackson AJ. Uniformity of visual acuity measures in published studies. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2008;49(10):4321-7. doi:10.1167/iovs.07-0511 · PubMed 18829857
- Tsou BC, Bressler NM. Visual Acuity Reporting in Clinical Research Publications. JAMA Ophthalmol. 2017;135(6):651-653. doi:10.1001/jamaophthalmol.2017.0932 · PubMed 28472206 · PMC
- Nandzik M, Wylęgała E, Wylęgała A, Szkodny D, Roszkowska AM, Wróblewska-Czajka E. Visual Acuity Examination Methodology in Keratoconus. J Clin Med. 2023;12(24). doi:10.3390/jcm12247620 · PubMed 38137688 · PMC
- Huurneman B, Boonstra FN. Assessment of near visual acuity in 0-13 year olds with normal and low vision: a systematic review. BMC Ophthalmol. 2016;16(1):215. doi:10.1186/s12886-016-0386-y · PubMed 27931205 · PMC
- Flitcroft DI, He M, Jonas JB, Jong M, Naidoo K, Ohno-Matsui K, et al. IMI – Defining and Classifying Myopia: A Proposed Set of Standards for Clinical and Epidemiologic Studies. Invest Ophthalmol Vis Sci. 2019;60(3):M20-M30. doi:10.1167/iovs.18-25957 · PubMed 30817826 · PMC
- Charman WN. The eye in focus: accommodation and presbyopia. Clin Exp Optom. 2008;91(3):207-25. doi:10.1111/j.1444-0938.2008.00256.x · PubMed 18336584
- Rosenfield M, Chiu NN. Repeatability of subjective and objective refraction. Optom Vis Sci. 1995;72(8):577-9. PubMed 8539026
- Joseph S, Varadaraj V, Dave SR, Lage E, Lim D, Aziz K, et al. Investigation of the Accuracy of a Low-Cost, Portable Autorefractor to Provide Well-Tolerated Eyeglass Prescriptions: A Randomized Crossover Trial. Ophthalmology. 2021;128(12):1672-1680. doi:10.1016/j.ophtha.2021.05.030 · PubMed 34111444
- Samanta A, Mauntana S, Barsi Z, Yarlagadda B, Nelson PC. Is your vision blurry? A systematic review of home-based visual acuity for telemedicine. J Telemed Telecare. 2023;29(2):81-90. doi:10.1177/1357633X20970398 · PubMed 33222600
I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


