Una giornata di luglio in spiaggia, o di febbraio sulla neve. La pelle denuncia l’eccesso di sole con una scottatura; gli occhi, a volte, con un dolore che arriva più tardi, quando si è già tornati a casa. Gli occhiali da sole servono anche a questo, ma non tutti allo stesso modo: il colore e la scurezza della lente dicono poco su quanto filtrano i raggi ultravioletti, gli UV.
Per capire che cosa conta negli occhiali da sole e nella loro protezione UV, conviene partire da che cosa fanno gli ultravioletti agli occhi.
In breve
- L’esposizione ai raggi UV è associata con prove solide alla fotocheratite, al pterigio e alla cataratta corticale; per la maculopatia le prove non bastano a stabilire un legame2.
- In una meta-analisi di 68 studi, chi portava occhiali da sole aveva circa la metà delle probabilità di avere un pterigio5.
- Le categorie da 0 a 4 si basano su quanta luce visibile passa attraverso la lente; sulla protezione dagli UV dà sicurezza solo un prodotto certificato8.
- Una lente scura riduce il riflesso di strizzare gli occhi: per questo deve filtrare davvero gli UV, anche quelli che arrivano di lato6,7.
- In Germania solo un bambino su otto porta spesso o sempre gli occhiali da sole quando sta all’aperto d’estate9.
In questo articolo
Che cosa fanno i raggi UV agli occhi
L’Organizzazione mondiale della sanità elenca tra gli effetti dei raggi ultravioletti sugli occhi la fotocheratite, la cataratta, il pterigio e alcuni tumori dell’occhio e delle palpebre1. Gli effetti si dividono in due gruppi: quelli che arrivano dopo poche ore e quelli che si accumulano in anni.
Il primo è la fotocheratite, una specie di scottatura della superficie della cornea: compare non subito, ma dopo un certo intervallo dall’esposizione3. È conosciuta come «cecità da neve» negli sciatori, ma colpisce anche chi passa molte ore all’aperto per altre attività4. Secondo l’OMS è reversibile e si previene facilmente con protezioni adatte per gli occhi1.
Gli effetti a lungo termine sono più difficili da studiare, perché richiedono di stimare l’esposizione di una vita intera. Una revisione del 2014 ha messo in fila le prove disponibili2:
- prove forti per i tumori della pelle delle palpebre, la fotocheratite, il pterigio, una degenerazione della cornea chiamata cheratopatia climatica a gocce e la cataratta corticale, quella che comincia alla periferia del cristallino;
- prove limitate per la pinguecola, gli altri tipi di cataratta, alcuni tumori della superficie dell’occhio e il melanoma oculare;
- prove insufficienti per la maculopatia legata all’età.
Il pterigio, un ispessimento della congiuntiva che può crescere sulla cornea, è raccontato nell’articolo su pterigio e pinguecola; i primi segni della cataratta hanno un articolo a parte.
Occhiali da sole e pterigio: che cosa dicono gli studi
Lo studio
La meta-analisi sul pterigio
Una revisione sistematica con meta-analisi del 2018 ha riunito 68 studi con 415.911 partecipanti in 24 paesi. Il pterigio riguardava il 12% delle persone, dal 3% tra i 10 e i 20 anni al 19,5% sopra gli 80. Lavorare all’aperto era associato a una probabilità più alta di circa la metà, stare al sole più di 5 ore a una probabilità più alta di circa un quarto; chi usava occhiali da sole aveva circa la metà delle probabilità di avere un pterigio. Sono studi osservazionali: mostrano un’associazione, e chi porta occhiali da sole può differire in altri modi da chi non li porta5.
Per la cataratta le prove sono forti solo per la forma corticale2, e non abbiamo trovato studi randomizzati che misurino quanto gli occhiali da sole la riducano: richiederebbero decenni.
Occhiali da sole e protezione UV: come leggere le categorie
Le lenti da sole sono classificate in categorie da 0 a 4 in base alla percentuale di luce visibile che lasciano passare: la 0 è quasi trasparente, la 4 è molto scura8. La categoria, quindi, descrive quanto una lente è scura e quanto attenua l’abbagliamento. I limiti per i raggi UV previsti dalle norme dipendono dalla categoria, ma chi compra non può verificarli a occhio, né sapere se una lente li rispetta ancora dopo anni d’uso: una sicurezza ragionevole viene solo da prodotti certificati8.
Nell’Unione europea gli occhiali da sole sono dispositivi di protezione individuale contro la luce del sole e devono riportare la marcatura CE10, e la categoria del filtro è indicata di solito sull’astina. Il colore della lente, grigio, marrone o verde, cambia la resa dei colori ma non dice nulla, da solo, sul filtro UV.
C’è un motivo per cui una lente scura senza un buon filtro UV non è una scelta neutra. Con la luce intensa l’occhio si difende anche strizzando le palpebre; una revisione del 2024 ricorda che le lenti scure riducono questo riflesso7. Se la lente toglie la luce visibile ma lascia passare gli UV, l’occhio si espone di più.
La luce che arriva di lato
Gli UV non arrivano solo di fronte. Una revisione del 2011 ha descritto come la luce che arriva di lato venga concentrata dalla parte anteriore dell’occhio proprio nei punti in cui compaiono più spesso il pterigio e la cataratta, e come questa scoperta abbia orientato il disegno degli occhiali da sole e lo sviluppo di lenti a contatto che filtrano gli UV6. Anche la revisione del 2024 insiste sul fatto che vanno considerate tutte le strade per cui gli UV raggiungono l’occhio, perché gli occhiali offrano una protezione adeguata7.
Una montatura che copre anche i lati ha quindi una logica precisa, e l’OMS indica proprio occhiali da sole di forma avvolgente1. Secondo un’altra revisione, anche cappelli, abiti adatti e occhiali da vista o lenti a contatto che bloccano gli UV sono strumenti efficaci per ridurre l’esposizione2.
E le lenti polarizzate?
Le lenti polarizzate attenuano la luce riflessa da superfici come l’acqua, la neve o l’asfalto bagnato: riducono i riflessi e rendono la visione più confortevole. La polarizzazione, però, è una caratteristica diversa dal filtro UV e non lo sostituisce. Tra gli studi che abbiamo esaminato, nessuno mostra benefici per la salute degli occhi oltre al comfort.
Bambini e chi lavora all’aperto
I bambini passano molto tempo all’aperto e, ricorda l’OMS, nei loro occhi una quantità maggiore di UV può raggiungere e danneggiare la retina1. Una revisione del 2024 riporta che, con la fotografia a fluorescenza UV, l’81% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni mostra già segni di danno oculare da UV7. Gli stessi autori ricordano che il tempo all’aperto è prezioso contro la miopia, e che servono occhiali capaci di proteggere dagli UV senza togliere ai bambini la luce del giorno7.
Nella realtà gli occhiali da sole si usano poco. Un’indagine tedesca su dati del 2020 e del 2021 ha trovato che li porta sempre o spesso, quando sta all’aperto d’estate per più di dieci minuti, il 50,6% degli adulti, il 31,0% di chi lavora all’aperto, il 44,3% di chi fa sport all’aperto e il 12,5% dei bambini9. L’uso era meno frequente nei più giovani, negli uomini e in chi aveva studiato meno9.
Le indicazioni dell’OMS per ridurre l’esposizione ai raggi UV comprendono occhiali da sole avvolgenti che filtrino quasi del tutto gli UV-A e gli UV-B, il cappello a tesa larga, l’ombra e meno tempo al sole nelle ore centrali; le misure di protezione sono raccomandate quando l’indice UV arriva a 3 o più1.
Quando parlarne con l’oculista
- Occhi molto doloranti e arrossati qualche ora dopo una giornata sulla neve, in barca o al mare senza protezioni: può essere una fotocheratite, che va valutata da un medico o da un oculista3,4.
- Una macchia che cresce sul bianco dell’occhio, verso la cornea, o che si arrossa spesso: potrebbe essere un pterigio, che l’oculista può riconoscere con una visita.
Domande frequenti
Gli occhiali da sole più scuri proteggono di più dai raggi UV?
No, non necessariamente. La categoria da 0 a 4 indica quanta luce visibile passa, non da sola quanto filtrano gli UV8, e una lente scura riduce il riflesso di strizzare gli occhi7. Conta il filtro UV, che si può dare per certo solo con un prodotto certificato8.
Le lenti polarizzate proteggono di più dagli UV?
La polarizzazione riduce i riflessi, non i raggi ultravioletti: sono due caratteristiche diverse. Una lente polarizzata può avere o non avere un buon filtro UV, e anche qui conta la certificazione8.
I bambini hanno bisogno degli occhiali da sole?
Secondo una revisione, segni di danno oculare da UV compaiono già nell’infanzia7, mentre in Germania solo un bambino su otto porta spesso gli occhiali da sole in estate9. Le indicazioni dell’OMS sulla protezione dal sole valgono anche per loro1, senza rinunciare al tempo all’aperto.
Gli occhiali da vista con filtro UV bastano?
Secondo una revisione, occhiali da vista e lenti a contatto che bloccano gli UV sono anch’essi misure efficaci2. Resta da considerare la luce che arriva di lato, che una montatura piccola lascia passare6,7.
Gli occhiali da sole non sono un accessorio neutro: una buona lente filtra gli UV, una lente solo scura può dare una falsa sicurezza. Per il pterigio l’associazione è stata misurata5; per la maculopatia le prove non bastano2. Sono una delle protezioni che l’OMS indica, insieme al cappello e all’ombra1. Guardare il sole durante un’eclissi è un’altra storia, che raccontiamo nell’articolo sull’eclissi.
Fonti
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I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).


