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Eclissi di sole: come guardarla senza danni alla retina

Durante un’eclissi il Sole sembra più docile, ma la sua luce può lasciare sulla retina un danno che non fa male. Che cosa hanno visto i medici dopo le eclissi degli ultimi decenni e perché le protezioni di fortuna non bastano.

A cura della redazioneAggiornato il 9 min di lettura9 studi e fonti citatiTesto generato con l'IA
Illustrazione Guardando il Sole in eclissi senza protezione, la luce si concentra sulla macula e la danneggia senza dare dolore. Con occhiali da eclissi a norma, alla retina arriva solo una luce debolissima.

Quando la Luna comincia a coprire il Sole, la luce del giorno cambia, le ombre si fanno nitide e viene voglia di alzare lo sguardo. È il momento in cui gli oculisti si preoccupano. Guardare il Sole direttamente, anche quando è in parte coperto, può danneggiare la retina, il sottile strato di cellule sul fondo dell’occhio che trasforma la luce in immagini. E il danno non fa male.

Si chiama retinopatia solare, o retinopatia da eclissi quando nasce così: una lesione della macula, la piccola zona centrale della retina che serve per leggere e riconoscere i volti, provocata da un processo fotochimico2. Sapere come proteggere gli occhi dall’eclissi conta perché, una volta avvenuto il danno, non esiste una terapia di efficacia dimostrata6.

In breve

  • Guardare il Sole durante un’eclissi può danneggiare la macula, la parte centrale della retina: è la retinopatia solare1,2.
  • Il danno non dà dolore; i sintomi più comuni sono una macchia o una zona sfocata al centro della vista e linee che appaiono deformate6.
  • Dopo l’eclissi del 1999 nel Regno Unito sono stati segnalati 70 casi; a sei mesi nessuno riferiva ancora una perdita della vista2.
  • In altre serie di casi, piccole macchie centrali sono rimaste per mesi o per anni, anche quando la vista misurata era tornata buona3,5,6.
  • Le protezioni di fortuna non hanno evitato il danno in diversi casi descritti: la prevenzione resta lo strumento principale1,3,4.
In questo articolo
  1. Che cos’è la retinopatia solare
  2. Perché non fa male mentre succede
  3. Che cosa hanno visto i medici dopo le eclissi
  4. Come proteggere gli occhi dall’eclissi
  5. Domande frequenti
  6. Fonti

Che cos’è la retinopatia solare

La luce intensa del Sole, concentrata dal cristallino come da una lente d’ingrandimento, arriva su un punto preciso della retina, la fovea, al centro della macula. Lì si trovano i fotorecettori che servono per la visione più fine. Una revisione del 2018 descrive il danno a carico degli strati esterni della retina, cioè dei fotorecettori e dell’epitelio pigmentato che li sostiene, e ricorda che colpisce spesso persone giovani, con il cristallino ancora trasparente, che hanno osservato un’eclissi1.

Per la diagnosi l’esame più usato è la tomografia a coerenza ottica, l’OCT, che mostra la lesione strato per strato anche quando la persona non ricorda di aver guardato il Sole1.

Perché non fa male mentre succede

La retina non ha recettori del dolore. Per questo il danno non si sente mentre avviene: niente bruciore, niente segnale che spinga a distogliere lo sguardo. I disturbi compaiono dopo, e sono soprattutto una macchia scura o sfocata al centro del campo visivo (gli oculisti la chiamano scotoma), una vista annebbiata e linee dritte che sembrano storte6. Dopo l’eclissi del 1999 nel Regno Unito, metà delle persone colpite si è presentata dall’oculista entro due giorni2.

Quanto il danno sia esteso dipende anche da come si è guardato il Sole. In una serie di 21 casi seguiti in India dopo l’eclissi del 1995, le lesioni al centro della retina erano legate alla durata dell’osservazione e a quante volte la persona aveva guardato4.

Che cosa hanno visto i medici dopo le eclissi

Le eclissi sono eventi annunciati, e questo ha permesso ai medici di raccogliere i casi in modo sistematico.

Lo studio

L’eclissi del 1999 nel Regno Unito

Dopo l’eclissi totale dell’11 agosto 1999, gli oculisti britannici hanno segnalato per tre mesi, da luglio a settembre, tutti i casi di disturbi visivi dovuti all’osservazione del Sole, con un questionario iniziale e uno a sei mesi. Sono stati registrati 70 casi, con un’età media di 29,5 anni; nell’84% la macula appariva alterata alla prima visita. A sei mesi nessuno riferiva ancora una perdita della vista o dei sintomi. Gli autori attribuiscono il numero contenuto di casi anche alle campagne di informazione che avevano preceduto l’eclissi2.

Non tutte le esperienze sono state così favorevoli. In Polonia, dopo l’eclissi del 1996, 21 persone (33 occhi) sono state visitate per disturbi della vista; tutte avevano una piccola macchia centrale e una vista ridotta alla prima visita. Delle 11 ricontrollate, dopo sette-otto settimane dieci occhi vedevano ancora 5/10 e due meno di 2/10, e in tutti questi la piccola macchia centrale persisteva. Secondo gli autori, guardare l’eclissi può causare danni irreversibili anche usando protezioni rudimentali3. Gli autori sottolineano che una vista tornata normale non significa per forza una guarigione completa, perché la macchia può restare3.

Lo stesso emerge dai bambini. In Australia, tre bambini di 8, 10 e 11 anni che avevano guardato il Sole durante un’eclissi parziale e il passaggio di Venere davanti al Sole, nel 2012, avevano danni evidenti all’OCT in tutti gli occhi colpiti, anche quando la vista era normale; in alcuni le alterazioni erano ancora presenti dopo cinque mesi5.

Il quadro a lungo termine lo descrive una serie irlandese: quattro giovani donne, sette occhi, seguite in media per quasi sei anni. La vista è migliorata in tutti gli occhi, con un guadagno mediano di 12 lettere sulla tabella, ma gli autori riportano anche macchie centrali persistenti, a volte invalidanti6. Una revisione del 2018 riassume così: la maggior parte delle persone recupera, ma una quota significativa resta con una vista ridotta o con piccole macchie centrali per tutta la vita1. E il danno può restare a lungo senza nome: in Danimarca è stato descritto il caso di una retinopatia da eclissi riconosciuta più di 30 anni dopo8.

Un ultimo dato aiuta a mettere le cose in proporzione. Negli Stati Uniti, tra il 2012 e il 2024, in una banca dati di oltre un milione di pazienti, sono state diagnosticate 555 retinopatie solari, in media circa 45 all’anno, senza un aumento significativo negli anni delle eclissi7. È una malattia rara; ma è anche, quasi sempre, evitabile.

Come proteggere gli occhi dall’eclissi

Le revisioni concordano su un punto: la prevenzione passa dall’informazione e dalla scelta tra non guardare il Sole direttamente oppure farlo con una protezione adeguata1. Dopo l’eclissi del 1999 gli autori britannici hanno attribuito il numero contenuto di danni proprio alle campagne di informazione2.

Che cosa sia una protezione adeguata lo dicono, per contrasto, i casi descritti. In India, 6 delle 21 persone con danni alla retina avevano usato dispositivi per l’osservazione, che non le avevano protette abbastanza4; in Polonia il danno era comparso nonostante protezioni rudimentali3. Vetri anneriti, pellicole, occhiali da sole o filtri improvvisati non sono pensati per guardare il Sole.

Esistono invece filtri prodotti apposta per l’osservazione diretta del Sole, conformi a una norma internazionale specifica, la ISO 12312-29, e metodi indiretti, come proiettare l’immagine del Sole su un foglio attraverso un piccolo foro. Binocoli, cannocchiali e macchine fotografiche concentrano la luce: puntati sul Sole richiedono un filtro solare montato davanti all’obiettivo. Gli occhiali da sole servono per la luce del giorno, e li raccontiamo nell’articolo sugli occhiali da sole.

Quando un’eclissi è visibile dall’Europa, l’attenzione dei giornali e la curiosità aumentano, soprattutto tra i ragazzi. I casi descritti nei bambini e nei giovani adulti1,5,6 sono un buon motivo per parlarne prima, a casa e a scuola.

Quando parlarne con l’oculista

  • Nei giorni dopo un’eclissi: una macchia scura o sfocata al centro della vista, linee dritte che sembrano storte, difficoltà a leggere. Sono i sintomi tipici della retinopatia solare: parlane presto con un oculista, che può controllare la macula con l’OCT1,6.
  • Nei bambini: il danno è stato trovato all’OCT anche quando la vista misurata era normale5. Se un bambino ha guardato il Sole, è un motivo per parlarne con l’oculista anche senza disturbi evidenti.
  • Chiama il 112 o vai al pronto soccorso per una perdita della vista improvvisa e importante: trovi gli altri segnali nella pagina sulle urgenze e nell’articolo sulla vista offuscata.

Domande frequenti

Si può guardare l’eclissi con gli occhiali da sole?

No: gli occhiali da sole servono per la luce del giorno, non per guardare il Sole. Nei casi descritti dopo le eclissi, anche chi aveva usato protezioni rudimentali o dispositivi improvvisati ha riportato danni alla retina3,4.

Quanto tempo basta per danneggiare la retina guardando il Sole?

Gli studi che abbiamo letto non indicano una soglia sicura. Mostrano però che le lesioni erano più estese quando l’osservazione era durata di più ed era stata ripetuta4.

La retinopatia solare passa da sola?

Spesso migliora: dopo l’eclissi del 1999 nel Regno Unito nessuno riferiva sintomi a sei mesi2. In altri casi piccole macchie centrali sono rimaste per mesi o anni, anche con una buona vista misurata3,6.

Esiste una cura per la retinopatia solare?

Non esiste una terapia di efficacia dimostrata: la vista può migliorare da sola, ma non sempre del tutto6. Per questo le revisioni insistono sulla prevenzione1.

Un’eclissi è uno spettacolo raro e vale la pena viverlo. I casi raccolti negli ultimi trent’anni dicono che il rischio per la retina è reale ma evitabile: dipende da come si guarda, e da quanto se ne è parlato prima1,2.

Fonti

  1. Begaj T, Schaal S. Sunlight and ultraviolet radiation-pertinent retinal implications and current management. Surv Ophthalmol. 2018;63(2):174-192. doi:10.1016/j.survophthal.2017.09.002 · PubMed 28923583
  2. Michaelides M, Rajendram R, Marshall J, Keightley S. Eclipse retinopathy. Eye (Lond). 2001;15(Pt 2):148-51. doi:10.1038/eye.2001.49 · PubMed 11339579
  3. Kawa P, Mańkowska A, Mackiewicz J, Zagórski Z. [Solar retinopathy]. Klin Oczna. 1998;100(4):235-7. PubMed 9770984
  4. Verma L, Sharma N, Tewari HK, Gupta S. Retinopathy after solar eclipse, 1995. Natl Med J India. 1996;9(6):266-7. PubMed 9111785
  5. Gregory-Roberts E, Chen Y, Harper CA, Ong T, Maclean MA, Fagan XJ, et al. Solar retinopathy in children. J AAPOS. 2015;19(4):349-51. doi:10.1016/j.jaapos.2015.05.009 · PubMed 26239209
  6. Stephenson KAJ, Stephenson GR, Forristal MT, Moran S, O’Donoghue E. Long-term anatomical and functional findings of solar maculopathy. Ir J Med Sci. 2024;193(1):435-441. doi:10.1007/s11845-023-03434-2 · PubMed 37380832
  7. Dihan QA, Brown AD, Alshammari N, Shakarchi AF, Chauhan MZ, Sallam AB. Eye on the Eclipse: Demographic Trends in Solar Retinopathy From 2012 to 2024. J Vitreoretin Dis. 2026. doi:10.1177/24741264261447500 · PubMed 42164909 · PMC
  8. Johannessen S, Høgsbro M. [Eclipse retinopathy]. Ugeskr Laeger. 2014;176(46). PubMed 25394922
  9. ISO. ISO 12312-2:2015 Eye and face protection — Sunglasses and related eyewear — Part 2: Filters for direct observation of the sun. 2015. iso.org

I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).

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