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Atrofia geografica: le nuove terapie e le decisioni dei regolatori

Due farmaci rallentano la crescita delle lesioni nella forma secca avanzata della maculopatia, ma in Europa non sono stati autorizzati. Che cosa mostrano gli studi e perché l’EMA ha detto no.

A cura della redazioneAggiornato il 10 min di lettura10 studi e fonti citatiTesto generato con l'IA
Illustrazione Nella macula, una chiazza di atrofia che si allarga nel tempo. Due farmaci iniettati nell'occhio ne hanno rallentato un po' la crescita (il contorno più piccolo), senza un beneficio dimostrato sulla vista; nell'Unione europea non sono autorizzati.

Negli Stati Uniti la forma secca avanzata della maculopatia ha avuto il suo primo farmaco approvato1. In Europa la stessa molecola ha ricevuto nel 2024 un parere negativo dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA), confermato dopo un riesame2. Per un secondo farmaco con un meccanismo simile, l’azienda ha ritirato la domanda di autorizzazione prima della decisione9.

Due agenzie, due risposte, e una domanda di fondo: che cosa deve dimostrare un farmaco per la degenerazione maculare atrofica, chiamata atrofia geografica? Negli studi questi farmaci hanno rallentato davvero la crescita delle lesioni nella retina, ma i principali indicatori della funzione visiva non sono cambiati1,6.

In breve

  • L’atrofia geografica è la forma secca avanzata della maculopatia: zone della retina centrale smettono di funzionare e si allargano nel tempo3.
  • Due farmaci iniettati nell’occhio, che frenano una parte del sistema immunitario chiamata complemento, hanno rallentato la crescita delle lesioni del 14–22% in due anni rispetto a iniezioni simulate1,5.
  • Negli studi principali non hanno mostrato differenze nella funzione visiva, e hanno aumentato i casi di forma umida1,6.
  • L’EMA ha dato parere negativo al primo farmaco nel 2024; per il secondo l’azienda ha ritirato la domanda quando il parere provvisorio era sfavorevole2,9.
  • Nell’Unione europea, quindi, nessuno dei due farmaci è autorizzato; la ricerca continua2,9.
In questo articolo
  1. Che cos’è la degenerazione maculare atrofica
  2. I farmaci che frenano il complemento
  3. La vista, il punto debole
  4. Perché l’EMA ha detto no
  5. Che cosa significa per i pazienti europei
  6. Domande frequenti
  7. Fonti

Che cos’è la degenerazione maculare atrofica

Nella maculopatia legata all’età le forme avanzate sono due: quella umida, con vasi anomali che perdono liquido, e quella secca avanzata, l’atrofia geografica. In quest’ultima, aree della retina centrale si assottigliano e smettono di funzionare; nelle immagini del fondo dell’occhio appaiono come chiazze dai bordi netti, simili a regioni su una carta geografica. Abbiamo descritto le due forme e i loro sintomi nell’articolo sulla maculopatia.

Come evolve lo mostrano i dati di AREDS2, un grande studio americano su persone con maculopatia legata all’età3. Tra gli occhi che all’inizio non l’avevano, l’atrofia geografica è comparsa nel 19% entro cinque anni. All’inizio dello studio due lesioni su tre non toccavano il centro esatto della macula, la fovea; ma quando l’atrofia nasceva fuori dal centro, in quattro anni arrivava a coinvolgerlo nel 57% degli occhi. Gli autori descrivono un allargamento che non si arresta e che porta a una rapida perdita della visione centrale. Negli occhi con atrofia di nuova comparsa, inoltre, il rischio di sviluppare anche la forma umida era del 29% in quattro anni3.

I farmaci che frenano il complemento

Il complemento è una parte del sistema immunitario: una cascata di proteine che si attivano l’una dopo l’altra. Diverse ricerche indicano che una sua regolazione difettosa abbia un ruolo centrale nell’atrofia geografica, e i due farmaci di cui parliamo agiscono proprio qui: il pegcetacoplan blocca la proteina C3, l’avacincaptad pegol la proteina C54. Entrambi si iniettano nell’occhio, ogni mese o ogni due mesi1,5.

Lo studio

OAKS e DERBY: la lesione cresce più lentamente, la vista no

Due studi gemelli di fase 3, randomizzati e in doppio cieco, hanno arruolato in tutto 1.258 persone con atrofia geografica, assegnate a iniezioni di pegcetacoplan ogni mese, ogni due mesi oppure a iniezioni simulate1. A 12 mesi il farmaco rallentava la crescita della lesione in uno dei due studi, mentre nell’altro la differenza non era statisticamente significativa. A 24 mesi la crescita era più lenta del 22% e del 18% nel primo studio, del 19% e del 16% nel secondo, rispetto alle iniezioni simulate: in valore assoluto, tra 0,63 e 0,90 millimetri quadrati di lesione in meno in due anni. Non ci sono state differenze negli indicatori principali della funzione visiva. La forma umida è comparsa nell’11–13% di chi riceveva il farmaco ogni mese, nel 6–8% di chi lo riceveva ogni due mesi e nel 2–4% del gruppo di controllo1.

Il secondo farmaco è stato messo alla prova nello studio GATHER2: 447 persone con un’atrofia che non toccava ancora il centro della macula, assegnate a caso a iniezioni mensili o simulate per un anno; nel secondo anno chi era trattato è stato diviso tra iniezioni ogni mese e ogni due mesi5. In due anni la lesione è cresciuta in media di 4,46 millimetri quadrati con le iniezioni mensili e di 4,20 con quelle ogni due mesi, contro 5,18 con le iniezioni simulate: una differenza del 14 e del 19%5. La neovascolarizzazione, cioè l’inizio della forma umida, ha riguardato l’11,6% dei trattati e il 9% del gruppo di controllo5.

La vista, il punto debole

Una revisione sistematica «vivente», aggiornata man mano che escono nuovi studi, ha riassunto i risultati dei due farmaci: l’inibizione di C3 o C5 probabilmente riduce la crescita delle lesioni, ma probabilmente non cambia l’acuità visiva a 12 mesi, e a 24 mesi le prove sono incerte6. Gli effetti indesiderati nell’occhio sono più frequenti che con le iniezioni simulate e il trattamento probabilmente aumenta i casi di forma umida, mentre quelli sul resto dell’organismo sono simili6.

Alcune analisi successive cercano segnali sulla funzione visiva. Nei due studi GATHER, un’analisi a posteriori ha trovato che in 12 mesi aveva perso 15 lettere o più il 4,0% degli occhi trattati contro il 7,6% di quelli con iniezioni simulate, e che meno occhi trattati scendevano sotto la soglia di vista richiesta per guidare7. Nell’estensione GALE del primo farmaco, in aperto e confrontata con una proiezione anziché con un gruppo di controllo, la riduzione della crescita delle lesioni è arrivata fino al 32%, e a 36 mesi si contavano il 18% in meno di nuovi punti ciechi nella macula, misurati con la microperimetria8. Sono dati interessanti, ma un’analisi a posteriori e un’estensione senza gruppo di controllo vanno lette con prudenza.

Perché l’EMA ha detto no

Il 27 giugno 2024 l’EMA ha espresso un parere negativo sulla domanda di autorizzazione del pegcetacoplan; l’azienda ha chiesto un riesame e il 19 settembre 2024 il parere negativo è stato confermato, con il rifiuto dell’autorizzazione a dicembre2. Nella sua valutazione pubblica l’Agenzia riconosce che gli studi mostrano un rallentamento della crescita delle lesioni, ma ritiene che non abbia portato a benefici clinicamente rilevanti per i pazienti: un effetto sulla vita di tutti i giorni, negli studi, non si è visto. A questo si aggiunge il rischio significativo di effetti indesiderati legato a iniezioni regolari nell’occhio, compresa la comparsa di altre forme di maculopatia o di infiammazioni. Per questo, secondo l’EMA, non è stato possibile stabilire un bilancio positivo tra benefici e rischi2.

Per l’avacincaptad pegol la storia si è chiusa prima: l’azienda ha ritirato la domanda il 24 ottobre 2024, quando il parere provvisorio dell’EMA era che il farmaco non potesse essere autorizzato9. Anche in questo caso l’Agenzia ha riconosciuto il rallentamento delle lesioni, ma ha ritenuto che non si traducesse in benefici clinicamente rilevanti sulla funzione visiva; l’azienda ha motivato il ritiro con i dubbi dell’Agenzia sull’efficacia9. Per chi partecipa agli studi clinici con questi farmaci, entrambe le aziende hanno comunicato all’EMA che non ci sono conseguenze2,9.

Che cosa significa per i pazienti europei

In pratica, nell’Unione europea nessuno dei due farmaci è autorizzato per l’atrofia geografica2,9. Negli Stati Uniti il pegcetacoplan è stato approvato1; in Europa l’Agenzia ha chiesto la prova di un beneficio che i pazienti possano percepire, e restano aperte le domande sugli effetti sulla vista e sulla sicurezza2,4.

Per chi ha un’atrofia geografica questo non significa che non ci sia nulla da fare. L’oculista segue l’evoluzione della malattia e controlla che non compaia la forma umida, che invece si tratta con le iniezioni anti-VEGF3. Per le difficoltà della vita quotidiana esiste la riabilitazione visiva, di cui parliamo nell’articolo Con la maculopatia si diventa ciechi?.

Quando parlarne con l’oculista

  • Se hai un’atrofia geografica e noti un peggioramento rapido, linee che diventano storte o una macchia scura nuova: parlane presto con l’oculista, perché potrebbe essere comparsa la forma umida, che si tratta3.
  • Se ti interessa partecipare a uno studio clinico: l’oculista può dirti se ce ne sono di adatti al tuo caso.
  • Se leggere, riconoscere i volti o muoverti in casa è diventato difficile: chiedi informazioni sui servizi di riabilitazione visiva dove vivi.

Domande frequenti

L’atrofia geografica si può curare?

Nell’Unione europea i due farmaci studiati non sono autorizzati2,9. Negli studi rallentano la crescita delle lesioni, ma probabilmente non cambiano l’acuità visiva1,6: non fanno tornare la vista già persa.

Perché negli Stati Uniti il farmaco è approvato e in Europa no?

Negli Stati Uniti il farmaco è stato approvato sulla base di studi che ne mostravano l’effetto sulle lesioni1; l’EMA ha ritenuto che, senza un beneficio clinicamente rilevante per i pazienti e con i rischi delle iniezioni ripetute, il bilancio non fosse positivo2.

Quanto velocemente peggiora l’atrofia geografica?

Dipende dalle lesioni. In AREDS2 crescevano più in fretta quelle lontane dal centro, quelle formate da più chiazze, quelle di dimensioni intermedie e quando erano colpiti entrambi gli occhi3.

Gli integratori servono nell’atrofia geografica?

Un’analisi a posteriori degli studi AREDS e AREDS2, su circa 1.200 persone con atrofia, ha trovato che gli integratori studiati rallentavano l’avanzamento dell’atrofia verso il centro della macula, ma non l’allargamento complessivo della lesione10. Ne parliamo nell’articolo su AREDS e AREDS2.

La vicenda mostra che cosa chiedono i regolatori europei: non basta che le immagini della retina cambino, serve che chi è malato se ne accorga nella vita di tutti i giorni2,9. Finora i farmaci studiati non hanno superato questa soglia; diranno gli studi dei prossimi anni se un trattamento ci riuscirà.

Fonti

  1. Heier JS, Lad EM, Holz FG, Rosenfeld PJ, Guymer RH, Boyer D, et al. Pegcetacoplan for the treatment of geographic atrophy secondary to age-related macular degeneration (OAKS and DERBY): two multicentre, randomised, double-masked, sham-controlled, phase 3 trials. Lancet. 2023;402(10411):1434-1448. doi:10.1016/S0140-6736(23)01520-9 · PubMed 37865470
  2. Agenzia europea per i medicinali (EMA). Valutazione pubblica europea (EPAR): pegcetacoplan per l’atrofia geografica, parere negativo. 2024. ema.europa.eu
  3. Keenan TD, Agrón E, Domalpally A, Clemons TE, van Asten F, Wong WT, et al. Progression of Geographic Atrophy in Age-related Macular Degeneration: AREDS2 Report Number 16. Ophthalmology. 2018;125(12):1913-1928. doi:10.1016/j.ophtha.2018.05.028 · PubMed 30060980 · PMC
  4. Orozco Loaiza G, Alfaro Guerra MJ, Murillo Sotela A, Villalobos Villalobos P. Complement Inhibition in Geographic Atrophy: Clinical Evidence for Pegcetacoplan and Avacincaptad Pegol. Cureus. 2026;18(5):e109282. doi:10.7759/cureus.109282 · PubMed 42326286 · PMC
  5. Khanani AM, Danzig CJ, Heier JS, Jaffe GJ, Kaiser PK, Lally DR, et al. Avacincaptad Pegol for Geographic Atrophy Secondary to Age-Related Macular Degeneration: Two-Year Efficacy and Safety Results from the GATHER2 Phase 3 Trial. Ophthalmology. 2026;133(4):451-465. doi:10.1016/j.ophtha.2025.12.011 · PubMed 41407269
  6. Garg A, Nanji K, Tai F, Phillips M, Zeraatkar D, Garg SJ, et al. The effect of complement C3 or C5 inhibition on geographic atrophy secondary to age-related macular degeneration: A living systematic review and meta-analysis. Surv Ophthalmol. 2024;69(3):349-361. doi:10.1016/j.survophthal.2023.11.008 · PubMed 38008405
  7. Danzig CJ, Khanani AM, Kaiser PK, Chang MA, Kovach JL, Lally DR, et al. Vision Loss Reduction with Avacincaptad Pegol for Geographic Atrophy: A 12-Month Post Hoc Analysis of the GATHER1 and GATHER2 Trials. Ophthalmol Retina. 2024;8(11):1052-1060. doi:10.1016/j.oret.2024.04.023 · PubMed 38719191
  8. Wykoff CC, Holz FG, Chiang A, Boyer D, Dhoot DS, Loewenstein A, et al. Pegcetacoplan Treatment for Geographic Atrophy in Age-Related Macular Degeneration Over 36 Months: Data From OAKS, DERBY, and GALE. Am J Ophthalmol. 2025;276:350-364. doi:10.1016/j.ajo.2025.04.016 · PubMed 40280279
  9. Agenzia europea per i medicinali (EMA). Avacincaptad pegol per l’atrofia geografica: ritiro della domanda di autorizzazione. 2025. ema.europa.eu
  10. Keenan TDL, Agrón E, Keane PA, Domalpally A, Chew EY, Age-Related Eye Disease Study Research Group, et al. Oral Antioxidant and Lutein/Zeaxanthin Supplements Slow Geographic Atrophy Progression to the Fovea in Age-Related Macular Degeneration. Ophthalmology. 2025;132(1):14-29. doi:10.1016/j.ophtha.2024.07.014 · PubMed 39025435 · PMC

I titoli degli studi sono nella lingua originale di pubblicazione. I numeri in apice nel testo rimandano a queste fonti; i dati delle citazioni vengono da PubMed (National Library of Medicine).

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